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Dare opportunità di crescita a giovani che vivono in contesti svantaggiati, offrendo loro un percorso di empowerment e consapevolezza che possa prepararli a una vita adulta più responsabile, consapevole e attiva.  È l’obiettivo di “Bella storia. La tua.”, progetto triennale promosso da Fondazione Unipolis e rivolto a 50 ragazzi e ragazze che frequentano il triennio della scuola secondaria di II grado e che provengono da famiglie a basso reddito di Campania e Calabria.

Per realizzarlo, “Bella storia” propone un itinerario incrementale di crescita individuale volto all’acquisizione di competenze sociali, emotive e cognitive – ma non solo – che favoriscono la crescita delle persone per renderle “più consapevoli, più proattive e più abili”1 e contribuire a cambiare in meglio le comunità in cui vivono. Come ci ha raccontato Marisa Parmigiani, Consigliera Delegata di Fondazione Unipolis, i risultati della prima edizione, (svoltasi tra novembre 2022 e luglio 2025) sono stati ritenuti molto soddisfacenti, tanto da portare la Fondazione a lanciare già a settembre scorso una nuova edizione del progetto che, partita a novembre, si concluderà nell’estate 2028.

Attraverso un’intervista a tre ragazze e ragazzi che stanno partecipando all’iniziativa abbiamo cercato di capire come “Bella storia” stia impattando concretamente sulle loro vite.

Motivazioni e aspettative colme di desiderio

Curiosità. È la parola che usa una delle ragazze che sta partecipando al progetto per spiegare la scelta di candidarsi a “Bella storia”. “Sono venuta a conoscenza del progetto tramite mia cugina, che ha partecipato alla prima edizione. Mi raccontava della bellezza di questa esperienza e delle sue opportunità, quindi ho provato a capire se potessi farla anche io”. La ragazza che parla è Noemi, ha 16 anni, vive a Scilla e frequenta il Liceo Scientifico con indirizzo sportivo a Reggio Calabria. I racconti della cugina l’hanno spinta a informarsi, ma il perché abbia scelto di partecipare ha basi molto più solide della mera curiosità.

Noemi durante uno dei Camp di “Bella Storia. La tua.”

Alla fine di questo percorso voglio essere più consapevole. Attraverso ‘Bella storia’, grazie agli adulti che ci accompagnano e agli altri ragazzi partecipanti, ho l’opportunità di crescere personalmente, ma anche di conoscere meglio il mio territorio. Questo è importante, perché per essere più consapevoli di noi stessi e vivere bene dobbiamo capire chi siamo, dove stiamo e cosa ci circonda” conclude Noemi, dimostrando una maturità davvero notevole per la sua età.

Io invece voglio migliorarmi, imparare cose, scoprire nuovi punti di vista: grazie a ‘Bella storia’ ci sto riuscendo perché posso partecipare a molte più attività, scolastiche ed extra-scolastiche”. A dirlo è Alice, 16 anni, che ha scoperto il bando grazie a un suo professore, che ne ha parlato in classe. Per lei nella scelta di partecipare ha giocato un ruolo importante la possibilità di ricevere un sostegno economico. Alice frequenta l’istituto Enrico Fermi di Catanzaro Lido, a circa 25 km da Valle Fiorita dove vive con la famiglia, e “grazie al contributo del progetto peso meno sulle spalle dei miei genitori e questo mi aiuta molto, anche e soprattutto a livello mentale”.

Io invece ho trovato ‘Bella storia’ tramite Instagram” spiega Yurii, 17 anni; “appena compiuti” ci tiene a specificare. Frequenta un istituto tecnico per costruzioni aeronautiche a Napoli e ha ottenuto una borsa di studio, che però non prevede finanziamento economico. “Si vede che il telefono mi ha ‘sentitoperché scrollando è apparso un annuncio della Fondazione sul bando” ci dice. “Da lì ho visto i post e i video del progetto: ragazzi che giocavano, si confrontavano, facevano cose… mi sono entusiasmato e ho detto ‘vabbè partecipiamo’…”. Ha partecipato, è stato selezionato e ora Yurii vede nel progetto l’opportunità di “scoprire luoghi, migliorare la mia cultura e incontrare persone nuove”.

Una partecipazione, dunque, che ha origine da diverse situazioni e motivazioni, accomunate però dal desiderio di scoprire, mettersi alla prova e, in un’ultima istanza, crescere grazie alle opportunità offerte dal progetto in termini di competenze, accompagnamento e scoperta del territorio.

Sviluppo delle competenze: per una crescita individuale e collettiva

Una volta entrate nel vivo nel progetto, le persone partecipanti si trovano anzitutto immerse in una serie di attività formative sia online che in presenza (in particolare nei Camp2) il cui contenuto spazia dalle life skills alla scoperta di nuove competenze relazionali. Molta della formazione è accompagnata da attività pratiche per la gestione dei conflitti e il lavoro di squadra attraverso momenti esperienziali, come laboratori di arte, i momenti di movimento fisico e i giochi di squadra.

