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Fare la spesa a New York è diventato sempre più difficile. Nell’ultimo decennio, nell’area metropolitana, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 33%. Una crescita che ha inciso profondamente sulla capacità delle famiglie newyorkesi di accedere, in particolare, al cibo sano. 

Già prima della pandemia quasi un 1 adulto su 4 dichiarava di non possedere sufficienti risorse economiche per soddisfare i propri bisogni alimentari; una quota che negli anni successivi è passata dal 29% al 36%, pari a circa 440.000 persone costrette a ridurre o rinunciare al cibo. 

L’inasprimento dei prezzi si è tradotto in un peggioramento dell’insicurezza alimentare, un fenomeno ormai noto anche nella città simbolo del potere finanziario statunitense, che nel 2023, ha riguardato il 17,5% dei residenti (oltre 1,5 milioni di persone), superando il tasso nazionale degli USA (14,3%).  

Abbassare i prezzi in città: i supermercati comunali

Affrontare i crescenti costi della spesa alimentare rappresenta una delle priorità del neo eletto sindaco Zohran Mamdani, entrato ufficialmente in carica con l’inizio del nuovo anno. 

Tra le proposte del giovane Primo Cittadino figura l’istituzione di una rete di supermercati comunali, finanziati con fondi pubblici. Il progetto prevede l’apertura di cinque punti vendita, uno per ogni borough (distretto) della città, sostenuti da un investimento di 60 milioni di dollari, che dovrebbero essere ricavati dal reindirizzamento di risorse attualmente destinate ai supermercati privati, attraverso il programma Food Retail Expansion to Support Health (FRESH).

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In un’intervista alla CNN, Mamdani ha chiarito che il progetto inizierà con una prima fase sperimentale: “se il programma pilota riuscirà ad abbassare i prezzi, come mi aspetto accada, allora potremmo estenderlo; se non funzionerà allora non verrà ampliato”, ha dichiarato. 

I supermercati saranno strutturati in modo da ridurre i costi finali per i cittadini: affitti e tasse di proprietà calmierati sugli spazi destinati ai supermercati, insieme alla possibilità per i gestori di approvvigionarsi di generi alimentari a prezzi all’ingrosso agevolati, consentiranno di contenere le spese per le famiglie. L’obiettivo non sarà generare profitto, bensì abbattere i costi della spesa alimentare, concentrandosi soprattutto sui “food desert”, ossia le aree della città dove l’accesso al cibo sano e fresco è limitato dall’assenza di supermercati o mercati contadini. 

La rete di supermercati sarà inoltre integrata con il tessuto locale attraverso il coinvolgimento di piccoli imprenditori e agricoltori locali nelle attività di approvvigionamento e fornitura di prodotti, creando un modello più sostenibile.   

Dubbi e criticità 

Pur suscitando interesse tra la popolazione, l’iniziativa di Mamdani ha aperto il dibattito sulle sue reali possibilità di riuscita e sostenibilità nel lungo periodo. L’impegno ad alleggerire la spesa delle famiglie si scontra con alcuni dubbi: dalla fattibilità del progetto, al rischio di interferire con i soggetti commerciali già presenti nei quartieri newyorkesi. 

Per i piccoli esercizi commerciali, come delis e bodegas, la presenza di supermercati comunali altererebbe gli equilibri competitivi esistenti. Sostenuti da fondi pubblici, quest’ultimi opererebbero in condizioni più vantaggiose dando origine a una concorrenza asimmetrica che potrebbe compromettere la sopravvivenza delle attività commerciali già radicate nei quartieri. 

Simili obiezioni sono state avanzate anche da John Catsimatidis, proprietario di una nota catena di supermercati, il quale sostiene l’incompatibilità del modello Mamdani con la capitalistica New York. Mosso soprattutto da considerazioni di carattere ideologico, Catsimatidis definisce la proposta “un potenziale disastro in stile sovietico” (“soviet style disaster-in-waiting”), alludendo al presunto controllo eccessivo dello Stato nel sistema economico. Su questa linea si è espresso anche l’ex governatore dello stato di New York e rivale di Mamdani alle elezioni comunali, Andrew Cuomo, che ha liquidato l’iniziativa definendola espressione di una “ideologia sovietica”. 

