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Disabilità, disabilitazione e discorso pedagogico: uno sguardo critico dai Disability Studies

Un’analisi della disabilità attraverso la lente critica dei Disability Studies, attorno a tre nodi: la disabilitazione come processo socialmente prodotto, le rappresentazioni come dispositivi di esclusione e il discorso pedagogico come spazio di riproduzione delle logiche normative. Partendo dal modello sociale, esamina abilismo, inspiration porn e mito dell’indipendenza come meccanismi che mantengono le persone con disabilità in una posizione subalterna. Analizza inoltre la scuola come agente di normalizzazione e la transizione alla vita adulta come momento di ri-istituzionalizzazione e, infine, delinea le coordinate di una pedagogia anti-abilista orientata all’autodeterminazione.
Ragazze di spalle si abbracciano. Immagine di un articolo del terzo numero di Nessi, la rivista di Percorsi di Secondo Welfare, dedicato ai Disability Studies

La rappresentazione culturale e sociale della disabilità ha effetti in grado di plasmare in modo significativo l’esperienza e la traiettoria di vita delle persone disabili. Storicamente, la scuola e i servizi hanno affrontato la disabilità attraverso una lente biomedica o individuale, interpretando la condizione biologica o la menomazione (impairment) come il nucleo eziologico della “tragedia personale” e della dipendenza. I Disability Studies propongono da tempo un radicale ribaltamento epistemologico, promuovendo una riflessione sulle influenze che le rappresentazioni istituzionali, mediatiche e pedagogiche esercitano sul senso di identità delle persone con disabilità e sulla percezione pubblica. Il loro contributo consente di spostare il punto di osservazione e di modificare la mappa della disabilità nella cultura generale.

In Italia, questa tradizione critica ha costruito un corpo teorico originale. Il lavoro fondativo di Medeghini (2006; 2013) e del Gruppo di Ricerca Inclusione e Disability Studies (GRIDS), le analisi genealogiche di Valtellina (2006; 2024) sul discorso clinico e istituzionale, le ricerche di Vadalà (2013; 2015) sulle rappresentazioni culturali e sociali (anche nel contesto scolastico), i contributi di D’Alessio (2007; 2011) e Bocci (2018) sul piano pedagogico e didattico, hanno delineato una chiara traiettoria: per comprendere la disabilità è necessario muovere dall’analisi dei processi di oppressione sociale e di esclusione strutturale. 

Da questo corpus si intende costruire un contributo che ponga al centro tre nodi: la disabilitazione come processo socialmente prodotto, le rappresentazioni come dispositivi di esclusione, il discorso pedagogico come spazio di riproduzione – ma anche di possibile trasformazione – delle logiche normative.

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