POVERTÀ E INCLUSIONE /
Progetto QuBì: vi raccontiamo la ''ricetta'' contro la povertà di Dergano
La nostra analisi sulla rete nata del quartiere milanese grazie ad ''Al bando le povertà''
10 ottobre 2019

Grazie ad “Al Bando le povertà” di Progetto QuBì, a Milano sono partite 23 “ricette di quartiere” che mirano a contrastare la povertà minorile in varie aree della città. Dopo aver analizzato la ricetta di Barona (vedi qui), in questo articolo ci concentriamo sulla ricetta elaborata dalla rete di Dergano. L'analisi è stata realizzata sulla base di un’intervista in profondità con Francesco Purpura, Referente di rete.


QuBì e "Al Bando la povertà", in breve

Lanciata da Fondazione Cariplo insieme ad altri importanti partner (Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Fiera Milano e Fondazione Invernizzi), QuBì è un’imponente iniziativa di contrasto alla povertà infantile che interessa il territorio di Milano. Attraverso l’elaborazione di strategie comuni ad attori pubblici e privati, e con l’aiuto di una complessa analisi dei dati, il programma QuBì si propone di gettare le basi per una risposta strutturale alla povertà cittadina.

Nel quadro di QuBì la call “Al bando le povertà!”, pubblicata nella Primavera 2018, ha stanziato 5 milioni di euro per l’elaborazione di strategie comuni sviluppate da reti di attori pubblici e privati. La call ha permesso di coinvolgere 557 organizzazioni in 23 reti cittadine, attive in 25 quartieri della città, che hanno proposto "ricette" per contrastare la povertà infantile. Delle ricette beneficeranno quasi 60 mila abitanti della città, di cui circa la metà sono bambini e adolescenti. Le azioni sono realizzate in stretta collaborazione con il Comune di Milano che, grazie al progetto QuBì, ha rafforzato il comparto degli assistenti sociali dei servizi territoriali e partecipa attivamente all’implementazione delle ricette.

Di QuBì abbiamo parlato con Monica Villa, vice-direttrice dell’area “Servizi alla Persona - Welfare di Comunità”, in una lunga intervista che potete leggere qui e qui. Allo stato di avanzamento di "Al bando le povertà" abbiamo invece dedicato questo approfondimento.


Le caratteristiche del territorio

La popolazione residente a Dergano è pari a 22.569 persone e la ricetta di quartiere mira a raggiungere 790 minori (di cui 120 nuovi utenti) e 1.180 adulti (di cui 230 nuovi utenti) per un totale di 1.970 persone (di cui 350 nuovi utenti) (tabella 1).


Tabella 1. Il target di riferimento della ricetta di quartiere


Le caratteristiche della rete

La rete di Dergano si è costituita a seguito del lancio della call “Al Bando le povertà” e conta 21 enti. Il referente di rete è Francesco Purpura di “Rob de matt” associazione di promozione sociale che nasce con l’obiettivo di promuovere il re-inserimento socio-professionale di categorie fragili (in particolare disagio mentale) nell’ambito della ristorazione.

Le attività di Rob de matt sono perlopiù destinate agli adulti e, nel quadro di QuBì, l’associazione sta realizzando una serie di iniziative rivolte ai minori che riguardano corsi di formazione, tirocini e attività ricreative. Rob de matt esiste da due anni e, anche se nel territorio sono presenti alcune grosse realtà del privato sociale, la scelta è stata quella di incaricare un soggetto nuovo quale referente della rete. Come emerso nel corso dell’intervista, il lancio della call ha costituito l’occasione per promuovere la nascita della rete e il protagonismo di soggetti emergenti:

Cariplo ha lanciato una call, ha fatto poi un incontro in zona al quale hanno partecipato molte cooperative storiche di Milano. Da queste cooperative è arrivato un input a noi per fare qualcosa insieme, noi lo abbiamo raccolto e abbiamo iniziato a contattare delle micro-reti che già esistevano ed erano parziali (es. gli oratori che erano già in rete fra loro) e abbiamo quindi provato a mettere assieme tutti quanti”.

