La vittoria della lista studentesca alle elezioni in Serbia, capace di sconfiggere il decennale e illiberale leader Aleksandar Vucic, ha fatto il giro del mondo. In un momento in cui la democrazia sembra arretrare e i giovani scendere in piazza in molti Paesi, la storia del loro movimento ha comprensibilmente attirato l’attenzione globale.
Tutto è cominciato esattamente due anni fa, quando a Novi Sad, la seconda città del Paese, una pensilina della nuova stazione ferroviaria è crollata, uccidendo 16 persone. “La tragedia è stata vista come emblematica di una corruzione diffusa”, ha spiegato Paul Kirby su BBC, indicando nel presidente Vucic il principale responsabile del fenomeno. È allora che sono cominciate le manifestazioni degli studenti, per chiedere indagini indipendenti sull’incidente, giustizia e trasparenza.
Col passare dei mesi, continua l’emittente britannica, le proteste “si sono presto trasformate in un movimento nazionale, spesso radicato a livello locale, che ha coinvolto settori molto più ampi della società serba, tra cui agricoltori, attori e giudici”. Infine, il movimento si è trasformato in una lista elettorale, capace di vincere le elezioni anticipate di fine ottobre, convocate da Vucic dopo le sue dimissioni.
I giovani serbi, però, non hanno fatto campagna elettorale parlando principalmente di temi sociali e concreti. Non hanno puntato sull’affordability, come ha fatto Zohran Mamdani per diventare sindaco di New York e non hanno nemmeno messo tra le loro richieste prioritarie casa, scuola o caro-vita, come hanno fatto i manifestanti in molte città europee. Queste questioni erano nel loro programma, ma in una posizione secondaria.
“Lo Stato di diritto è stato un punto centrale di tutto ciò che è accaduto”, spiega Milos Pavkovic, chief strategist e senior researcher del think tank European Policy Centre di Belgrado. Ed è proprio alla questione dello Stato di diritto che si legano anche ii temi sociali.
Contro la corruzione, per lo Stato di diritto
Lo Stato di diritto, secondo Pavkovic, è stato il “principale comune denominatore” che ha tenuto coeso l’eterogeneo movimento degli studenti, composto da persone di sinistra, di centro e di destra. L’obiettivo comune era avere un Paese non più ostaggio del Partito Progressista Serbo SNS di Vucic e della corruzione dei suoi funzionari.
Il giornalista Federico Baccini, che per il sito The New Union Post ha seguito sia le proteste sia le elezioni in Serbia, di fatto, concorda. “Il tema centrale della campagna elettorale è stato la lotta alla corruzione, che ha ramificazioni in ogni aspetto della vita dei serbi e delle serbe”, spiega. Per questo, in piazza in questi due anni, non si sono urlati slogan per istruzione o sanità, per le difficoltà abitative o lavorative, che pure esistono nel Paese.
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“Il malcontento sociale – riprende Pakvovic – è alimentato dalla corruzione diffusa, dalle reti clientelari e dagli oligarchi che si sono aggiudicati tutti gli appalti e hanno poi di fatto monopolizzato l’intera economia”. Per questo, le priorità per il movimento di protesta sono sempre state ristabilire le regole del gioco democratico e avere uno Stato funzionante.
“Tutto il resto – aggiunge Baccini – è stato considerato un’emanazione di questa grande lotta contro la corruzione e contro il partito di Governo”. E, in quel “tutto il resto”, ci sono anche le questioni di welfare che, infatti, in prossimità del voto, hanno trovato spazio nel programma della lista studentesca.
Il welfare nel programma elettorale
“Nel programma che è stato rivelato solo pochi giorni prima delle elezioni, c’erano diverse questioni sociali rilevanti”, dice Pakvovic. “Non hanno guidato la campagna, ma sono temi che gli studenti e le studentesse hanno riconosciuto come importanti e su cui hanno dovuto esprimere una posizione”, spiega.
