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Continua l’approfondimento sulla comunicazione e i media in relazione al tema delle migrazioni. Questione che stiamo approfondendo (come fatto qui e qui) nell’ambito del progetto Minplus in relazione a quanto accade in Italia, in Svizzera e in altri contesti. Paolo Moroni ha letto per noi un’interessante tesi di laurea incentrata sulla stampa ticinese.


Il più recente contributo alla definizione del quadro riferito alla rappresentazione degli immigrati stranieri e dei richiedenti asilo in Cantone Ticino è delineato da Diana Nauer nella sua tesi di Master in Scienze Sociali dal titolo "Gli stranieri e la migrazione raccontati dai media ticinesi" discussa nel marzo 2020 presso l’Università di Neuchatel.

La domanda di ricerca che viene sviluppata nella tesi è indirizzata a verificare il ruolo che la Lega dei Ticinesi e i media che la sostengono abbiano giocato nel profondo cambiamento d’opinione in materia di migrazione avvenuto in Ticino negli ultimi trenta anni.

La domanda è lecita se, come ci suggerisce Diana Nauer, si considera che il 7 giugno 1970 in occasione della votazione popolare contro l’inforestierimento – comunemente denominata “iniziativa Schwarzenbach” – l’iniziativa in Ticino ha avuto il più basso tasso di consensi in Svizzera (36,3%), la situazione è parsa completamente cambiata il 9 febbraio 2014, in occasione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che ha visto il Ticino come il cantone con il più alto tasso di consensi (68,2%).

Nel suo mémoire la ricercatrice analizza i cambiamenti socioeconomici che hanno investito il Ticino a cavallo dei due secoli, ponendo l’accento sulla grave crisi che ha investito il cantone agli inizi degli anni Novanta e sulla nascita tra la popolazione di un senso di timore per la possibile perdita della condizione di tranquillità economica e pace sociale acquisiti negli anni precedenti.


L’esperienza della Lega dei Ticinesi

È in questa congiuntura storica che fa la sua comparsa nel panorama politico cantonale la Lega dei Ticinesi. Il movimento si presenta agli elettori attribuendo la responsabilità della situazione di crisi alla presenza degli stranieri, in particolare i frontalieri, che farebbero concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori autoctoni.

Agli stranieri immigrati e in particolare ai rifugiati viene addossata inoltre la responsabilità della diffusione di pratiche illegali e di minare i valori e l’identità della Svizzera e del Ticino. A questo elenco vanno poi ad aggiungersi le istituzioni e le élite sovranazionali che priverebbero il popolo sovrano dei suoi diritti, imponendo scelte provenienti dall’esterno.

Il messaggio della Lega dei Ticinesi andava poi ad innestarsi su un forte spirito regionalista derivato, secondo l’autrice, ad una sorta di doppia appartenenza dell’identità ticinese, basata sulle nozioni di “italianità” e di “elveticità”: ambivalenza che si esprime da una parte nel senso di inferiorità latente verso i cantoni della Svizzera Interna e dall’altra nella affermazione della particolarità italofona, che origina rivendicazioni verso la Confederazione per una maggior considerazione a livello delle scelte politiche in seno all’amministrazione federale.


Le conseguenze nella stampa locale

Dopo l’analisi del contesto ticinese Diana Nauer passa ad analizzare quali siano i frames utilizzati nel discorso sul tema della migrazione e degli stranieri sulle pagine di due diffusi giornali ticinesi, Il Mattino della domenica e Il Corriere del Ticino, e come e se questi siano cambiati nel tempo.

Il Mattino della domenica, nato nel 1990 per iniziativa di Giuliano Bignasca fondatore della Lega dei Ticinesi, è un settimanale gratuito distribuito in circa 60.000 copie su tutto il territorio cantonale. La pubblicazione, nel comunicare con i lettori, adopera un registro ‘popolare’, che spesso impiega un tono aggressivo e volgare. L’autrice ci dice inoltre che l’utilizzo del dialetto in alcuni suoi titoli “rende il messaggio ancora più esclusivo e veicola una verità che arriva ai ‘veri ticinesi’, ovvero coloro che capiscono e parlano il dialetto”.

Il Corriere del Ticino, fondato nel 1891, è un giornale indipendente e risulta il quotidiano più diffuso nella Svizzera italiana con 102 mila lettori. Il presidente della società editoriale Corriere del Ticino è stato fino al 2018 Marcello Foa, attualmente presidente in quota Lega della Radio Televisione Italiana.

Ci spiega l’autrice del mémoire che all’interno delle edizioni analizzate del Mattino, è stato possibile rintracciare codici riferiti ad “argomenti come la disoccupazione e la riduzione dei salari (che) si sono sommati all’individuazione di un capro espiatorio: gli stranieri e i richiedenti asilo, potenziali approfittatori del sistema sociale svizzero”, dai testi emerge inoltre “lo spirito regionalista, spesso accompagnato da rivendicazioni di maggior considerazione da parte di Berna per il Ticino” o ancora “la messa in pericolo del Sonderfall, ovvero la specificità elvetica, a causa della globalizzazione e delle trattative con le istituzioni europee per una progressiva integrazione della Svizzera al loro interno”.

Il puntuale lavoro di ricerca ha permesso di individuare all’interno degli articoli dei due giornali, nel periodo considerato, una serie di codici riferiti a specifici frame (sovranismo, conservatorismo liberale, internazionalismo, riformismo) da cui è stato possibile individuare il cambiamento oppure la persistenza nel tempo degli stessi. I due giornali, partendo da atteggiamenti opposti nei confronti di stranieri e rifugiati nei primi anni Novanta, sono andati convergendo su opinioni simili soprattutto nel 2010 e ancora di più 2014, in coincidenza con il referendum contro l’immigrazione di massa.

Il frame prevalente del Mattino della domenica è sempre stato quello del sovranismo mentre fino ai primi anni Duemila Il Corriere era su posizioni liberal democratiche. Codici riferiti a ‘troppa concorrenza straniera’, ‘stranieri criminali’, ‘più sicurezza’ oppure ‘accordi bilaterali deleteri’ compaiono con sempre maggior frequenza sulle pagine de Il Corriere solo a partire dal 2010, mentre i riferimenti come quello a ‘pericolo xenofobo’, tipico frame riformista, vanno calando nel periodo esaminato.

Bisogna comunque tenere conto che per quanto riguarda il Corriere questa posizione era portata avanti da articoli di opinionisti, mentre la redazione si accostava ai temi dell’immigrazione in maniera più neutra.

Diana Nauer conclude il suo lavoro spiegando che “è quindi possibile che la svolta a destra dell’elettorato ticinese e delle istituzioni politiche abbia contribuito a sua volta alla svolta a destra del giornale più antico e più letto in Ticino, soprattutto a causa dei contributi dei lettori e dei politici. Come a dimostrare che questa virata verso destra sia reale, il risultato della votazione del 9 febbraio parla da solo: il Ticino è diventato molto più restrittivo in materia di migrazione e stranieri rispetto al periodo precedente. Come già accennato all’inizio di questo lavoro, negli ultimi decenni è avvenuto un cambiamento antropologico nella popolazione ticinese, soprattutto riguardo al tema della migrazione e degli stranieri: lo spostamento del sentimento normale verso destra ne è una prova."