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L’aumento dei buoni pasto è ufficiale. Con la Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025, Art. 1, Comma 14), la soglia esentasse giornaliera dei buoni pasto digitali e elettronici è aumentata da 8 a 10 euro. Si tratta di una novità importante in ottica di welfare aziendale che interessa tante organizzazioni che investono in questo ambito. Ma andiamo con ordine.

Solo digitale e niente automatismi: due cose da sapere

Prima di approfondire gli effetti che questa novità avrà su imprese, lavoratori e lavoratrici occorre fare due premesse.

In primo luogo, è bene sottolineare che questo aumento della soglia riguarda esclusivamente i buoni pasto digitali (spesi tramite app) e elettronici (spesi tramite card): per i buoni pasto cartacei il limite defiscalizzato resta a 4 euro al giorno. È una differenza che si spiega facilmente: l’obiettivo è quello di “spingere” verso una sempre maggiore digitalizzazione di questi strumenti, in modo da avere maggiore tracciabilità e standard di controllo più elevati.

Il secondo tema riguarda invece un aspetto non sempre chiaro: questo aumento non è automatico, ma spetta alle imprese adeguare o meno il valore nominale dei buoni. Il Legislatore ha, di fatto, elevato il tetto di esenzione fiscale ma non obbliga le imprese a incrementare il valore giornaliero dei ticket. Dovranno essere le singole organizzazioni a decidere di sfruttare o meno questa possibilità.

Come dovrebbe cambiare il mercato dei buoni pasto

Ma quali saranno gli effetti di questa novità normativa sul mercato dei buoni pasto?

Come vi abbiamo raccontato qui, nei mesi scorsi TEHA – The European House Ambrosetti ha realizzato per Edenred Italia uno studio per stimare l’impatto di un aumento dei buoni pasto a 10 euro l’anno. Secondo TEHA, lo Stato dovrà sostenere un costo legato alle mancate entrate fiscali pari a circa 75-90 milioni di euro. Questo, secondo le stime, sarà però ampiamente compensato dall’IVA generata dai maggiori consumi, pari a 170-200 milioni. Il beneficio netto per l’Erario potrebbe dunque valere tra i 95 e i 110 milioni di euro annui.

Anche SDA Bocconi, come segnalavamo qui ha stimato l’impatto di questo innalzamento della soglia dei buoni pasto. Per i ricercatori della Bocconi l’aumento a 10 euro dei ticket potrebbe generare effetti positivi che riguardano, in primo luogo, l’incremento dei consumi per oltre 1 miliardo di euro. A questo si legherebbe un aumento di fatturato per gli esercenti di oltre 300 milioni di euro e la creazione di circa 14.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi anni. Rispetto a TEHA, invece, è più bassa la stima sull’aumento legato al gettito IVA, che dovrebbe essere di 25 milioni.

Cosa cambia per imprese e lavoratori

Come detto le imprese non sono tenute ad adeguare la soglia da 8 a 10 euro, ma poiché i buoni pasto godono di esenzione fiscale è probabile che molte organizzazioni sceglieranno di seguire questa strada per integrare le retribuzioni.

Come spesso evidenziato sia dalla stampa sia dalle ricerche sul tema, la questione salariale è un tema centrale per l’Italia. Nonostante l’aumento di occupati, negli ultimi anni il valore reale degli stipendi di italiane e italiane è progressivamente diminuito. Questo dipende da due fenomeni principali. Da un lato vi è stata una crescita minima degli importi degli stipendi nel corso degli ultimi 25 anni; dall’altro, si è assistito – soprattutto nel periodo post-Covid – a una forte spirale inflattiva che ha ridotto il potere di acquisto delle persone.

In questo quadro, l’aumento dei buoni può rappresentare una modalità con cui sostenere la capacità di spesa di lavoratori e lavoratrici dipendenti. Se ipotizziamo che un’azienda voglia aumentare da 8 a 10 euro il valore dei propri buoni pasto, considerando un anno lavorativo medio di 220 giornate, si può arrivare a un incremento di 440 euro l’anno. In totale, quindi, le realtà che concedono 10 euro di ticket per ogni dipendente possono arrivare a garantire un valore massimo esentasse pari a 2.200 euro (contro i 1.760 euro del limite precedente a 8 euro).

La soddisfazione degli operatori

ANSEB, l’Associazione Nazionale Società Emettitrici di Buoni Pasto, attraverso il suo presidente Matteo Orlandini, esprimepieno apprezzamento per la misura contenuta nella Legge di Bilancio 2026 che rafforza il ruolo di questo strumento come leva strategica di welfare aziendale”.

Il buono pasto è oggi il benefit più diffuso e rappresenta un supporto quotidiano per oltre 3,5 milioni di persone, oltre che una componente significativa del fatturato per bar, ristoranti e distribuzione organizzata. L’adeguamento a 10 euro va nella direzione giusta: rende più competitivo il sistema delle imprese, sostiene i pubblici esercizi e attiva un effetto moltiplicatore sui consumi, contribuendo a rimettere al centro l’economia reale e i bisogni delle famiglie”, conclude Orlandini.

Ora sarà interessante osservare come si muoveranno le aziende nei prossimi mesi e quali saranno gli effetti di questo cambiamento sui loro piani di welfare. L’auspicio è che questo incremento porti a una maggiore attenzione delle organizzazioni verso le opportunità di welfare aziendale, in senso più ampio. Come spesso evidenziamo, la speranza è che questo dibattito sui buoni pasto porti le realtà produttive anche a investire verso servizi e prestazioni di welfare di natura sociale e legate alla conciliazione vita-famiglia-lavoro.

La strada sembra quella giusta. Staremo a vedere.

 

Foto di copertina: Jonas Leupe, Unsplash.com