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Diventare adulti: transizione e percorsi di vita delle persone con disabilità tra teoria e politiche

Si tratta di un processo multidimensionale, all’intersezione tra corsi di vita, sistemi educativi e mercato del lavoro. L’articolo ricostruisce l’evoluzione dei modelli interpretativi della disabilità – dal paradigma medico al capability approach – mostrandone le implicazioni per la lettura della transizione. Inquadra quindi l’effetto cliff edge all’uscita dai sistemi educativi e la funzione di supplenza delle famiglie in assenza di adeguati dispositivi istituzionali. Esamina infine il D.Lgs. 62/2024 nelle sue potenzialità e criticità attuative, chiudendo con un’agenda orientata al superamento della frammentazione interistituzionale.
Una persona anziana guarda un ragazzo con la sindrome di down. Immagine di copertina di un articolo della rivista di Percorsi di Secondo Welfare Nessi 3 sulla transizione all'età adulta delle persone con disabilità tra teoria e politiche

La transizione alla vita adulta delle persone con disabilità rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere il rapporto tra differenze individuali, organizzazione dei sistemi di welfare e produzione delle disuguaglianze sociali. L’accesso all’istruzione, al lavoro, all’autonomia abitativa e alla partecipazione sociale dipende infatti non soltanto dalle caratteristiche individuali, ma anche dalle opportunità e dai sostegni resi disponibili dai contesti di vita. Secondo le stime Eurostat (2024), circa un adulto su quattro in Europa sperimenta una situazione di disabilità: 90 milioni di persone, di cui il 14,5% in Italia.  I dati nazionali ed europei mostrano come la condizione di disabilità si intrecci con almeno due dimensioni strutturali di disuguaglianza: quella educativa e quella occupazionale. 

Sul piano educativo, il 55,9% delle persone con disabilità consegue al massimo la licenza media (percentuale che, tra le persone che non sperimentano limitazioni, scende al 34,4%); il 44,1% raggiunge almeno un diploma di scuola superiore di secondo grado o una laurea (titolo ottenuto dal 65,6% delle persone senza disabilità).  Inoltre, il 17,1% dei e delle giovani con disabilità abbandona precocemente i percorsi di istruzione e formazione (contro l’8% dei coetanei che non incontrano limitazioni). Le disuguaglianze si riproducono nel mercato del lavoro: i dati Eurostat (2026) mostrano un divario occupazionale di 24,2 punti percentuali a svantaggio delle persone con disabilità. Un circolo vizioso, tra divari educativi e occupazionali, che espone le persone con disabilità ad un rischio più alto di povertà e di esclusione sociale: in Italia, il 27,8% delle persone con disabilità è esposto al rischio di povertà o esclusione sociale (a fronte del 21,4% della quota restante di popolazione); in assenza di trasferimenti sociali, tale quota salirebbe al 77,6% (Eurostat).

In questo articolo inquadriamo la transizione alla vita adulta per le persone con disabilità come processo multidimensionale, collocato all’intersezione tra corsi di vita, sistemi educativi e percorsi di inserimento nel mercato del lavoro.

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