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Come abbiamo riportato in questo nostro recente articolo, per la Ministra delle pari opportunità Elena Bonetti il welfare aziendale è “strategico“. E lo è non solo in termini di innovazione dei rapporti di lavoro, ma soprattutto in tema di work-life balance.

Nel nostro Paese la difficoltà di conciliare è infatti un fattore importante nello spiegare i sempre più bassi tassi di natalità nazionali. Migliorare l’equilibrio tra vita e lavoro, soprattutto per le donne che svolgono ancora una quota maggioritaria dei compiti familiari e di cura, è quindi cruciale.

Il bando #Riparto del Dipartimento per la famiglia

Per questa ragione il Dipartimento per le politiche per la famiglia ha pubblicato il bando #Riparto. L’intervento, che prevede uno stanziamento di 50 milioni di euro, è finalizzato a promuovere percorsi di welfare avviati dalle imprese.

In particolare i progetti che vogliono essere sostenuti dovranno avere come destinatarie le madri-lavoratrici. Come si legge dal sito del Dipartimento, “l’iniziativa ha il fine di sostenere il ritorno al lavoro delle lavoratrici madri dopo l’esperienza del parto, anche attraverso l’armonizzazione dei tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia, mediante il finanziamento di progettualità proposte dalle imprese, che siano in grado di fornire un sistema integrato di strumenti atti a favorire la risoluzione di problemi comuni alle lavoratrici madri dopo l’arrivo di un figlio“.

L’Avviso evidenzia nello specifico tre aree di intervento su cui le aziende possono intervenire:

  • azioni riguardanti l’armonizzazione della vita privata e lavorativa;
  • incentivi economici finalizzati al rientro al lavoro dopo il parto o l’adozione;
  • interventi riguardanti la formazione e l’aggiornamento per l’accompagnamento al rientro al lavoro dopo il parto o l’adozione.

Potranno presentare un progetto imprese, consorzi e gruppi di società, anche in rete tra loro. È quindi prevista la possibilità di costituire un’associazione temporanea di scopo (ATS), un’associazione temporanea d’impresa (ATI) oppure di sottoscrivere un contratto di rete.

Le risorse che potranno essere richieste variano in base al numero di collaboratori delle aziende. Il budget può variare da 15.000 euro a 50.000 per le imprese con meno di 10 dipendenti; potrà arrivare invece fino a 1 milione di euro per quelle con oltre 250 dipendenti. Sarà possibile presentare il progetto fino al 5 settembre 2022.

Una procedura più snella di #Conciliamo?

Rispetto al bando #Conciliamo le procedure per partecipare sembrano effettivamente più snelle. Inoltre questa volta il Dipartimento ha cercato di coinvolgere sin dal principio anche le micro e piccole imprese, che inizialmente erano state escluse da #Conciliamo. E questa è senz’altro una scelta corretta e coerente con la composizione del sistema economico e produttivo italiano, fatto per oltre il 95% da organizzazioni con meno di 50 dipendenti.

Evidentemente sono stati fatti alcuni passi in avanti su questo fronte. Speriamo che il bando #Riparto non debba però affrontare lo stesso travagliato percorso del suo predecessore, il quale ha subito una serie di ritardi dovuti sia alla pandemia sia alla necessità di riprogettazione dell’Avviso.

Qualche dubbio sulla logica di #Riparto

Detto questo, ci permettiamo di avanzare qualche perplessità sul fatto che il nuovo bando #Riaprto si concentri quasi esclusivamente sul sostegno alle lavoratrici madri, piuttosto che sul tema – di fatto più ampio – della genitorialità. Sicuramente la questione della scarsa occupazione femminile è molto rilevante nel nostro Paese e il welfare aziendale può essere un pezzo di quel puzzle di misure e interventi capace di aiutare le donne con figli che vogliono continuare a lavorare dopo il parto.

Il bando #Riparto non considera però una questione rilevante: le misure di work-life balance dovrebbero riguardare anche i papà. Questo elemento è fondamentale per perseguire una sempre maggiore parità tra i generi e una più equa distribuzione, all’interno delle coppie, del lavoro retribuito e non retribuito facendo in modo che i padri siano più coinvolti nel lavoro di cura.

Tradizionalmente, in Italia i carichi di cura riguardanti la famiglia ricadono infatti quasi totalmente sulle donne. La promozione di più numerosi ed efficaci congedi di paternità e altre misure per la genitorialità potrebbe favorire un cambiamento culturale più ampio e, con il tempo, contribuire a un migliore bilanciamento dei carichi familiari.

Per arrivare a questo risultato è però cruciale partire dal presupposto che la cura dei figli e della famiglia non è solo un “dovere” femminile e quindi, sarebbe auspicabile che anche i bandi e misure pubbliche e aziendali vengano disegnati sulla base di questo assunto.

 

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