Noemi racconta come nel primo Camp autunnale del gruppo calabrese ci sia stato un laboratorio sulla figura dell’eroina che, finora, è stato il momento più significativo all’interno del percorso. “Mi è piaciuto tanto perché oltre a conoscere me stessa e a dovermi domandare chi sono io, sono anche riuscita a farmi conoscere in un modo nuovo, perché ho dovuto condividere quanto elaborato anche con tutti gli altri miei compagni, spiegando loro chi sono attraverso foto e disegni fatti durante il laboratorio”.

Alice durante uno dei Camp di “Bella Storia. La tua.”

Lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità nell’idea del progetto ha infatti una dimensione individuale, ma che si declina anche nel miglioramento delle capacità di lavoro in gruppo, ascolto e comunicazione. In questo senso, Alice spiega che da quando partecipa a “Bella storia” ha l’impressione di essere più responsabilesia rispetto agli altri sia con me stessa. Prima faticavo a rispettare gli orari, soprattutto quelli scolastici, ma grazie al progetto sto capendo perché vale la pena essere più attenta. E su questo mi sto mettendo sempre più in gioco”.

In questo quadro le ragazze aggiungono come quello che stanno imparando non vada solo ad arricchirsi personalmente, ma rappresenti anche una risorsa potenziale per il loro ambiente sociale. “Abbiamo fatto una gita a Martone, un borgo in provincia di Reggio Calabria dove nel 2024 è stata creata l’ associazione Terra dei Primi che promuove la sostenibilità coinvolgendo tutta la comunità, in particolare attraverso il settore agricolo e lo sviluppo alimentare” spiega Noemi. “Scoprire queste nuove cose è una grande opportunità secondo me, perché oltre al lavoro su me stessa mi rendo conto che anche io potrei essere d’aiuto facendo cose simili”.

Per un nuovo legame con il proprio territorio

Quello citato da Noemi è un pezzo di quello che il progetto definisce come community engagement, cioè azioni finalizzate a sensibilizzare le persone partecipanti sul valore del loro territorio e a coinvolgerle attivamente in iniziative volte al cambiamento. Si tratta di una parte centrale del percorso, perché permette a ragazzi e ragazze di scoprire il contesto in cui vivono con occhi nuovi, immaginando strade inedite per cambiare le proprie comunità.

Grazie a diverse iniziative di gruppo, infatti, si vanno a sviluppare competenze sociali che aiutano a crescere come cittadini e più attivi e responsabili, facendo nascere anche il desiderio di fare qualcosa di concreto per la propria comunità.

Le esplorazioni dei quartieri o dei borghi storici, le interazioni con la popolazione locale e la scoperta di iniziative territoriali sono occasioni per riflettere su come il cambiamento sia possibile anche a livello di comunità. E di come gli stessi ragazzi possano esserne protagonisti.

Yurii racconta ad esempio della scoperta di Bella Piazza, progetto integrato di rigenerazione urbana, sociale, culturale ed economica di Piazza Garibaldi a Napoli.

Tra le altre cose, ha previsto il ripristino dell’area gioco per rafforzare il senso di appartenenza e innescare circoli virtuosi di cura del bene comune. “A me piacciono un sacco gli scacchi” dice Yurii “e appena sono arrivato là ho visto che ci stava una scacchiera e l’ho chiesta subito. Ci siamo fatti dare delle sedie, un tavolino e mi sono messo a giocare per le successive due ore e mezza. Giocare a scacchi con qualcuno e non online è stato bellissimo. Ora ogni volta che passo per di là chiedo sempre una scacchiera per giocare insieme ad altri”.

Un racconto semplice ma che spiega bene l’idea alla base del community engagement: non si tratta solo di imparare a conoscere il territorio, ma anche di sentirsi parte di una comunità più grande. Una dinamica che evidentemente può iniziare anche da una cosa piccola come gli scacchi.

Mentoring e amicizie: una compagnia che conta

Noemi, Alice e Yurii pensano che questi primi risultati – il progetto ha davanti ancora più di due anni – siano stati possibili grazie alle attività formative e laboratoriali previste, ma siano dovuti anche ai compagni di strada, sia quelli “istituzionalI” che quelli “imprevisti”.

Yurii durante uno di Camp di "Bella Storia. La tua."
Yurii durante uno di Camp di “Bella Storia. La tua.”

