Come le tecnologie digitali e la partecipazione dei cittadini possano contribuire al benessere sociale e alla sostenibilità urbana, cercando di superare i limiti di un welfare solo istituzionale e favorire nuove forme di social intelligence condivisa.

È questo, in estrema sintesi, l’intento del progetto CITYBLE – Developing Two-Sided Citizen Analytics for the Sustainable Digital Society1Nato all’interno del programma PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) e finanziato con fondi del Next Generation EU, CITYBLE ha visto coinvolte l’Università di Ferrara (coordinatrice), l’Università di Milano e l’Università del Salento e le seguenti organizzazioni a supporto: Centro Documentazione e Studi (CDS), Comuni di Ferrara, Comune di Bergamo e Comune Lecce2 che negli ultimi due anni ha perseguito un duplice obiettivo.

Da un lato, sviluppare un sistema di citizen analytics, una piattaforma di analisi che integra dati forniti dai cittadini e indicatori pubblici, per misurare e migliorare il benessere urbano e organizzativo. Dall’altro, costruire le basi per un welfare digitale partecipativo, in cui la conoscenza collettiva diventa leva per politiche pubbliche più mirate e inclusive.

Il progetto si colloca in un quadro europeo più ampio, in cui la Citizen Science (CS), la partecipazione attiva dei cittadini alla ricerca scientifica, è sempre più vista come strumento per affrontare le grandi sfide della sostenibilità. Di seguito vi raccontiamo in breve le tappe seguite da CITYBLE e le principali evidenze che sono emerse durante il progetto.

La citizen science e i suoi nessi coi temi del benessere sociale

L’Università di Ferrara ha condotto una analisi primaria con cui ha dimostrato che la CS in Europa ha conosciuto una crescita significativa negli ultimi vent’anni, ma resta fortemente concentrata su ambiti ambientali e tecnologici, con scarso peso delle dimensioni sociali e del benessere. Una revisione di 515 progetti finanziati dall’UE mostra che la maggior parte si focalizza sul monitoraggio della biodiversità terrestre, guidata da ONG o istituzioni accademiche nel Regno Unito, Spagna e Italia. I progetti su salute, inclusione o giustizia sociale sono invece residuali.

Figura 1. Categorie dei progetti finanziati dall’UE che usano CS (2024; produzione propria)

L’attenzione per la dimensione urbana e il mondo del lavoro

Si è voluta quindi estendere l’analisi riguardo l’uso della  CS concentrandosi sul benessere del cittadino, con particolare attenzione ai cittadini lavoratori. La ricerca parte da una constatazione ormai consolidata: la letteratura sul benessere è estremamente frammentata e tende a trattare in modo separato il benessere dei cittadini e il benessere dei lavoratori.

Tuttavia, nella società digitale contemporanea, segnata da processi di ibridazione tra vita privata e professionale, da nuove forme di lavoro e da un intreccio crescente tra sfera economica, sociale e tecnologica, questa distinzione non è più realistica. In tale scenario, il benessere deve essere concepito come un concetto che attraversa diversi livelli di esperienza e che richiede approcci metodologici e interpretativi capaci di coglierne la complessità.

I risultati raccolti nella ricerca condotta dall’Università Statale di Milano, hanno  quindi sistematizzato la conoscenza sul benessere sociale all’interno del dominio della sostenibilità, identificando indicatori misurabili e comparabili che possano essere impiegati per la costruzione di un futuro indice di benessere sostenibile.

Uno dei contributi teorici più significativi del progetto di ricerca è l’elaborazione di un concetto esteso di benessere sociale, che combina le dimensioni individuale, organizzativa e sociale.

Il benessere viene qui inteso come una condizione multidimensionale che comprende:

  • la soddisfazione personale e la salute psicofisica;
  • la qualità delle relazioni sociali e lavorative;
  • il senso di appartenenza e la partecipazione alla vita collettiva;
  • la sicurezza economica e la possibilità di realizzazione professionale;
  • la sostenibilità ambientale e sociale del contesto in cui si vive e lavora.

È stato evidenziato come la crescente digitalizzazione della società e delle organizzazioni stia ridefinendo il significato stesso di benessere: se da un lato le tecnologie abilitano nuove forme di flessibilità e partecipazione, dall’altro introducono nuove vulnerabilità, come l’iper connessione, l’isolamento o la difficoltà di disconnessione dai tempi di lavoro.

Il coinvolgimento di chi lavora

Durante il progetto è stata poi condotta una ricerca attraverso un questionario rivolto a lavoratori e lavoratrici. L’obiettivo è stato quello di comprendere quali fattori influenzano maggiormente la percezione di benessere dei lavoratori e in che misura le pratiche di sostenibilità sociale adottate dalle organizzazioni incidano sulla soddisfazione e sul senso di appartenenza.