Le ricette QuBì sono di norma coordinate dalla coppia referente di rete e assistente sociale. Nel caso di Dergano, di fatto, i referenti di rete sono però due. Questa scelta è dovuta, da un lato, al fatto che la costituzione della nuova rete è stata particolarmente onerosa e, dall’altro, al fatto che essendo l’ente capofila una realtà piuttosto piccola non era possibile distaccare una persona a tempo pieno per occuparla in un’attività esterna.

Tra le peculiarità della rete di Dergano, oltre la nuova costituzione e la presenza di due referenti, nel corso dell’intervista sono emerse due ulteriori caratteristiche che si legano al tipo di soggetti che la compongono:

la prima caratteristica riguarda l’eterogeneità dei soggetti. Noi abbiamo all’interno della rete oratori, associazioni grandi e storiche, associazioni piccole e neocostituite, cooperative e una serie di realtà associative che non sono canoniche dell’intervento sulla povertà o dell’intervento sui minori. Quindi il primo punto di forza e di debolezza è questa eterogeneità. L’altra caratteristica è data dalla presenza significativa (circa 1/3) di soggetti non canonici dell’intervento destinato ai minori ma che avevano come focus la riappropriazione e la valorizzazione degli spazi pubblici”.
 

La ricetta di Dergano

L’elaborazione della prima proposta progettuale, realizzata a seguito del lancio della call da parte di Cariplo, è stata l‘occasione per avviare un confronto fra le organizzazioni:

siamo arrivati molto a ridosso della progettazione tanto che, quando abbiamo presentato la prima bozza, avevamo fatto tre incontri e abbiamo avuto una prima risposta molto positiva ma anche molto improvvisata nel senso che non c’era una consuetudine a vederci, mancava un linguaggio comune”.

Successivamente è stata realizzata una lunga e complessa attività di co-progettazione, con il sostegno dei facilitatori messi a disposizione da Cariplo:

la co-progettazione è stata lunga e per certi versi faticosa nel senso che non si poteva dare nulla per scontato sia perché noi come capofila non avevamo una linea da imporre e comunque non volevamo imporre una linea, sia perché non c’era un’eredità consolidata sulla quale appoggiarsi quindi tutto, anche il meccanismo decisionale, doveva partire da zero. Per noi la co-progettazione ha significato che ogni singola cosa era discussa e condivisa da tutti rispetto al se e al come decidere”.

Come nel caso degli altri quartieri, a seguito del lavoro di co-progettazione realizzato grazie al sostegno di facilitatori, le ricette sono articolate in due quadri logici che tengono conto rispettivamente dei problemi delle famiglie e dei minori presenti nel territorio e di quelli che riguardano il funzionamento della rete. Ciascun quadro logico si articola in “problemi rilevati”, “obiettivi specifici” e “azioni di progetto”.

Trattandosi di una nuova rete, la ricetta di Dergano si caratterizza per il fatto di prevedere un grosso investimento sulla governance della rete:

la progettazione si è concentrata molto sull’affiancare e accompagnare la nascita della rete. Le fondazioni ci hanno detto che l’obiettivo del bando era la costruzione e l’implementazione delle reti. Quindi la nostra ricetta ha un focus importante sulle attività a supporto della rete territoriale”.


Le azioni messe in campo a favore dei minori e delle loro famiglie

Le azioni messe in campo a favore dei minori e delle loro famiglie si articolano in quattro aree: 1) emersione delle povertà nascoste e attivazione di processi di inclusione; 2) alleanza educativa famiglie-scuole-territorio; 3) risposta immediata alle povertà familiari; 4) maggiori opportunità di lavoro e aumento dell’autonomia economica. Per ciascuna area (come si vedrà anche nella sezione dedicata alle azioni a sostegno della rete) è stato istituito un tavolo tecnico dedicato.

