È uscito il numero 1/2026 dei Quaderni di Economia Sociale, la rivista promossa da SRM e Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il volume propone uno sguardo plurale sulle principali trasformazioni che attraversano la società contemporanea: transizione demografica, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, Terzo Settore, accessibilità, rigenerazione dei luoghi, cura e partecipazione.
Il filo rosso del numero riguarda la capacità di comunità, istituzioni e attori sociali di governare il cambiamento, senza subirlo passivamente e senza affrontarlo con risposte frammentate. Le transizioni in corso interrogano infatti il modo in cui vengono progettate le politiche pubbliche, organizzati i servizi, valorizzate le competenze e costruite le reti territoriali.
Un primo asse è dedicato alla transizione demografica. Il contributo di Franca Maino analizza il “demography toolbox” dell’Unione europea, evidenziando la necessità di politiche integrate capaci di tenere insieme famiglia, lavoro, cura, competenze, migrazioni e sviluppo territoriale. A questa riflessione si collega il tema del dialogo tra generazioni, letto come leva per contrastare isolamento, spopolamento e perdita di capitale umano.
Un secondo filone riguarda la transizione tecnologica. Il volume approfondisce le ambivalenze del tecnocapitalismo contemporaneo e il ruolo che dati e intelligenza artificiale possono avere nel welfare. In questa direzione si inserisce il contributo di Alessia Borromeo sulla data philanthropy, che mostra come la condivisione di dati, competenze analitiche e risorse tecnologiche possa sostenere interventi più efficaci, a condizione che sia governata con trasparenza, responsabilità e orientamento al bene comune.
Il numero si concentra poi sulle competenze e sulle infrastrutture sociali necessarie per rendere effettive le politiche. La formazione dei volontari nelle istituzioni non profit, la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, il turismo accessibile, le welcome week in biblioteca e l’esperienza dei Centri Diurni per le tossicodipendenze a Napoli mostrano come il welfare possa prendere forma nei territori attraverso pratiche di inclusione, cura, partecipazione e rigenerazione.