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Porsi come agenzia di attivazione, facilitazione e promozione delle risorse della comunità con l’introduzione di uno specifico profilo professionale e la strutturazione di interventi territoriali integrati per rinnovare i modelli del welfare locale. È la sfida che si è posta l’amministrazione comunale di Trento attraverso il superamento dell’approccio burocratico e di una logica puramente assistenziale, per assumere un ruolo sussidiario di garanzia e supporto delle reti relazionali attivate nelle comunità cittadine. È l’obiettivo dell’analisi presentata di seguito, nata dalla ricerca-azione realizzata nel corso del tirocinio presso il Servizio Circoscrizioni del Comune di Trento.

Un’architettura orizzontale: le dodici circoscrizioni

Per attuare questo cambiamento, il Comune ha adottato un modello policentrico basato su 12 circoscrizioni: non un centro unico, ma 12 realtà locali autonome e ben radicate sul territorio. Il coordinamento politico e strategico di questo decentramento è garantito dal Consiglio dei Presidenti, un organo collegiale che si riunisce con cadenza mensile alla presenza dell’Assessora comunale competente. Questo spazio permette di trasformare le criticità dei quartieri in strategie condivise, scongiurando il rischio di una gestione frammentata delle periferie.

L’assetto innovativo del modello del Comune di Trento trova il suo principale fattore abilitante nell’integrazione, all’interno dell’organico istituzionale delle circoscrizioni, della figura dell’animatore di comunità. A livello organizzativo, questa figura agisce come punto di contatto, muovendosi costantemente tra la formalità delle procedure pubbliche e le svariate istanze che emergono dal territorio. Non si tratta di una semplice funzione di mediazione, bensì di un presidio metodologico flessibile, capace di tradurre i tecnicismi e gli iter istituzionali dell’ente in opportunità reali per la comunità e, reciprocamente, di convertire i bisogni del territorio in percorsi amministrativi coerenti.

Dal punto di vista metodologico, l’agire quotidiano di questo operatore si articola in strategie mirate, il cui scopo ultimo è promuovere lo sviluppo della comunità. L’animatore presidia i contesti locali svolgendo un’azione continua di mappatura e valutazione del territorio per intercettare le risorse latenti, agendo come facilitatore di connessioni e catalizzatore dei processi di co-progettazione simmetrica tra i gruppi. Questo lavoro silenzioso e capillare di tessitura relazionale trova la sua espressione più tangibile sul campo, dove la capacità del Comune di attivare risposte differenziate si misura attraverso quattro grandi direttrici operative in cui le idee si trasformano in pratiche di coesione sociale:

  • sostenibilità e territorio: Laboratori del Riuso e filiere corte;
  • accompagnare le transizioni di vita rigenerando gli spazi pubblici;
  • essere comunità in ascolto per rigenerare la dimensione sociali dei luoghi;
  • patti di collaborazione motore di amministrazione condivisa.

Sostenibilità e territorio: i Laboratori del Riuso e le filiere corte

La prima di queste direttrici si manifesta nelle iniziative legate all’economia circolare e ai progetti di riuso comunitari: in questi contesti, la gestione dei beni non è mai un fine a se stesso, ma diventa lo sfondo ideale per far nascere legami di vicinato e stimolare una responsabilità condivisa.

Muovendosi tra i diversi quartieri, si nota subito come i Laboratori del Riuso territoriale abbiano assunto volti profondamente diversi a seconda delle comunità locali. Nella circoscrizione di Ravina-Romagnano il progetto ha preso una direzione spontanea e guidata dal basso, dove il forte legame con la comunità locale spinge i residenti e le associazioni locali ad autogestire gli spazi, i turni di apertura e la cura quotidiana degli scambi. Una realtà del tutto speculare si respira a Gardolo, una zona caratterizzata da una complessa composizione multiculturale e da un’alta densità abitativa. Qui il laboratorio ha preso forma grazie all’iniziativa della presidente della circoscrizione dell’epoca, la quale è riuscita a cogliere i bisogni della comunità; lo scambio degli oggetti usati è diventato un’opportunità per far incontrare le persone, intercettare solitudini nascoste e avvicinare gli anziani o le famiglie con background migratorio, costruendo una rete di supporto naturale laddove prevaleva l’isolamento. A Povo, invece, la forte presenza di studenti universitari ha orientato il progetto verso l’utilizzo di piattaforme digitali e canali social, in questo caso, l’uso delle tecnologie è stato strutturato specificamente per permettere ai cittadini di interagire e accordarsi in modo diretto, evitando il passaggio intermediato della circoscrizione.

L’intersezione tra la tutela ambientale e il welfare delle relazioni si ritrova anche nel progetto “Nutrire Trento”, portato avanti insieme all’Ateneo cittadino. Il progetto accorcia le distanze tra le campagne periurbane e chi vive in città, creando un tavolo partecipato che incoraggia scelte alimentari ed economiche più solidali. Questa rete trova il suo momento di massima visibilità in “Bio-logica. Biodiversità oltre il biologico”, un evento diffuso sul territorio comunale e co-progettato dalle realtà locali. L’iniziativa, articolata attraverso mercati tematici, laboratori aperti e spazi di confronto, si qualifica come un dispositivo orientato a rafforzare l’attaccamento emotivo ai luoghi e il benessere sociale della comunità.

Accompagnare le transizioni di vita e rigenerare lo spazio pubblico

La seconda direttrice riguarda lo stare vicino alle persone nei momenti di passaggio più delicati della vita.

