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Se non l’avete ancora fatto, potrebbe essere arrivato il momento: è tempo di presentare l’ISEE.

Il 65% delle pratiche per chiedere l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, necessario per ottenere una ampia serie di prestazioni sociali agevolate, si concentra solitamente nel primo trimestre dell’anno. È stato così nel 2025, quando a chiedere questo indicatore sono state 10,1 milioni di famiglie, che lo hanno compilato autonomamente o con il supporto di CAF e Patronati, per certificare la loro situazione economica allo Stato o alle sue diramazioni territoriali.

Se siete tra queste famiglie, però, attenzione perché quest’anno si prospettano diverse novità.

L’ISEE sta cambiando. In parte, c’erano già state delle modifiche lo scorso anno, altre sono state introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e altre ancora potrebbero concretizzarsi presto grazie agli effetti di un decreto approvato a fine gennaio.

In questo articolo proveremo dunque a capire come l’ISEE si sta modificando, per chi e seguendo quali direzioni.

I tre ingredienti dell’ISEE

L’ISEE è una ricetta di cucina con tre ingredienti: reddito, patrimonio e famiglia”, dice Stefano Toso, professore di Scienza delle finanze all’Università di Bologna. “È una metrica mista che tiene conto sia del reddito sia del patrimonio, il tutto valutato a livello familiare”, aggiunge uscendo dalla metafora.

La misura viene introdotta nel 1998 per rispondere all’esigenza di misurare con criteri oggettivi la condizione economica delle famiglie in un contesto in cui, spiega Lelio Violetti in un articolo su La Rivista delle politiche sociali, vi era la “necessità di ridurre la spesa sociale destinata ai servizi e alle prestazioni e di indirizzare il supporto economico pubblico, selezionando chi ne ha bisogno con un metodo imparziale”.

Prima dell’ISEE vi erano altri criteri, come per esempio quello del reddito complessivo IRPEF, che però si è rivelato largamente inadeguato”, spiega Maurizio Motta, docente a contratto dell’Università di Torino ed ex dirigente dei servizi sociali del capoluogo piemontese. Inoltre, ci spiega, spesso i Comuni usavano ulteriori indicatori, diversi l’uno dall’altro, creando ulteriori disparità di trattamento.

Per questo, negli anni Novanta è stato creato un nuovo indicatore che includesse sia il reddito di una famiglia sia tutto ciò che compone il patrimonio del nucleo, dalla casa ai risparmi che, come vedremo, sono al centro delle ultime modifiche.

Un indicatore con molti limiti

Concretamente, la procedura per ottenere l’ISEE può essere svolta sul sito dell’INPS oppure in CAF o Patronati. Come spiega il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è necessario compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), “un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare”. Su quei dati viene stimata la situazione economica certificata dall’ISEE, sulla base della quale si può accedere o meno a servizi, misure o agevolazioni pubbliche.

Che cos’è il non-take-up?

Sembrerebbe facile, ma per alcune persone, soprattutto quelle fragili che hanno più bisogno di determinate prestazioni, ottenere l’ISEE può rivelarsi complesso, a volte un vero e proprio ostacolo. Per questo, il tema ISEE è centrale per capire il peso del non-take-up in Italia, ossia di quanti cittadini e quante cittadine hanno diritto a determinati benefit e servizi pubblici ma non vi accedono.

L’ISEE, poi, ha dei limiti anche quando le persone riescono ad ottenerlo. L’indicatore, infatti, non consente mai di valutare la reale condizione economica di una famiglia nel momento in cui fa richiesta perché, per come è disegnata la procedura e per una serie di questioni tecniche, prende in considerazione dati vecchi di mesi, a volte di anni. Senza contare le dichiarazioni errate o quelle false, fatte per ottenere benefici di cui non si avrebbe diritto.

