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Quando si parla di transizione digitale nel Terzo settore il rischio è di ridurla a una mera questione di strumenti e processi: piattaforme, software, gestione dei dati, compiti, obiettivi. Ma ciò che accade dentro le organizzazioni racconta una storia diversa, fatta di relazioni, resistenze, tempi lunghi e identità professionali che cambiano.

È quanto emerso nel corso dell’evento “Ascoltare e partecipare per evolvere: la transizione digitale nel Non Profit”, che si è svolto a Milano a conclusione della Comunità di pratica di Non Profit Digital Leaders (NPDL), il progetto realizzato da TechSoup Italia-SocialTechno per aiutare le organizzazioni del Terzo Settore a raggiungere la propria maturità digitale1.

In questa occasione i Digital Leaders del progetto, dopo essersi incontrati per otto volte online, hanno avuto l’occasione di trovarsi di persona e tirare le fila del lavoro che li ha visti coinvolti per quasi un anno. Di seguito vi raccontiamo alcune delle cose emerse, il cui valore ci sembra vada ben oltre la Comunità di pratica e il progetto in sé – che vi stiamo raccontando qui – fornendo utili spunti di riflessioni su come il Terzo Settore italiano possa davvero affrontare la trasformazione digitale. Ma andiamo con ordine.

Digital Leader chi?

Il progetto Non Profit Digital Leaders, come raccontavamo qui, punta a formare 5.000 di volontari e operatori del Terzo Settore attraverso la creazione di un ambiente digitale integrato per l’erogazione di decine di migliaia di ore di formazione, adottando l’approccio “Train the Trainers”. In pratica, dentro le organizzazioni partner del progetto sono state individuate e adeguatamente formate 79 persone chiamate a governare i processi formativi interni (e non solo) per integrare nuove conoscenze e competenze digitali tra i colleghi.

Sono i cosiddetti Digital Leaders. Di chi si tratta? Utile sottolineare che non sono esperti, non sono tecnici IT, non sono consulenti esterni. Sono membri “normali” delle organizzazioni che, nell’idea di NPDL, fungono da ponte tra tecnologia, organizzazione e persone, rendendo possibile una trasformazione digitale che non sia solo tecnica, ma anche culturale.

Un obiettivo ambizioso – come ci ha spiegato Fabio Fraticelli di TechSoup – che passa dallo sviluppo “a monte” di conoscenze e competenze tecniche, ma che richiede anche e soprattutto un coinvolgimento forte e continuativo di chi è chiamato a svolgere questo ruolo.

Comunità di pratica: uno spazio di apprendimento tra pari

Per garantire questo coinvolgimento è stata scelta la Comunità di pratica (sai di che si tratta? P2W ha scritto una guida su questo, nda) che è stata condotta da Tebat, società che si occupa di consulenza organizzativa e formazione per realtà profit e non profit, che ci aveva già raccontato qui funzionamento, sviluppo e obiettivi di questo strumento.

Realizzata anzitutto attraverso incontri mensili online, la Comunità di pratica non è stata pensata come un luogo di formazione tradizionale ma come uno spazio in cui condividere conoscenze, pratiche reali ed esperienze per trasformarle in apprendimenti collettivi. Un contesto in cui il sapere non viene trasmesso “dall’alto”, ma costruito a partire dalle pratiche e dalle difficoltà incontrate nelle diverse organizzazioni.

Come è emerso durante l’evento finale – condotto da Simona Deiana, Teresa Borgonovo e Francesco Liuzzi di Tebat – il valore principale della Comunità di pratica non è stato tanto l’acquisizione di competenze tecniche, quanto la possibilità di sviluppare uno sguardo più consapevole sui processi in corso.

In questo senso, il confronto tra pari ha permesso di mettere in discussione l’idea – molto diffusa – che ogni organizzazione sia un caso a sé, favorendo invece la costruzione di riferimenti comuni e la condivisione di soluzioni adattabili.

Uno dei momenti dell'evento finale della Comunità di pratica del progetto Non Profit Digital Leaders promosso da Social Techno - TechSoup Italia

Lo stesso incontro finale ha riflesso questa impostazione. Evitando di adottare una logica prettamente frontale, è stato strutturato come uno spazio di lavoro fatto da sessioni di formazione e restituzione da parte di Tebat degli esiti del lavoro della Comunità di pratica, ma anche momenti di confronto, attività laboratoriali in coppia o in piccoli gruppi volti alla costruzione collettiva di significati. Di seguito ve ne raccontiamo alcuni.

Oltre il digitale: un cambiamento organizzativo

Uno degli elementi più ricorrenti emersi nel percorso della Comunità di pratica, confermato durante l’incontro milanese, è che la trasformazione digitale non può essere letta come un semplice aggiornamento tecnologico.

Al contrario, riguarda in profondità il funzionamento delle organizzazioni: i processi, le relazioni, i ruoli. In questo quadro, il digitale può rappresentare tanto un’opportunità quanto una frattura. Può facilitare infatti connessioni e migliorare i servizi, ma può anche generare disallineamenti tra chi progetta il cambiamento e chi lo vive quotidianamente, tra diversi livelli di competenza e tra generazioni.

Lo scarto tra la velocità dell’innovazione e i tempi delle organizzazioni è in particolare uno dei nodi più critici emersi durante il percorso. Le tecnologie evolvono rapidamente ma alle organizzazioni – soprattutto nel Terzo settore – occorre tempo per cambiare, poiché devono fare i conti con risorse limitate, processi complessi e tempi di adattamento delle persone. La transizione digitale richiede quindi un equilibrio delicato: spingere l’innovazione senza forzare cambiamenti che, se non accompagnati, rischiano di generare effetti contrari a quelli attesi.