Emersione delle povertà nascoste e attivazione di processi di inclusione

Un primo obiettivo che la rete si è posta è quello di intercettare i bisogni e le povertà nascoste, avvicinare gli erogatori dei servizi ai beneficiari e ridurre lo stigma legato all’accesso ai servizi. Un secondo obiettivo riguarda la creazione di connessioni inedite tra fragilità e risorse. L’idea è che i beneficiari dei servizi diventino a loro volta risorsa per gestire il loro problema e per aiutare altri che condividono la stessa difficoltà.

Nell’ambito di quest’area, come anticipato, è stato inoltre istituito il cosiddetto “tavolo emersione” che ha due obiettivi principali:

Il primo è quello di attivare tutti quei soggetti che, nel territorio, possono intercettare le situazioni di povertà. Il secondo obiettivo è invece legato alle feste di quartiere e all’attivazione della comunità; questo in linea con l’idea che uno dei modi per affrontare la povertà in generale, e la povertà minorile in particolare, è creare dei contesti sociali in cui la povertà possa emergere”.

Per raggiungere il primo obiettivo, come anticipato, la rete intende attivare delle “antenne di quartiere” in grado di intercettare le situazioni di fragilità e avvicinarle ai servizi offerti dalla rete.

Le azioni riguardano quindi:

  • l’individuazione delle antenne di quartiere all’interno di ogni partner;
  • la formazione di nuove antenne di quartiere in realtà non ancora coinvolte nel progetto così come tra singoli cittadini della zona;
  • l’attivazione e il potenziamento di 4 sportelli d'ascolto aperti al quartiere;
  • la creazione di una rete di prossimità formata da tutte le attività (artigiane, associative e commerciali) che affacciano su strada perché i servizi possano arrivare a tutti;
  • l’attivazione di una rete di mamme immigrate, con competenze linguistiche e buon livello di inclusione nel territorio, quali sentinelle e "tutor" di mamme neoarrivate o in stato di isolamento o di fragilità;
  • il potenziamento del servizio "Custodi Sociali".

Le azioni messe in campo rispetto al secondo obiettivo e che si concentrano sul “fare comunità” riguardano invece:

  • l’organizzazione 3 eventi di comunità all'anno (all'interno dei quali le 'antenne di quartiere' possano creare legami con la popolazione residente);
  • l'organizzazione di 3/5 incontri all’anno di piccole comunità per favorire la scoperta delle realtà della zona che lavorano su temi specifici;
  • la realizzazione di 3 eventi cittadini per la riappropriazione dello spazio pubblico.


Alleanza educativa famiglie-scuole-territorio

Le azioni previste nell’ambito dell’alleanza educativa famiglie-scuole-territorio mirano a promuovere il potenziamento delle opportunità a favore dei minori come ad esempio laboratori artistici e culturali; doposcuola; attività sportive; attività oratoriali; centri estivi; supporto allo studio; corsi di italiano.

Come emerso nel corso dell’intervista, il tavolo tecnico istituito nell’ambito di questa azione si focalizza in particolare sullo sviluppo di sinergie con gli istituti scolastici.

“in questo tavolo abbiamo ipotizzato le attività a carattere educativo, il focus è quindi sulla povertà educativa. Questo tavolo promuove attività e laboratori destinati ai minori e alle famiglie (in particolare alle donne) nel tentativo di creare una sinergia con gli istituti scolastici che, proprio perché non esisteva una rete territoriale, dobbiamo ancora coinvolgere”.

Le singole azioni messe in campo interessano tre livelli:

  • l’acquisto di attrezzature e di materiali destinati ai minori;
  • l’abbattimento delle quote di iscrizione alle attività (gratuità o riduzioni);
  • la previsione di contributi a favore degli enti erogatori.

