Diventare adulti non coincide con il compimento di un’età anagrafica: è un processo fatto di scelte – studiare, lavorare, abitare, costruire relazioni, assumersi responsabilità – attraverso cui si conquistano progressivamente autonomia, partecipazione e riconoscimento sociale. Per molte persone con disabilità, tuttavia, questo passaggio resta incompiuto. Non sempre, infatti, esistono le condizioni necessarie per garantire un reale protagonismo nella costruzione del proprio percorso di vita adulta nel rispetto del principio “niente su di noi senza di noi”, cuore del Movimento per la Vita Indipendente1 che non a caso è al centro di uno dei contributi di questo numero.
Alcuni dati forniscono la misura di questa distanza. In Europa, circa un adulto su quattro vive una condizione di disabilità; in Italia, questa si intreccia con divari educativi e occupazionali che tendono a sommarsi e ad alimentarsi reciprocamente, esponendo le persone con disabilità a un rischio di povertà ed esclusione sociale nettamente più alto. È nella transizione alla vita adulta che queste disuguaglianze tendono a concentrarsi: al termine del percorso scolastico, il passaggio da sistemi educativi relativamente protetti a un assetto di servizi più frammentato spesso genera un brusco “salto nel vuoto”, in cui il carico di cura ricade sulle famiglie e i percorsi verso l’autonomia si fanno selettivi, condizionati più dalle risorse familiari che dai diritti individuali
Il passaggio alla vita adulta, invece, dovrebbe essere un momento di possibile cambiamento. Il D.Lgs. 62/2024, attuativo della Legge Delega 227/2021, ridefinisce la disabilità come esito dell’interazione tra la persona e gli ostacoli presenti nei contesti di vita – in coerenza con convenzioni e classificazioni internazionali – e individua nel Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato lo strumento per accompagnare la conquista dell’autonomia in tutte le sue dimensioni: abitativa, lavorativa, relazionale. Una riforma dalle forti potenzialità trasformative, la cui efficacia dipenderà però dalla capacità di tradurre i principi in pratiche concrete nei territori, colmando il ricorrente divario tra il riconoscimento normativo e l’attuazione effettiva.
Questo numero di Nessi si colloca qui, esplorando la transizione alla vita adulta e l’autonomia delle persone con disabilità attraverso riflessioni teoriche e casi studio, in un dialogo costante tra ricerca e pratica.
Ad aprire la prima sezione è il contributo di Celestina Valeria De Tommaso ed Eleonora Rossero che inquadra la transizione alla vita adulta come processo multidimensionale, all’incrocio tra corsi di vita, sistemi educativi e mercato del lavoro. Le autrici ripercorrono i principali modelli teorici – dal medico al sociale, fino all’approccio bio-psicosociale e al capability approach – inquadrando la riforma in corso e mettendo in evidenza il divario tra la relativa generosità delle prestazioni monetarie e la capacità di promuovere l’autonomia e l’inclusione attiva.
Si prosegue con Giuseppe Vadalà, che presenta lo sguardo critico dei Disability Studies, interrogando rappresentazioni, abilismo e discorso pedagogico, fino a toccare il fenomeno dell’inspiration porn. L’autore mostra come la disabilità sia un processo socialmente prodotto e come la cultura possa riprodurre, ma anche trasformare, le logiche dell’esclusione.
Chiude la prima sezione Mariachiara Feresin, mettendo a fuoco il ruolo della scuola come dispositivo di orientamento e ponte verso il lavoro, l’autonomia abitativa e la partecipazione sociale. L’autrice evidenzia come una transizione efficace richieda una governance territoriale integrata tra scuola, famiglia, servizi e imprese, capace di non disperdere le competenze acquisite nel passaggio all’età adulta.
La seconda sezione, dedicata alle pratiche, raccoglie tre esperienze territoriali. Maria Rosaria Duraccio racconta il progetto Nothing About Us Without Us, realizzato in provincia di Salerno: in un Mezzogiorno segnato da reti di welfare più fragili, la consulenza alla pari e l’empowerment diventano leve di emancipazione e autodeterminazione, nel solco del Movimento per la Vita Indipendente.
L’Area Disabilità del Consorzio Socio- Assistenziale Alba-Langhe-Roero presenta i propri “servizi ponte” e una progettazione “sartoriale”, centrata sulla qualità della vita: dal protocollo con gli istituti superiori alla “Scuola per l’autonomia”, strumenti diversi che accompagnano i giovani dalla scuola alla vita adulta superando le risposte standardizzate.
Infine Laura Bongiovanni porta lo sguardo dentro l’impresa, ricostruendo il lavoro della Fondazione Adecco. Tra social procurement e valorizzazione della diversità, il contributo mostra come l’inclusione lavorativa possa diventare non un obbligo da assolvere, ma una cultura da costruire nel dialogo tra imprese profit, Terzo Settore e istituzioni.
Chiude il numero un glossario minimo dedicato ai principali concetti utili per orientarsi nel dibattito su disabilità e transizione all’età adulta. Le voci proposte chiariscono il significato dei termini ricorrenti e ne mettono in luce le connessioni, offrendo una guida per orientarsi tra approcci teorici, politiche e pratiche.