L’assistenza agli anziani rappresenta una delle maggiori sfide sociali dell’Italia. Si tratta di un fenomeno complesso che coinvolge circa 10 milioni di persone tra anziani non autosufficienti (circa 4 milioni), i loro familiari, i caregiver e gli operatori professionali che li assistono, che faticano a trovare risposte concrete da parte delle istituzioni pubbliche a molti dei loro bisogni legati alla Long Term Care.
Le sfide che queste persone devono affrontare quotidianamente sono già oggi enormi, ma sono destinate a crescere ulteriormente: nei prossimi 10 anni gli over 85, la fascia di popolazione con i bisogni assistenziali più elevati, aumenteranno di circa il 30%.
Per tale ragione, il Patto per un nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza1 nella giornata di oggi ha presentato le proprie proposte per la prossima Legge di Bilancio 2027, delineando un percorso costruttivo per trasformare la riforma della non autosufficienza approvata nel 2023 in un cambiamento concreto per la vita dei cittadini.
Il contesto e l’opportunità della Legge di Bilancio 2027
“Siamo di fronte a un’urgenza sociale che tocca nel profondo il tessuto del nostro Paese,” hanno spiegato Cristiano Gori ed Eleonora Vanni, coordinatori del Patto, che hanno ricordato come “oggi il peso dell’assistenza poggia in gran parte sulle spalle delle famiglie, che si trovano ad affrontare un sistema ancora frammentato e spesso distante dalle necessità quotidiane”.
I dati attuali fotografano con chiarezza le fragilità del sistema: un anziano in Italia riceve mediamente solo 16 ore annue di assistenza domiciliare (a fronte, ad esempio, delle 150 della Danimarca), mentre circa 270.000 persone si trovano in lista d’attesa per un posto in una struttura residenziale. A questo si aggiunge un peso burocratico spesso insostenibile, con le famiglie costrette ad affrontare mediamente 5 o 6 valutazioni diverse per accedere ai servizi, e un’indennità di accompagnamento che attende una riforma organica da ben 45 anni.
“La Legge di Bilancio 2027 rappresenta l’occasione per dare piena attuazione alla riforma del 2023 e tradurla in un miglioramento concreto nella vita degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie”, hanno continuato Gori e Vanni. Il Patto ha stimato che per il 2027 serva un investimento di 1.047,8 milioni di euro che rappresenterebbe “il primo passo di un percorso triennale graduale e sostenibile”. “È un investimento volto a garantire servizi di qualità omogenei su tutto il territorio nazionale, ridurre le diseguaglianze territoriali e fare in modo che la riforma produca effetti concreti nella vita delle persone.”
Gli interventi prioritari individuati dal Patto
In questo quadro, il Patto ha individuato quattro interventi prioritari per superare le principali criticità dell’attuale sistema e costruire un welfare capace di garantire risposte più efficaci ed eque in tutto il Paese. Le proposte prevedono di:
- semplificare le procedure per permettere agli anziani e alle loro famiglie di ottenere assistenza e sostegni in modo rapido e semplice;
- introdurre una nuova domiciliarità pensata per anziani non autosufficienti, oggi assente in Italia;
- rafforzare l’assistenza residenziale, rendendola più accessibile, di maggiore qualità e con rette più eque per chi ne ha bisogno;
- sviluppare la nuova Prestazione Universale per la Non Autosufficienza, un contributo monetario calibrato sulle esigenze degli anziani e delle famiglie capace anche di incentivare il lavoro regolare di cura.
In allegato è disponibile il documento di dettaglio predisposto dal Patto e una grafica di sintesi.
Note
- Il Patto raggruppa 60 organizzazioni, tra cui Percorsi di Secondo Welfare, coinvolte nell’assistenza e nella tutela degli anziani non autosufficienti nel nostro Paese. Sono realtà che rappresentano gli anziani, i loro familiari, i pensionati, gli ordini professionali e i soggetti che offrono servizi. Si tratta della comunità italiana della non autosufficienza, che ha deciso di superare confini, appartenenze e specificità per unirsi.