All’interno di quest’area si collocano anche le azioni che si rivolgono soprattutto alle mamme e mirano a sviluppare forme di supporto reciproco volte a favorire l'accesso alle risorse e a promuovere l’inclusione delle famiglie migranti.

Le azioni messe in campo si concentrano quindi sul supporto alle famiglie migranti e riguardano:

  • la creazione di spazi mamma-bambino;
  • la realizzazione di incontri di mamme con bambini 0-3 anni;
  • il sostegno psico-educativo alla genitorialità;
  • il supporto tra pari (tra i genitori);
  • la realizzazione di corsi di italiano;
  • la formazione linguistica e culturale specifica rivolta alle madri immigrate volta alla comprensione del modello educativo scuola e allo sviluppo del linguaggio specifico riguardo a usi e modalità di accesso ai servizi;
  • il coinvolgimento di mediatori culturali nei servizi di prossimità;
  • la formazione di volontari e operatori riguardo alle culture prevalentemente rappresentate nel quartiere.


Risposta immediata alle povertà familiari

La rete si è posta poi l’obiettivo di offrire una risposta immediata alle povertà familiari, da un lato valorizzando le opportunità esistenti e, dall’altro, promuovendo la raccolta e la distribuzione di beni alimentari e indumenti.

Il tavolo tecnico mira a promuovere l’accessibilità ai servizi disponibili nel territorio:

Il tavolo ha l’obiettivo di aumentare l’accessibilità alle misure volte a garantire la gratuità dei centri estivi, le facilitazioni sulle attività sportive, l’accesso al doposcuola. Si tratta di servizi già esistenti, che sono implementati attraverso la cooperazione fra diversi enti e che attraverso QuBì riusciamo a pubblicizzare meglio e/o a sostenere economicamente”.

Le azioni messe in campo per la distribuzione dei beni alimentari e degli indumenti riguardano invece:

  • la raccolta degli avanzi alimentari serali delle attività commerciali del quartiere;
  • l’implementazione di punti di distribuzione di beni alimentari, indumenti e medicinali;
  • l’accompagnamento delle famiglie ai punti di offerta di indumenti (guardaroba solidale, mercatino infanzia) e ai punti di offerta alimentare (pacco alimentare, banco solidarietà).


Maggiori opportunità di lavoro e aumento dell’autonomia economica

L’obiettivo della rete è poi avviare percorsi di inclusione lavorativa per fare in modo che nelle famiglie con minori ci sia almeno una persona che lavora.

Come emerso nel corso dell’intervista, l’obiettivo del tavolo dedicato a questa attività è quello di creare opportunità formative e di tirocinio a partire dalle realtà presenti nel quartiere:

L’idea è quella di provare a costruire una rete territoriale che offra opportunità formative e di tirocinio lavoro coinvolgendo le realtà locali. Nel territorio di Dergano c’è una ricchezza di piccole realtà artigiane e commerciali che consente di ragionare su una rete territoriale. Al momento stiamo lavorando per la costruzione di una rete di soggetti interessati a ospitare i tirocini. Contemporaneamente ci stiamo confrontando con alcuni enti di formazione per poter riuscire a far convergere anche risorse esterne a QuBì. Nella fase successiva, vorremmo invece individuare i minori che possono essere interessati a partecipare a queste esperienze”.

Le azioni messe in campo, che mirano quindi a creare opportunità di lavoro e formazione, riguardano:

  • la raccolta e la mappatura delle opportunità lavorative presenti nel quartiere;
  • la creazione di reti di aziende e attività commerciali del quartiere con la finalità di sensibilizzare le realtà profit e attivare percorsi di inclusione lavorativa;
  • l’attivazione di tirocini di esperienze "paralavorative" e di inserimenti lavorativi per i soggetti più fragili (es. giovani Neet);
  • la presa in carico, l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro dei soggetti più fragili.


