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In che modo tre decenni di riforme hanno cambiato i sistemi sanitari europei e che cosa hanno significato questi cambiamenti per i cittadini? Era questa la domanda al centro di HEALTHDOX – Il Paradosso del Futuro dello Stato Sanitario (HEALTHDOX – The Paradox of Health State Futures), un progetto di ricerca internazionale svolto dal 2015 al 2018, il cui primo dataset completo sulle riforme sanitarie europee continua ancora oggi a generare nuove ricerche.

HEALTHDOX è nato da un interrogativo. L’integrazione europea e la globalizzazione sembravano spingere i sistemi di servizio sanitario nazionale, come il National Health Service (NHS), finanziati dalla fiscalità generale, verso il modello del sistema sanitario basato sull’assicurazione sociale, ad esempio la Social Health Insurance (SHI), finanziato dai contributi sociali obbligatori. Eppure i sistemi di tipo NHS potrebbero essere più adatti a contenere i costi dell’invecchiamento della popolazione e a mantenere il sostegno di popolazioni sempre più eterogenee. Se così fosse, la direzione delle riforme e le esigenze dei futuri sistemi di welfare potrebbero andare in direzioni opposte: come affrontare questo “paradosso” che non a caso ha dato il titolo al progetto?

Per esaminarlo, HEALTHDOX1 ha studiato le riforme sanitarie a partire dal 1990, in relazione alle disuguaglianze di salute e agli atteggiamenti dei cittadini nei confronti del sistema sanitario.

Chi ha partecipato

Il progetto è stato coordinato da Ellen M. Immergut presso la Humboldt-Universität zu Berlin (successivamente presso l’Istituto Universitario Europeo) e ha riunito gruppi di ricerca di altri cinque Paesi. I gruppi erano guidati da Mare Ainsaar dell’Università di Tartu in Estonia, Camilla Devitt del Trinity College Dublin in Irlanda, Karen M. Anderson della Radboud University Nijmegen nei Paesi Bassi e Maria Asensio dell’Università di Lisbona in Portogallo. La Svezia era rappresentata da due gruppi: Paula Blomqvist dell’Università di Uppsala e Maria Oskarson dell’Università di Göteborg. Diana Burlacu, Tamara Popic, Andra Roescu, Simone M. Schneider, Ave Roots e Björn Rönnerstrand hanno preso parte al progetto come ricercatori post-doc.

I 6 Paesi partner sono stati anche gli studi di caso approfonditi del progetto. Sono stati scelti in modo da coprire i principali tipi di sistemi sanitari europei: sistemi di tipo NHS (Irlanda, Portogallo, Svezia), sistemi sanitari basati sull’assicurazione sociale (SHI) (Germania, Paesi Bassi) e un sistema post-comunista (Estonia)2.

Accanto a questi casi, il gruppo ha condotto un’analisi comparata dei restanti Stati membri dell’UE (tutti tranne Malta) e di 9 Paesi extra-UE (Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Albania, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo), combinando dati quantitativi provenienti da fonti nazionali e internazionali con la ricerca qualitativa3.

I risultati del progetto

HEALTHDOX ha lasciato a ricercatori e decisori politici due risorse importanti, insieme a un corpus crescente di articoli.

La banca dati sulle riforme sanitarie

In particolare, il Dataset HEALTHDOX registra le riforme sanitarie adottate nei Paesi europei dal 1989 al 2019. È stato realizzato da Ellen M. Immergut, Diana Burlacu, Andra Maria Roescu, Mirko Wegemann, Tamara Popic e Guergana Stolarov-Demuth ed è disponibile ad accesso aperto su Cadmus, l’archivio istituzionale della ricerca dell’Istituto Universitario Europeo (IUE). La maggior parte della ricerca sanitaria comparata misura le riforme in modo indiretto, attraverso la spesa o gli esiti di salute. Il dataset HEALTHDOX registra invece i prodotti legislativi delle riforme sanitarie. Per ciascun provvedimento documenta:

  • la data e il numero della legge, del decreto o della proposta legislativa;
  • la denominazione nella lingua nazionale e in inglese;
  • il link al testo della legge;
  • le date di approvazione e di entrata in vigore;
  • una descrizione delle principali disposizioni.

Le riforme sono codificate in base a come hanno modificato il mix pubblico-privato nel finanziamento e nell’erogazione dell’assistenza sanitaria. Ciò comprende misure volte ad aumentare o ridurre il finanziamento fiscale o contributivo obbligatorio, la spesa diretta a carico dei pazienti (out-of-pocket payment, OPP), l’assicurazione sanitaria privata, il numero di erogatori privati (medici od ospedali) e le prestazioni sanitarie, nonché misure relative ai diritti dei pazienti. Ciò consente di confrontare le traiettorie di riforma tra Paesi e nel tempo, e di collegarle a dati su politica, opinione pubblica e salute. La prima versione comprende inoltre 61 grafici e 38 tabelle di dati tratti da Eurostat, OCSE, European Social Survey, Eurobarometro, OMS e dal progetto Global Burden of Disease, insieme a una guida ai dati e alle fonti e a un manuale di codifica (codebook).