Pensando all’inizio del ciclo vitale, il Comune ha investito sull’accoglienza dei “Nuovi Nati”, iniziativa attraverso la quale le famiglie ricevono supporti informativi pensati per orientarsi con consapevolezza tra i servizi per la prima infanzia.

Con la stessa sensibilità, ma sul versante opposto dell’esistenza, si colloca il percorso “Assenza ed Essenza”: attraverso incontri dedicati alla musica e alla poesia, ospitati nei piccoli cimiteri storici dei sobborghi collinari, l’amministrazione accompagna l’elaborazione del lutto dimostrando che la vicinanza delle istituzioni può e deve abitare anche la sfera dei significati intimi e dei vissuti emotivi della cittadinanza.

Essere comunità in ascolto

La terza direttrice di intervento è orientata invece alla rigenerazione sociale dei luoghi centrali segnati da situazioni di fragilità, e il caso più significativo è il progetto “Fare Comunità” in Piazza Santa Maria Maggiore. Per ridare vita a questo spazio, il Servizio non ha proposto risposte preconfezionate, ma ha coinvolto tre figure di riferimento del quartiere: una cittadina attiva, un negoziante della zona e il referente di una realtà associativa.

Attraverso un confronto diretto che ha visto la partecipazione dell’animatore di comunità e dell’Assessora di riferimento, è stato chiesto direttamente a questi cittadini quale cambiamento desiderassero per il proprio territorio e come intraprenderlo insieme. Questo percorso ha permesso di trasformare le istanze della comunità in interventi e attività concrete all’aperto volti a presidiare e rianimare la piazza.

Nello specifico, lo spazio pubblico è diventato teatro di lezioni ed esercitazioni motorie (come sessioni di yoga e Zumba), eventi musicali e performance di cori locali, affiancati da laboratori aperti alla cittadinanza. Tali iniziative hanno favorito una riappropriazione positiva dei luoghi, trasformando un’area complessa in un punto di aggregazione, socialità e cura condivisa.

Il motore dell’amministrazione condivisa: i Patti di Collaborazione

Tutte queste esperienze, sebbene così diverse tra loro, non potrebbero reggere nel tempo senza un’architettura comune. La quarta direttrice strategica, che rappresenta il motore metodologico del modello, si fonda sull’amministrazione condivisa e sull’attivazione dei Patti di collaborazione, formalizzati all’interno delle Linee Guida degli Spazi di Comunità di Trento.

Questo strumento si propone di superare la tradizionale logica gerarchica dei bandi per favorire un rapporto paritario tra l’ente pubblico e i cittadini, siano essi costituiti in associazioni o uniti in forme informali di vicinato. Il regolamento descrive questi contesti attraverso elementi orientati all’inclusione come la flessibilità nell’uso degli spazi e degli orari, la varietà delle attività proposte, la condivisione dei materiali e la presenza di regole scritte insieme.

In questa cornice, il dispositivo del patto opera essenzialmente come un attivatore di reciprocità, offrendo una legittimazione formale in cui l’esperienza quotidiana di chi vive il territorio può saldarsi con la possibilità reale di incidere sul benessere collettivo e sulla cura dei legami di quartiere.

Oltre l’adempimento: le sfide di un welfare delle relazioni

L’esperienza delle circoscrizioni di Trento dimostra che il successo del welfare di prossimità non può essere stimato esclusivamente attraverso metriche numeriche o il volume dei servizi erogati. La sfida metodologica consiste nel superare una logica meramente amministrativa, orientando la valutazione verso la qualità, la solidità e lo sviluppo delle reti sociali.

Questo mutamento di prospettiva permette di cogliere il disegno unitario dietro a interventi apparentemente distanti tra loro: azioni nate non come attività isolate, ma come dispositivi per generare fiducia e coesione. All’interno di questo processo, l’animatore di comunità si afferma come figura strategica, capace di guidare l’evoluzione del sistema verso un modello di welfare generativo.

L’esperienza trentina si qualifica così come un modello virtuoso e riproducibile, capace di dimostrare come la valorizzazione dei legami e la partecipazione attiva costituiscano i reali ed efficaci fattori di protezione sociale nei contesti urbani contemporanei.

Fonti per approfondire i temi trattati

  • Arnstein, S. R. (1969), “A ladder of citizen participation”, Journal of the American Institute of Planners, 35(4), 216-224.
  • Bio-logica (2026), “Bio-logica: biodiversità oltre il biologico”, Portale ufficiale di promozione territoriale e grandi eventi della città di Trento (Visittrento).
  • Fargion, S. (2013), Il metodo del servizio sociale. Riflessioni, casi ed esperienze, Carocci.
  • Gruppo T – Spazi di Comunità (2025), “Le Linee Guida degli Spazi di Comunità di Trento: Essere città di relazioni (Versione 2.1)”, Comune di Trento e CSV Trentino.
  • Lenzi, M. et al. (2013), “Modelli ecologici di coesione sociale e relazioni di vicinato nei contesti urbani”, Giornale Italiano di Psicologia, 40(2), 311-330.
  • Nutrire Trento (2026), Portale ufficiale per la transizione alimentare e le politiche del cibo, Comune di Trento.
Questo contributo è parte del Focus tematico Collaborare e partecipare, che presenta idee, esperienze e proposte per riflettere sui temi della collaborazione e della partecipazione per facilitare cooperazione e coinvolgimento. Curato da Pares, il Focus è aperto a policy maker, community maker, agenti di sviluppo, imprenditori, attivisti e consulenti che vogliono condividere strumenti e apprendimenti, a partire da casi concreti. Qui sono consultabili tutti i contenuti del Focus.

Foto di copertina: Will O, Unsplash.com