Le azioni messe in campo a sostegno della rete

Come anticipato, data la sua nuova costituzione, l’investimento sulla rete, previsto dalla ricetta di Dergano, è particolarmente significativo. Le attività previste sono tre e riguardano: 1) la necessità di sviluppare un lavoro condiviso; 2) il fronteggiare l’eterogeneità dei partner che compongono la rete; 3) la previsione di una gestione amministrativa del progetto.

Necessità di sviluppare un lavoro condiviso

Dato che i partner non hanno alle spalle una approfondita conoscenza reciproca, la rete ha evidenziato il rischio che ognuno possa limitarsi a proseguire la propria attività senza che emerga una prospettiva di lavoro condivisa. Questo elemento ha portato in primo piano la necessità di sviluppare un coordinamento solido e multidisciplinare della rete stessa.

L’obiettivo, in particolare, è quello di promuovere lo sviluppo di un sistema basato sul decentramento delle responsabilità e su un coordinamento che valorizzi la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti nella rete anche nei processi gestionali e decisionali. Questo sistema dovrebbe promuovere lo sviluppo di una prospettiva comune e una modalità di gestione delle azioni condivisa.

La regia del progetto è affidata ai referenti di rete e all’assistente sociale di comunità, che si incontra a cadenza mensile al fine di supervisionare l'andamento del progetto nel complesso.

Nello specifico le due figure si occuperanno di:

  • partecipare all'équipe di coordinamento per il monitoraggio condiviso delle azioni;
  • interfacciarsi con le Fondazioni;
  • esercitare la funzione di filtro da e verso il Servizio sociale comunale;
  • creare connessioni con gli altri progetti che afferiscono al Municipio 9;
    • effettuare un monitoraggio condiviso con gli enti partner;
  • raccogliere e monitorare i dati relativi all'emersione (qualitativa e quantitativa) del fenomeno della povertà nel quartiere.

La seconda azione riguarda invece la costituzione di un'équipe di coordinamento composta dai Referenti di rete, dall'Assistente sociale e dai coordinatori delle quattro azioni, per la regia e il coordinamento del progetto.

L'équipe, che si incontrerà ogni 15 giorni per i primi 3 mesi e successivamente una volta al mese, si occuperà in particolare di:

  • aggiornarsi sull'andamento delle attività;
  • monitorare la realizzazione delle attività e garantire una programmazione coordinata delle proposte;
  • raccogliere eventuali criticità emerse dal lavoro dei tavoli tematici;
  • mettere a fattor comune le esperienze e i dati che stanno emergendo dalla realizzazione delle azioni;
  • creare sinergie e connessioni tra le attività in corso.

La terza azione riguarda invece, come detto, l’istituzione di quattro tavoli tematici per ciascuna azione. I tavoli, che inizialmente si sono riuniti due volte al mese, si riuniranno a cadenza mensile al fine di confrontarsi sull'andamento dello svolgimento delle attività previste.

L’eterogeneità dei partner

La rete è costituita da partner profondamente eterogenei e questo rappresenta una ricchezza ma anche una potenziale difficoltà nel trovare una modalità di lavoro condivisa. La necessità che è emersa riguarda quindi il coniugare il desiderio di mantenere il processo decisionale partecipativo sperimentato durante la progettazione con la necessità di trovare una modalità di funzionamento sostenibile e di elaborare una visione condivisa della povertà.

Le azioni previste mirano a creare un coordinamento diffuso del progetto e a favorire gli scambi e la circolazione di idee e pratiche. Nel concreto queste azioni riguardano:

  • l’istituzione di un tavolo di rete con tutti i partner del progetto, che si riunirà ogni tre mesi. Il tavolo è pensato come il luogo di ricomposizione degli interventi effettuati nell’ambito delle singole attività;
  • l’individuazione di quattro Coordinatori, uno per ognuna delle azioni progettuali. Queste figure sono il punto di riferimento per gli attori operanti nei contesti territoriali deputati allo svolgimento delle azioni, terranno le fila delle attività e si confronteranno nell'équipe di coordinamento con la coppia referente di rete – assistente sociale di comunità. I coordinatori presiedono i tavoli tematici.