Riflessioni più concrete, poi, si concentrano sulla portata effettiva della proposta di Mamdani. L’esperta Alexina Cather,  intervistata dal New York Times, osserva che l’apertura di soli cinque supermercati avrebbe un impatto marginale sulla riduzione dei prezzi dei generi alimentari. Per incidere concretamente sui costi finali, sarebbe necessario un numero significativamente più elevato di punti vendita, strategicamente distribuiti sull’intero territorio. 

Nulla di nuovo

Al netto delle incertezze sull’efficacia dell’iniziativa, la proposta del nuovo sindaco non introduce un modello realmente innovativo. Per molti cittadini europei, abituati a sistemi di welfare maggiormente strutturati, il modello Mamdani non è una novità, bensì risulta un assetto quasi “normale”, come sottolineato da un recente articolo del Guardian.

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In realtà, anche negli Stati Uniti iniziative simili ai supermercati comunali risultano già diffuse. Tra i casi più significativi vi sono il St. Paul Market in Kansas, attivo dal 2008 e gestito dal municipio con il supporto della comunità locale, e l’Azalea Fresh Market di Atlanta, di recente inaugurazione e sostenuto dalla municipalità con l’obiettivo di contrastare la povertà alimentare nel territorio. Questi esercizi commerciali offrono generalmente prezzi più accessibili, promozioni e sconti, oltre ad accettare i benefici del programma SNAP (ne avevamo parlato già tanti anni fa qui, ndr).

E a ben guardare anche a New York supermercati “speciali” già ci sono. C’è il sistema dei Commissary Military Exchange – punti vendita situati all’interno di strutture militari, che offrono beni alimentari e prodotti al dettaglio a prezzi scontati per il personale militare, le loro famiglie e i pensionati. E poi sono attivi sei public store. Tre di questi sono gestiti dalla società no profit New York City Economic Development Corporation, che affitta gli spazi ai venditori con l’obiettivo di garantire l’accesso a cibo sano, preservare la diversità culturale della città, rafforzare il senso di comunità e creare opportunità lavorative per piccoli agricoltori e commercianti della zona.

Il confronto con gli empori solidali

Nel complesso, le iniziative citate dimostrano come la creazione di supermercati pubblici non rappresenti un’ utopia, bensì uno strumento già attivo in differenti contesti, accomunati dalla volontà di garantire un accesso equo al cibo sano. Alcuni osservatori hanno paragonato le iniziative in partenza a New York con il sistema italiano degli empori solidali che, pur inserendosi in un contesto di governance differente, perseguirebbero finalità e obiettivi analoghi. Se questo è in parte vero, occorre sottolineare che empori solidali e supermercati comunali, però, si differenziano principalmente per tre aspetti: governance, modalità di fruizione e criteri di accesso.

In primo luogo, la proposta di Mamdani si fonda su un forte coinvolgimento del settore pubblico, mentre gli empori solidali sono spesso frutto di iniziative promosse dal Terzo Settore, al quale è spesso delegata la gestione del supporto alimentare.

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Una seconda distinzione riguarda le modalità d’uso. Gli empori solidali operano attraverso tessere a punti, mediante le quali i beneficiari “acquistano” i prodotti; i supermercati previsti a New York, invece, funzioneranno come veri e propri esercizi commerciali, basati sulle tradizionali forme di pagamento.

Infine, divergono anche i criteri di accesso. Mentre gli empori solidali sono rivolti a nuclei familiari in condizione di indigenza; i supermercati comunali newyorkesi, al contrario, saranno aperti all’intera popolazione, configurandosi di fatto come ordinari punti vendita. 

Il modello di supermercati comunali proposto da Mamdani, in breve, si colloca in un quadro più ampio di iniziative volte a rendere il cibo accessibile. Pur in presenza di dubbi sulla sua sostenibilità, il progetto rappresenta un tentativo concreto di rispondere all’aumento dei costi alimentari e all’insicurezza crescente che colpisce la città di New York, il cui esito dipenderà non solo dall’abbassamento dei prezzi, ma anche dalla capacità della proposta di integrarsi con le realtà commerciali già esistenti. 

 

 

Foto di copertina: Zohran Mamdani - Foto: Bingjiefu He, Wikipedia