“Si fa funzionare l’ISEE come se rappresentasse i soldi che una famiglia ha in tasca in un dato momento mentre non è così e quindi, in alcuni casi, finisce per rappresentare come povere persone che povere non sono e come ricche persone che invece non sono ricche”, spiega ancora Motta, che al tema ha dedicato diversi contributi su Welforum. Dei cambiamenti quindi erano auspicabili ma, prosegue l’esperto, “le modifiche introdotte dall’ultima Legge di bilancio non cambiano nulla di questi difetti”.

Le modifiche della Legge di Bilancio 2026

Con la Legge di Bilancio 2026, il Governo è intervenuto in due modi sull’ISEE. Il primo, come ha spiegato Neodemos, riguarda la modifica della scala d’equivalenza per determinare l’ISEE: vengono aumentate le maggiorazioni per i nuclei con figli (0,10 con due figli, 0,25 con tre figli, 0,40 con quattro figli, 0,55 con cinque o più figli). “Rispetto al passato, viene introdotta per la prima volta una maggiorazione per i nuclei con due figli, mentre tutte le altre aumentano di 0,05 punti, con effetti positivi sull’accesso a bonus e agevolazioni”.

Il secondo intervento riguarda le famiglie con una casa di proprietà: la franchigia di 52.500 euro già presente, entro la quale il valore dell’abitazione non rientrava nel conteggio per definire l’indicatore, è salita a 91.500 euro, con un’ulteriore quota di 120.000 per le famiglie che abitano nei comuni capoluogo delle città metropolitane. Inoltre, il valore escluso dell’immobile di proprietà viene ulteriormente incrementato nella misura di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo (in precedenza era per ogni figlio convivente successivo al secondo).

Queste novità per il calcolo dell’ISEE al momento non saranno applicate a tutte le prestazioni ma solo a cinque misure:

  • l’Assegno di inclusione (AdI)
  • il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL);
  • l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
  • il buono INPS per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido;
  • l’assegno una tantum per ogni figlio nato o adottato.

Grazie ai nuovi criteri, queste prestazioni avranno una platea più ampia o, per i nuclei che già ne beneficiavano, avranno un importo maggiore. Cresceranno quindi i costi per lo Stato. Le stime sono di 489,42 milioni di euro in più per quest’anno e, a salire, di 552,4 milioni per il 2032.

Natalità: la Legge di Bilancio 2026 è un’altra occasione persa

Per tutte le altre prestazioni sociali per le quali è richiesto l’ISEE, invece, l’indicatore verrà calcolato come è stato fatto fino a fine 2025.Adesso abbiamo due ISEE”, commenta Motta. “C’era la comodità di avere un indicatore unico da usare per chiedere qualunque cosa e, invece, ora ce ne sono due diversi”. Questa scelta inevitabilmente finirà per confondere alcuni nuclei familiari, soprattutto quest’anno, con l’entrata in vigore delle nuove regole. Ci si aspetta dunque un periodo iniziale di confusione, più o meno lungo.

Iniquità orizzontale

Non è però l’unica critica mossa la nuovo ISEE. Altre vanno nel merito dei cambiamenti, in particolare quelli per i proprietari di abitazioni. “L’innalzamento della franchigia per le case di proprietà introduce un’asimmetria di trattamento rispetto a chi vive in affitto e questo è un aspetto negativo” commenta Toso. Un rilievo simile l’aveva fatto anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, scrivendo di “elementi di iniquità” e spiegando che viene riconosciuta “ai nuclei che vivono in abitazioni di proprietà, a parità di condizione economica e numerosità delle famiglie, una priorità nell’accesso alle prestazioni e maggiori benefici in termini di erogazioni, ove previsto”.

Toso dice di non aver trovato una chiara spiegazione a questa scelta che introduce una differenza importante rispetto al passato, ma segnala un precedente per spiegare perché la trova sbagliata. “Anche la franchigia per i Titoli di Stato è stata una scelta negativa”, sostiene. Da aprile 2025, infatti, i titoli di Stato, i buoni fruttiferi postali (inclusi quelli trasferiti allo Stato) e i libretti di risparmio postale sono stati esclusi dal calcolo dell’ISEE, per un importo massimo di 50.000 euro per nucleo familiare.