Gestione amministrativa del progetto

La rete ha infine individuato la necessità di avere un sistema amministrativo per la gestione/rendicontazione del budget di progetto e per comunicare al territorio le iniziative sviluppate attraverso la ricetta.

In questo caso le azioni si concretizzano nell’identificazione di due figure competenti:

  • persona addetta alla comunicazione;
  • persona addetta all'amministrazione.


L’esperienza di QuBì a Dergano

Nel territorio di Dergano, il lancio di “Al bando la povertà” ha offerto l’opportunità di costituire una rete di soggetti impegnati nel contrasto alla povertà minorile. La rete è composta da una molteplicità di organizzazioni eterogenee e che in molti casi non erano precedentemente impegnate in attività a favore dei minori.

Da questo punto di vista, la portata innovativa di QuBì non è circoscritta solo alle azioni messe in campo ma interessa le modalità operative dei vari soggetti coinvolti e le loro competenze. Nel corso dell’intervista è infatti emerso quanto segue:

ci sono visioni di fondo su povertà e lavoro sociale che sono profondamente diverse ma che anche in questa diversità possono trovare momenti di dialogo. Di questa esperienza mi porto certamente a casa il fatto che io continuerò ad avere la mia visione (della povertà, del lavoro sociale ecc.) ma comunque posso dialogare e progettare anche con soggetti che hanno una visione profondamente diversa dalla mia”.

Il coinvolgimento dell’attore pubblico all’interno della rete ha costituito un altro elemento positivo che è stato accolto con favore:

tutti avevamo chiaro fin da subito che questo progetto aveva bisogno di relazionarsi con il soggetto pubblico. In passato, altre esperienze hanno evidenziato che non dialogando con il soggetto pubblico nella migliore delle ipotesi si viaggia su binari paralleli senza mai incontrarsi, nella peggiore si procede schiacciandosi i piedi. Quindi la presenza dell’assistente sociale è stata ben vista fin dall’inizio, anzi in molti si sono chiesti perché non c’era fin dalla prima progettazione. Questo ha creato un meccanismo molto utile. C’è uno scambio fra i servizi pubblici e la rete di QuBì. Il confronto con le scuole ad esempio è certamente facilitato dalla presenza dell’attore pubblico e quindi dell’assistente sociale. Direi quindi che all’interno della rete tutti vedono di buon occhio questa relazione”.

La sfida nel territorio di Dergano è ora quella di dar vita a una rete che sia in grado di autosostenersi al di là di QuBì. Il progetto infatti è stato determinante non tanto per le singole azioni previste quanto appunto per la nascita della rete.

Inoltre, una seconda sfida riguarda il miglioramento della capacità di reperire risorse al di fuori di QuBì:

Tutte le realtà che fanno parte della rete di Dergano già esistevano prima di QuBì; direi quindi che QuBì non è stato determinante perché queste realtà esistessero ma è stato determinante per la rete. Quindi l’obiettivo è capire come possiamo continuare a fare lavoro di rete e la scommessa in questi due anni è immaginare dei meccanismi di funzionamento della rete che possano prescindere dalle risorse. Un’altra cosa su cui investire è la capacità della rete di ottimizzare i meccanismi di funzionamento, da un lato, per renderli più snelli e meno onerosi e, dall’altro, per potenziare le capacità di accesso ai finanziamenti”.

In sintesi, a Dergano, Al bando le povertà non ha solo offerto l’opportunità di incrementare l’offerta di sevizi rivolti ai minori, ma ha anche consentito l’avvio di una rete basata sulla partnership pubblico/privato che sta influendo positivamente sulle modalità operative degli operatori coinvolti e che ora deve affrontare la sfida di autosostenersi.

 

*L’intervista con il referente della rete di Dergano è stata realizzata a Milano il 29 maggio 2019

 


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