Un intero capitolo del programma parlava di sanità, considerato anche che il capolista del movimento è stato il professore di cardiologia Ilija Srdanovic. Un altro, invece, affrontava la questione della parità di genere con proposte in materia di uguaglianza retributiva, salute mestruale, violenza contro le donne, superamento degli “stereotipi di genere” e responsabilità di cura condivise.
Molto spazio ha ottenuto anche la questione lavorativa. “La legislazione sul lavoro della Serbia è tra le più sfavorevoli ai lavoratori e alle lavoratrici in Europa, e i diritti che esistono sulla carta non significano molto presso i datori di lavoro poco scrupolosi, perché la loro violazione resta quasi sempre senza sanzioni”, si legge nel programma. Tra le iniziative, salario minimo, lotta al precariato e migliori condizioni per i genitori, tra cui un congedo per i padri “di tre mesi dopo la nascita e una quota non trasferibile del congedo parentale durante il primo anno di vita del bambino”.
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Diverse le proposte anche in materia di assistenza sociale, tra cui un “sussidio economico di assistenza sociale al di sopra della soglia di povertà assoluta”, corrispondente a circa 140 euro per ogni componente del nucleo familiare e l’introduzione di “banchi alimentari, voucher e pasti scolastici gratuiti”. Infine, hanno trovato spazio nel programma anche “la chiusura graduale di alcune strutture residenziali per persone con disabilità” e una legislazione per i caregiver, con “un contratto e diritti lavorativi garantiti”.
Complessivamente, si tratta di una serie di promesse ampie e impegnative. Il compito di realizzarle toccherà al nuovo Governo, che si andrà a formare nelle prossime settimane.
Le sfide future
A comporre il primo esecutivo della Serbia post Vucic, però, non saranno gli studenti. Il loro movimento, infatti, è stato in grado di coinvolgere ampie fasce della popolazione in questi due anni, ottenendo un consenso trasversale, anche al di fuori delle città dove si trovano le università. E, proprio per mantenere questo supporto, oltre che per sfuggire la repressione di Vucic e prevenire le accuse di inesperienza, ha deciso di inserire nella lista elettorale personalità della società civile, esperti, professori e tecnici, tutti accomunati dal non avere legami col partito di Governo.
Gli studenti, riuniti in assemblee permanenti all’interno degli atenei, si sono limitati a verificare le personalità candidate e ad approvarle, oltre che ovviamente a sostenerle e a scrivere insieme a loro il programma. Il risultato, come visto, è stato sorprendente, con un 52% di voti che ha portato la lista studentesca ad ottenere la maggioranza al Parlamento serbo.
Ora viene il difficile: formare un Governo e mantenere gli impegni presi. Quelli che riguardano i temi sociali, come abbiamo visto, sono numerosi e non di facile realizzazione. In tal senso, il giornalista Baccini torna a sottolineare l’eterogeneità del movimento studentesco: “al suo interno ci sono liberali, progressisti, verdi, la sinistra radicale, ma anche centristi, destra ed estrema destra nazionalista”. Sono attori che, quando si tratterà di dare una nuova impostazione alle politiche sociali del Paese, potrebbero avere idee molto diverse tra loro. E quindi non è detto che il prossimo esecutivo riesca ad affrontare tutte le questioni poste nel programma.
Per contro, ad unire il nuovo Governo, che sarà sostanzialmente composto da tecnici, ci sarà la volontà di fare pulizia, di fermare la corruzione e di rimuovere dall’apparato amministrativo tutti i fedelissimi di Vucic. “La tesi è che ripristinare lo Stato di diritto e avere istituzioni forti, indipendenti e credibili porterà a meno corruzione, meno criminalità, maggiori risorse pubbliche e quindi anche a un miglioramento della condizione sociale e del welfare”, spiega Pakvovic con convinzione.
“Oggi – conclude – nel Paese c’è un certo livello di speranza e ottimismo”.