I risultati mostrano che:

  • la sostenibilità sociale percepita all’interno del contesto lavorativo ha un impatto positivo e significativo sul livello di benessere dichiarato dai lavoratori;
  • elementi come l’equilibrio vita-lavoro, il riconoscimento professionale, l’inclusione e le opportunità di crescita risultano determinanti centrali;
  • non emergono differenze rilevanti in base al settore economico o alla dimensione organizzativa, suggerendo che il benessere è un tema trasversale e universale;
  • fattori come l’età o gli anni di servizio non si rivelano significativi, indicando che il benessere dipende più dalla qualità delle esperienze e delle relazioni che da variabili strutturali.

Un risultato particolarmente interessante riguarda le differenze di genere: le donne tendono a riportare livelli di benessere inferiori, spesso legati alle difficoltà di conciliazione e alla minore percezione di riconoscimento professionale. Questa evidenza conferma la necessità di politiche organizzative sensibili alle differenze di genere, che promuovano un’autentica parità di opportunità e valorizzazione.

Raccomandazioni per policy orientate grazie alla citizen science

Il progetto si è concluso con la ricerca condotta dall’Università del Salento, che ha creato documentazione tecnica dettagliata che rende replicabili le pipeline analitiche sviluppate, contribuendo alla costruzione di un patrimonio metodologico condiviso nella comunità scientifica che si occupa di CS e digital sustainability.

Sulla base delle evidenze raccolte, il gruppo ha formulato raccomandazioni operative con rilevanza regolatoria, articolate in quattro aree principali:

  1. Standardizzazione delle metriche adoperate per valutare l’impatto dei progetti finanziati: nelle call di finanziamento dei progetti nazionali ed europei, adottare un ventaglio ufficiale di KPI standard, allineati agli SDGs delle Nazioni Unite e corredati da algoritmi di calcolo trasparenti; ciò abilita comparabilità e aggregazione inter-progetto (benchmark e sintesi a livello nazionale/UE), rafforza accountability e trasparenza grazie a formule replicabili e verificabili e garantisce, infine, interoperabilità e sostenibilità digitale degli asset prodotti. Si potrebbe favorire la standardizzazione attraverso l’uso di requisiti obbligatori (denominazione di KPI controllate, formule e unità di misura canoniche,…); incentivi (punteggi premiali in valutazione, milestone di interoperabilità, fondi dedicati all’adeguamento e ad audit indipendenti, clausole di sostenibilità post-grant); e certificazioni di qualità per piattaforme che incorporano le linee guida ufficiali. Un registro pubblico dei KPI e il versioning degli algoritmi di calcolo garantirebbero tracciabilità e aggiornamenti controllati, riducendo l’eterogeneità osservata e migliorando comparabilità, riuso e accountability.
  2. Governance post-grant degli asset digitali prodotti: prevedere modelli per una gestione di lungo periodo degli asset prodotti dai progetti più meritevoli, che permetta a tali asset di sopravvivere alla fine del finanziamento. Esempi: trasferimento e onboarding tecnico-organizzativo degli asset in infrastrutture europee permanenti (EOSC, Copernicus); costituzione di consorzi multi-stakeholder per la gestione di lungo periodo; istituzione di clausole per l’interoperabilità con le infrastrutture esistenti degli asset digitali prodotti
  3. Equità e partecipazione inclusiva dei cittadini: incentivare progetti che presentino processi di co-design con i cittadini sin dalle loro fasi iniziali, sfruttando cicli di feedback in tempo reale, affinché i cittadini possano vedere e tracciare l’effetto concreto del proprio contributo e orientare iterativamente decisioni e azioni.

Non solo metodologia: il prototipo di piattaforma di citizen science

Le linee guida e le best-practice evidenziate dallo studio sono state incorporate nel design stesso del prototipo della piattaforma, attraverso interfacce intuitive, visualizzazioni accessibili e meccanismi di feedback che rendono trasparente il processo di raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati prodotti dai cittadini. L’obiettivo è favorire una partecipazione informata e consapevole, dove i cittadini comprendano non solo cosa viene chiesto loro, ma anche come il loro contributo venga utilizzato e quale impatto esso generi.

Di seguito alcuni screenshot del prototipo di piattaforma realizzato.


Figure 2. Esempio citizen analytics piattaforma digitale (produzione propria)

La speranza è che i risultati di questo progetto possano non solo rafforzare la considerazione della grande importanza che i cittadini (membri della società) hanno sulla raccolta dati e la costruzione di prodotti scientifici, ma quanto questi stessi prodotti siano utili ai cittadini medesimi.

L’auspicio è di continuare ad utilizzare la ricerca scientifica ed accademica per la mitigazione o soluzione di rilevanti problemi sociali attraverso la produzione di strumenti che possano migliorare il benessere sociale.

 

 

Note