Questa modifica e quella relativa alle abitazioni di proprietà, secondo il professore dell’Università di Bologna, pongono “un problema di iniquità orizzontale”. Toso ricorda infatti che “la prima grande riforma dell’ISEE”, iniziata dal Governo Monti e conclusasi nel 2013, “aveva aumentato il peso del patrimonio nel definire l’ISEE” mentre ora quel peso viene attenuato, facendo “una parziale marcia indietro”.  

Il risultato sarà “un riordinamento dei soggetti potenziali beneficiari”, sul quale già possiamo fare alcune considerazioni.

Più benefici per famiglie benestanti

Per quanto riguarda le novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio, l’Ufficio parlamentare di Bilancio ha stimato “che l’effetto congiunto delle due modifiche è più elevato per i nuclei il cui dichiarante è nelle fasce centrali di età (30-60 anni), lavoratore autonomo, di cittadinanza italiana, localizzato nel Nord-Est in Comuni tra 5.000 e 20.000 abitanti”.

Per quel che concerne la franchigia per Titoli di Stato e affini fino a 50.000 euro, Il Sole 24 Ore ha fatto i conti sull’anno che si è appena concluso e ha spiegato che ad essersi ampliata è la platea stessa delle famiglie raggiunte dall’indicatore.

Per combattere davvero la povertà serve una misura universale

“Rispetto all’anno precedente gli ISEE ordinari attestati sono stati circa il 12% in più e, osservando la distribuzione per fascia di valore ISEE, emerge che l’aumento è più marcato nelle classi più elevate (+32% attestazioni rilasciate tra 30mila e 50mila euro; +29,1% oltre i 50mila euro)”, scrive Michela Finizio, parlando di un allargamento dei nuclei familiari interessati a ottenere l’indicatore soprattutto tra i più benestanti.

“Con l’entrata in vigore della riforma questi ultimi, con tutta probabilità più inclini a investire (o comunque con più risparmi in portafoglio), potrebbero essere stati spinti a richiedere per la prima volta l’attestazione per capire se avrebbero così ottenuto i requisiti per determinate prestazioni con le nuove modalità di calcolo”, conclude l’articolo.

Il risultato, ha scritto Franco Pesaresi sempre su Welforum, è “un ISEE sempre meno rappresentativo della reale capacità economica delle famiglie e meno orientato alla tutela dei più poveri”.

Un ISEE sempre più precompilato e automatico

L’ultimo provvedimento che tocca l’ISEE è, infine, arrivato a inizio 2026 con il Decreto PNRR approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio scorso.

Tra i vari provvedimenti, si legge nel comunicato stampa della riunione, “viene potenziata la modalità di rilascio dell’ISEE attraverso integrazione e interoperabilità delle banche dati tra l’INPS e l’Agenzia delle entrate”, per “minimizzare le discordanze e accelerare il rilascio del documento”.

L’obiettivo è duplice. Da un lato, far sì che le banche dati pubbliche siano in grado di “parlare” sempre più e meglio tra loro, evitando l’inserimento di dati da parte dei cittadini quando devono compilare la DSU. Ora, per esempio, l’INPS può attingere ai dati sulla composizione dei nuclei familiari che si trovano nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente oppure a quelli sui proprietari delle auto dell’ACI. Dall’altro lato, il Governo vorrebbe che scuole, università, Comuni e altre amministrazioni pubbliche acquisissero d’ufficio per via telematica dall’INPS i dati ISEE necessari all’erogazione delle prestazioni sociali, senza doverli “chiedere” alle famiglie ogni volta.

“L’incrocio delle banche dati consente di effettuare controlli automatizzati e punta a ridurre gli errori o la falsificazione dei documenti”, spiega ancora Il Sole 24 Ore.

Per Motta, “sicuramente queste soluzioni tecniche possono facilitare” la cittadinanza. Il docente dell’Università di Torino però mette in guardia: le disfunzionalità dell’ISEE “non dipendono solo da questioni tecniche, ma anche da scelte politiche. Tutte e due sono componenti importanti”.