“Bella storia” prevede infatti una dimensione di mentoring, ovvero l’affiancamento di figure di riferimento – afferenti ad alcune organizzazioni partner di progetto – che, oltre a fornire competenze pratiche nei momenti organizzati o a monitorare il progresso di crescita, affiancano singolarmente i giovani durante il percorso. “Sono persone che ammiro e mi piacerebbe tanto assomigliargli” dice Noemi perché “con loro posso parlare tranquillamente, senza mai sentirmi giudicata”. Le fa eco Alice, che sottolinea come “tanti adulti pensano di avere il coltello dalla parte del manico per il solo fatto di essere più grandi. Con i mentor invece c’è sempre un clima sereno e aperto al confronto”.

Dai racconti emerge come i mentor siano una guida importante per lo sviluppo professionale e personale, ma hanno anche delle persone in grado di generare maggiore autoconsapevolezza. Rapporti che hanno mostrato ai ragazzi che, seppur con esperienze e età diverse, le persone possono sempre imparare le une dalle altre, abbattendo barriere generazionali e favorendo un dialogo aperto e costruttivo.

Ma a contare, e molto, è anche il rapporto tra pari e la crescita di amicizie inaspettate tra chi partecipa al progetto. “Con i ragazzi e le ragazze di ‘Bella storia’ ormai ci sentiamo tutti i giorni come se ci conoscessimo da sempre” dice Noemi. “Parliamo ovviamente del progetto, ma ora sono tante anche le cose personali che ci tengono insieme”. Yurii ricorda come “il momento in cui è davvero nato il gruppo è stata la prima notte del Camp autunnale.Dopo le attività della giornata ci siamo messi a parlare del più e del meno e abbiamo instaurato un rapporto molto forte. Ora anche se lontani ci sentiamo quotidianamente con whatsapp e parliamo praticamente tutti di tutto”.

Proiettati nel futuro

Giustamente Noemi, Alice e Yurii non riescono a immaginare dove li porterà la vita, ma oggi per loro è chiaro che “Bella storia” gli sta dando nuove prospettive che non avrebbero se non stessero partecipando al progetto. Quest’ultimo, infatti, sta offrendo loro opportunità di crescita individuale, occasioni di arricchimento collettivo e l’opportunità di essere parte di un cambiamento sociale concreto.

Si sentono infatti protagonisti di un percorso che, grazie alla formazione, al mentoring e al Community engagement, li sta portando a esplorare il loro territorio, sviluppare competenze vitali e, soprattutto, a credere nel loro futuro.

Io non so dire come sarò alla fine di questo progetto, perché ogni giorno scopro qualcosa di nuovo di me stessa, che mi rende sempre un po’ diversa dal giorno prima” riflette Alice. “Pensare come sarò tra tre anni è quindi difficile, però credo che grazie ai laboratori, agli adulti che ci seguono e al rapporto con gli altri ragazzi, stiamo aprendo la mente e avendo opportunità importanti per essere più consapevoli e responsabili. E anche per pensare in modo diverso al presente e al futuro” dice con una sicurezza non scontata.

Dai racconti che hanno fatto nell’ora in cui siamo stati insieme è evidente lo stupore e la felicità di avere qualcuno con cui progettare il proprio futuro, che crede in loro, tanto da metterci soldi, tempo e impegno, che li aiuta giorno dopo giorno e valorizzare i loro punti di forza. Qualcuno che non li considera agenti di cambiamento per le proprie comunità.

Yurii lo dice con semplicità: “sto avendo possibilità che non avrei senza ‘Bella storia’. Ho l’opportunità di diventare più maturo, più acculturato, più consapevole del mio territorio.  Grazie al progetto sono andato in una zona della mia città che non conoscevo, ho scoperto cose che non avrei mai visto e questo mi sta facendo diventare un ragazzo diverso. Mi sta facendo crescere”.

 

 

Note

  1. Il progetto si basa su 4 azioni principali: 1) un contributo economico annuale di 1.000 euro all’anno 1, 1500 euro all’anno 2 e 2000 euro all’anno 3 per ciascun partecipante, da destinare a spese di istruzione, educazione, crescita culturale e civica; 2) la “Palestra di competenze”, con momenti esperienziali in presenza e pillole formative online; 3) un’azione di mentoring, per affiancare una figura di ascolto e riferimento a ciascun ragazzo e ragazza, e supportarli nello sviluppo del proprio piano individuale; 4) un’attività di Community engagement, per valorizzare la creazione di una comunità tra pari e connettere i partecipanti.
  2. I Camp autunnali si svolgono divisi per regioni, uno Campania e uno in Calabria, e prevedono attività formative intensive della durata di 24 ore; si svolgono un fine settimana l’anno. I Camp estivi riuniscono tutte le persone partecipanti per permettere un’esperienza comunitaria, immersiva e intensa; durano 4 giorni e si svolgono una volta l’anno.
Foto di copertina: Un momento laboratoriale di "Bella Storia. La tua.". Fonte: Fondazione Unipolis