Nuove ricerche basate sui dati HEALTHDOX

L’articolo di punta basato sulla banca dati è stato appena pubblicato sul Journal of European Public Policy. Si tratta di “Do parties and institutions still matter for healthcare? Multi-dimensional partisanship, veto points, and the legislative politics of healthcare” (“I partiti e le istituzioni contano ancora per la sanità? Orientamento partitico multidimensionale, punti di veto e politica legislativa dell’assistenza sanitaria”), in cui Tamara Popic, Mirko Wegemann, Alexandru D. Moise ed Ellen M. Immergut analizzano 719 leggi di riforma sanitaria approvate in 33 Paesi europei tra il 1990 e il 2019.

L’articolo mette in discussione l’idea che la sanità sia diventata un tema consensuale, in cui partiti e istituzioni non contano più. Dimostra che contano ancora, ma in modo diverso a seconda dei diversi ambiti della politica sanitaria. I governi orientati a destra sul piano economico hanno maggiori probabilità di approvare leggi di privatizzazione, mentre i governi conservatori sul piano sociale sono più propensi a introdurre diritti dei pazienti. I punti di veto, come le seconde camere, i presidenti, le corti e i referendum, ostacolano la privatizzazione, ma non bloccano la legislazione sui diritti dei pazienti.

Altri due articoli di Tamara Popic e Alexandru D. Moise utilizzano i dati per studiare le conseguenze della privatizzazione per i cittadini.

Il primo articolo “A bitter aftertaste? The effects of privatisation reforms on evaluations of health systems across Europe” (“Un retrogusto amaro? Gli effetti delle riforme di privatizzazione sulle valutazioni dei sistemi sanitari in Europa”), uscito sul Journal of European Public Policy nel 2026, combina i dati sulle riforme con la European Social Survey per 30 Paesi. L’articolo mostra che le valutazioni dei cittadini sul proprio sistema sanitario dapprima migliorano dopo la privatizzazione e poi peggiorano. Mette inoltre in evidenza come le persone che dipendono maggiormente dall’assistenza sanitaria reagiscono più rapidamente e più a lungo.

Il secondo, “Political determinants of health: Healthcare privatization and population health in Europe” (“Determinanti politici della salute: privatizzazione dell’assistenza sanitaria e salute della popolazione in Europa”) è uscito su Journal of Health Politics, Policy and Law 49(5), 2024. Considerando 36 Paesi dal 1989 al 2019, l’articolo rileva che la privatizzazione è seguita, di solito a distanza di alcuni anni, da un aumento delle persone che dichiarano un cattivo stato di salute e bisogni sanitari insoddisfatti. Gli effetti sono maggiori tra le persone con reddito e livello di istruzione più bassi, il che accentua le disuguaglianze di salute.

Nel loro insieme, questi studi mostrano il valore di misurare le riforme attraverso la legislazione: consentono di ricostruire il percorso delle scelte politiche dai parlamenti ai sistemi sanitari, fino alla salute e agli atteggiamenti dei cittadini. Il dataset resta liberamente disponibile per nuove ricerche.

 

 

Note

  1. HEALTHDOX è stato uno dei 15 progetti di ricerca transnazionali del programma NORFACE Welfare State Futures. Sostenuto dai consigli della ricerca partner di NORFACE, dal Consiglio svedese per la ricerca su salute, vita lavorativa e welfare (Forte) e dalla Commissione Europea, il programma ha investito circa 18 milioni di euro nella ricerca comparata sulle sfide che i sistemi di welfare europei devono affrontare.
  2. Capitoli dedicati ai casi di studio approfonditi: Irlanda (Camilla Devitt); Portogallo (Maria Asensio); Svezia (Paula Blomqvist e Ulrika Winblad); Germania (Ellen M. Immergut e Claus Wendt); Paesi Bassi (Karen M. Anderson e Ruud J. van Druenen); Estonia (Mare Ainsaar, Ave Roots e Jüri Kõre)
  3. Casi comparativi: Regno Unito (Jane Gingrich e Scott L. Greer); Danimarca (Karsten Vrangbæk); Finlandia (Liina-Kaisa Tynkkynen, Meri Koivusalo e Ilmo Keskimäki); Norvegia (Mi Ah Schoyen); Italia (Franca Maino e Federico Razetti); Spagna (Elisa Chuliá); Grecia (Ilias Kyriopoulos ed Elias Mossialos); Cipro (Mamas Theodorou e Kostas Athanasakis); Lettonia (Edgars Eihmanis); Lituania (Liubovė Murauskienė); Francia (Matthias Brunn e Patrick Hassenteufel); Belgio (Julia Lynch e Chris Vermorken); Lussemburgo (Anja Leist); Austria (Carina Diesenreiter e Claus Wendt); Svizzera (Christian Rüefli); Ungheria (Mária Éva Földes); Bulgaria (Guergana Stolarov-Demuth); Romania (Diana Burlacu e Alexandru Daniel Moise); Albania (Mirza Balaj); Montenegro (Natalija Perišić); Macedonia del Nord (Simonida Kacarska e Neda Milevska Kostova); Bosnia ed Erzegovina (Jasmin Hasić); Kosovo (Arta Uka); ex Jugoslavia (Tamara Popic e Natalija Perišić); Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Croazia e Serbia (Tamara Popic)
Foto di copertina: Patty Brito, Unsplash.com