Sono spesso i territori a mostrare come la sostenibilità possa tradursi in politiche, servizi e pratiche capaci di incidere sulla vita quotidiana delle persone. Città, piccoli Comuni, aree interne e comunità locali rappresentano infatti luoghi privilegiati in cui le transizioni ecologica, sociale, economica e digitale prendono forma concreta, attraverso iniziative che nascono dall’ascolto dei bisogni e dalla collaborazione tra attori diversi.
Da questa consapevolezza è nata BEST – Buone Esperienze di Sostenibilità dei Territori, la nuova piattaforma promossa da ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con AXA Italia. Si tratta di un portale pensato per raccogliere, valorizzare e mettere in rete esperienze concrete di sostenibilità realizzate in Italia da soggetti pubblici e privati: Comuni, Regioni, imprese, associazioni, fondazioni, enti del Terzo Settore e partnership territoriali.
La piattaforma, già online, raccoglie oltre 200 buone pratiche e nasce con l’obiettivo di diventare uno spazio aperto di conoscenza, dialogo e collaborazione tra le realtà che, nei diversi contesti locali, lavorano per rendere più sostenibili, inclusive e resilienti le comunità.
Un archivio per conoscere, confrontare e replicare le buone pratiche
BEST si inserisce nel più ampio percorso avviato da ASviS negli ultimi anni attraverso la Call Buone Pratiche, nata per far emergere e raccontare i processi di cambiamento attivati nei territori. L’iniziativa è inoltre collegata anche al Rapporto “Le buone pratiche dei territori”, che nell’edizione 2025/2026 ha raccolto 216 esperienze selezionate, e al Rapporto Territori, pubblicazione annuale che analizza il posizionamento di Regioni, Province, città metropolitane, aree urbane e Comuni rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Il valore della piattaforma non sta soltanto nella raccolta di esperienze, ma nella possibilità di renderle visibili, consultabili e potenzialmente replicabili. Le buone pratiche possono infatti essere ricercate per Goal dell’Agenda 2030, area geografica, parole chiave e altri filtri, favorendo così la circolazione di conoscenze e competenze tra territori diversi.
In questa prospettiva, BEST prova a rispondere a una questione cruciale: come evitare che le esperienze innovative restino isolate, legate alla capacità di singoli enti o comunità, e come trasformarle invece in patrimonio condiviso? Mettere in rete le pratiche significa infatti creare occasioni di apprendimento reciproco, rafforzare alleanze e rendere più visibili soluzioni che, pur nate in contesti specifici, possono offrire spunti utili anche altrove.
La Call per Buone pratiche 2026
ASviS sta continuando a impegnarsi concretamente su questo fronte. Dal 9 giugno 2026, infatti, è aperta la Call Buone Pratiche 2026, rivolta a tutte le realtà che vogliono candidare una o più esperienze di sostenibilità territoriale. Le proposte possono essere presentate attraverso un questionario disponibile sul sito della piattaforma.
Le pratiche candidate saranno valutate da una Commissione multidisciplinare istituita da ASviS. Quelle che supereranno la valutazione riceveranno un attestato di riconoscimento e saranno pubblicate nel Rapporto Buone pratiche per lo sviluppo dei territori 2026. E partire da quest’anno andranno ad alimentare anche BEST, contribuendo ad arricchire progressivamente il database.
Possono candidarsi enti pubblici, enti privati, enti del Terzo Settore, reti e partnership. I progetti devono essere già oltre la fase di progettazione, aver prodotto almeno alcuni primi risultati misurabili, generare un impatto positivo in linea con uno o più Goal dell’Agenda 2030 e avere ricadute principalmente sul territorio italiano.
Il questionario deve essere completato entro il 31 luglio 2026. È possibile presentare più buone pratiche, compilando un modulo per ciascuna esperienza.
Perché questa iniziativa riguarda anche il welfare territoriale
Pur collocandosi nel quadro più ampio dello sviluppo sostenibile, BEST può essere letta anche come uno strumento prezioso per chi si occupa di welfare locale e innovazione sociale.
Le esperienze raccolte nella piattaforma, infatti, non riguardano soltanto la dimensione ambientale della sostenibilità, ma chiamano in causa anche temi come l’inclusione, la partecipazione, la collaborazione tra soggetti pubblici e privati e la capacità dei territori di costruire risposte condivise a bisogni complessi.
BEST può quindi rappresentare un’infrastruttura utile per osservare, connettere e diffondere pratiche che contribuiscono a rendere i territori più sostenibili, coesi e capaci di futuro. Un archivio dinamico, ma anche un’occasione per rafforzare quella dimensione collaborativa che sempre più spesso appare decisiva per affrontare le trasformazioni sociali in corso.