nessi #

-

Valorizzare la diversità nel lavoro per una cultura dell’inclusione: l’esperienza della Fondazione Adecco

Nata nel 2001 con lo scopo di promuovere l’accessibilità al mercato del lavoro, la Fondazione favorisce l’affermazione di una cultura dell’inclusione di persone in situazioni di svantaggio, tra cui donne inoccupate o disoccupate, giovani, rifugiati, richiedenti asilo e persone con disabilità. Il contributo evidenzia come i contesti aziendali non siano sempre adeguatamente preparati a sostenere processi inclusivi e richiedano pertanto interventi di accompagnamento e di mediazione nelle diverse fasi dell’inserimento lavorativo. Attraverso un’analisi partecipata dell’impatto sociale, l’articolo ricostruisce gli effetti trasformativi generati dalle attività della Fondazione, offrendo al contempo uno sguardo al futuro.
Un momento formativo con ragazzi e ragazze in aule. Immagine di un articolo del terzo numero di Nessi, la rivista di Percorsi di secondo welfare, dedicato alla formazione per le persone con disabilità sviluppata da Fondazione Adecco

Esiste ad oggi un’avanguardia di imprenditorialità profit che pratica l’inclusione lavorativa e persegue altri fini a impatto sociale, anche se sono ancora numerose le potenzialità da valorizzare e le resistenze da superare per la creazione di relazioni sinergiche tra imprese a impatto sociale e imprese for profit finalizzate all’inclusione lavorativa. Siamo di fronte, su scala nazionale, a un basso numero di inserimenti, a un sovraffollamento nelle liste di collocamento mirato e a un elevato numero di scoperture aziendali, con imprese che all’assunzione di persone con disabilità preferiscono pagare gli esoneri, rimettendo in capo ad altri soggetti la presa in carico e la gestione della disabilità.

È convincimento della scrivente, a partire dall’esperienza maturata nell’osservare e accompagnare i processi, che un primo passo per avanzare nella riflessione richieda di assumere i panni dell’impresa profit, per capirne il punto di vista e l’orientamento. Anzitutto va preso atto della reticenza aziendale che porta a considerare l’inclusione lavorativa della disabilità un ostacolo verso il raggiungimento del profitto, poiché complessa da gestire nonché con costi in termini di tempo e investimenti dedicati ritenuti troppo onerosi.

A tal proposito, studi e ricerche sul tema rivelano una scarsa conoscenza sulla natura dell’impresa sociale e un immaginario collettivo, molto diffuso tra le figure dirigenziali, per cui tale fattispecie imprenditoriale risulti inadeguata a rispondere alle specifiche di fornitura (ovvero agli standard richiesti dal Mercato) e pertanto poco competitiva. Anche laddove vi sia una maggiore conoscenza, l’impresa sociale tende a essere ricondotta quasi esclusivamente alla sua dimensione sociale, fino ad essere assimilata a una realtà volontaristica o associativa, più che a un soggetto economico capace di operare stabilmente nel mercato.

Continua a leggere l’articolo su Nessi #0