Le resistenze come parte del processo

In questo senso, un altro elemento interessante riguarda il tema delle resistenze. L’esperienza dei Digital Leader ha mostrato come queste non siano semplicemente ostacoli da superare, ma componenti strutturali del cambiamento.

Le resistenze, infatti, spesso non riguardano gli strumenti in sé, ma toccano dimensioni più profonde: il senso del proprio ruolo, il timore di perdere competenze, le relazioni consolidate. La trasformazione digitale, in particolare, mette in discussione equilibri esistenti e attiva dinamiche ambivalenti, in cui al desiderio di cambiamento si affiancano paure e incertezze.

Uno dei momenti dell'evento finale della Comunità di pratica del progetto Non Profit Digital Leaders promosso da Social Techno - TechSoup Italia

Riconoscere queste dinamiche piuttosto che negarle, approfondendo i loro significati nell’esperienza delle persone: potremmo sintetizzare così questo passaggio necessario per rendere il cambiamento davvero sostenibile.

Un ruolo complesso, da svolgere insieme

All’interno di questo scenario, il ruolo dei Digital Leader appare tutt’altro che semplice. Più che esperti tecnici, queste figure si configurano come facilitatori di processi: mediatori tra linguaggi diversi, promotori di partecipazione, accompagnatori del cambiamento.

Il loro lavoro consiste nel tenere insieme dimensioni diverse – tecnologiche, organizzative, relazionali – e nel costruire condizioni affinché le innovazioni possano essere comprese, adottate e integrate.

Allo stesso tempo, dal percorso emerge chiaramente come questo ruolo non possa essere esercitato in solitudine. Senza un riconoscimento esplicito da parte dell’organizzazione, senza una leadership coerente e senza spazi di collaborazione, il rischio è che il Digital Leader si trovi a operare in una posizione fragile, con responsabilità elevate ma margini di azione limitati.

La Comunità di pratica ha rappresentato lo spazio privilegiato in cui riconoscere la complessità e, in alcuni casi, la fatica di questi processi. Il percorso è stato descritto come impegnativo, talvolta difficile da seguire e non sempre immediatamente traducibile in azioni operative. Eppure, proprio questo contenitore – prima nella sua dimensione online e poi durante l’incontro finale – ha contribuito a generare maggiore consapevolezza grazie al confronto con altre esperienze, anche molto diverse, mettendo in discussione le proprie pratiche e permettendo di sviluppare nuove chiavi di lettura.

Un Manifesto che guarda oltre il progetto

Per mettere ordine nelle tante cose emerse dalla Comunità di pratica di Non Profit Digital Leaders, durante l’evento finale è stato elaborato un Manifesto per il Terzo Settore che restituisce in forma sintetica alcuni princìpi emersi lungo il percorso. Centralità delle persone, importanza della partecipazione, necessità di coniugare innovazione e sostenibilità, attenzione agli aspetti etici e al valore dei dati, accompagnare il cambiamento con gradualità e formazione continua: sono alcuni degli elementi più interessanti al centro del documento.

Uno dei momenti dell'evento finale della Comunità di pratica del progetto Non Profit Digital Leaders promosso da Social Techno - TechSoup Italia

Il Manifesto, che sarà presentato ufficialmente a conclusione del progetto, vuole essere un punto di arrivo per i Digital Leaders di NPDL, ma anche un punto di partenza per tutte quelle persone e organizzazioni del Terzo Settore – e sono tante – che si trovano ad affrontare le sfide della trasformazione digitale.

In questo senso, più che indicare una direzione completamente nuova o elementi “di rottura”, il documento vuole dare sostanza a una consapevolezza maturata sul campo: la trasformazione digitale funziona quando è radicata nei contesti e costruita insieme alle persone che ne sono coinvolte. Il valore del Manifesto sta in particolare nel fatto di essere l’esito di un processo collettivo, nato dal confronto tra pratiche reali e sfide concrete affrontate dalle organizzazioni.

 

Logo del progetto Non Profit Digital Leaders Ti è piaciuto questo articolo? Vorresti saperne di più del progetto e di altri temi legati alla trasformazione digitale? Iscriviti alla newsletter promossa da Non Profit Digital Leaders per sviluppare la cultura digitale nel Terzo Settore. E non solo.

 

Note

  1. Non Profit Digital Leaders intende rafforzare le competenze digitali delle organizzazioni del Terzo Settore attraverso attività di formazione e accompagnamento dedicate alle realtà partner, ma anche sviluppando una cultura che aiuti il mondo non profit a raggiungere la maturità digitale. Non Profit Digital Leaders è promosso da TechSoup Italia attraverso SocialTechno Impresa Sociale srl e coinvolge come partner: Agorà Soc. Coop. Sociale; Altri Colori Cooperativa Sociale Onlus; Associazione Internazionale NEW HUMANITY ETS; Cooperativa Sociale Società Dolce; Cooperativa Sociale Spazi Nuovi; EQUA Cooperativa Sociale; Fondazione Istituto Sacra Famiglia Onlus; Il Faro Società Cooperativa Sociale; La Nuvola Società Cooperativa Sociale; SEACOOP Società Cooperativa Sociale; UISP – Unione Italiana Sport per Tutti. Sono inoltre coinvolti: IFOA – Centro di Formazione, che garantisce la certificazione delle competenze acquisite dai partecipanti ai percorsi formativi; Tebat, società di consulenza organizzativa che guida la Comunità di Pratica; Percorsi di Secondo Welfare, che si occupa della comunicazione trasversale di progetto.
Foto di copertina: Una delle carte del gioco da tavolo "Dixit" usate in uno dei momenti di costruzione collettiva di significati dell'evento finale. Font: Social Techno