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Ripensare la transizione alla vita adulta: criticità e innovazione nel welfare per la disabilità. L’esperienza del Consorzio di Alba

La transizione alla vita adulta dei giovani con disabilità richiede il superamento di modelli standardizzati attraverso servizi personalizzati e orientati alla qualità della vita. A partire dall’esperienza del Consorzio Socio-Assistenziale Alba Langhe Roero, il contributo analizza il ruolo dei “servizi ponte” nel passaggio dalla scuola alla vita adulta, promuovendo inclusione, autonomia e partecipazione. Il modello si fonda su una valutazione multidimensionale e progettazione individualizzata, coordinate da un’équipe specialistica in rete con scuola, sanità, famiglie e territorio. L’articolo mostra come il servizio sociale pubblico possa sostenere innovazione e progetti centrati sulla persona.
Una ragazza al lavoro. Immagine di copertina di un articolo del terzo numero di Nessi, la rivista di Percorsi di secondo welfare, dedicato al modello di Transizione vita adulta persone con disabilita adottato dal Consorzio socio-assistenziale di Alba

Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta rappresenta un momento cruciale nella vita di ogni individuo. Per i giovani con disabilità, questa fase assume una complessità maggiore, poiché si intrecciano esigenze educative, sociali, lavorative e di autonomia personale che richiedono un supporto strutturato e continuo da parte delle istituzioni, della scuola, della famiglia e della società nel suo complesso. È in questo quadro che si collocano le esperienze del Consorzio di Alba.

Servizi ponte: dispositivi strategici nella transizione alla vita adulta dei giovani con disabilità 

La complessità della transizione alla vita adulta rende evidente la necessità di strumenti capaci di accompagnare efficacemente questo passaggio: i cosiddetti “servizi ponte” rappresentano una risposta strategica per evitare fratture tra il “prima” (scuola, famiglia, servizi per l’età evolutiva) e il “dopo” (lavoro, vita indipendente, partecipazione sociale). 

I servizi ponte si configurano come dispositivi di accompagnamento alla transizione dalla scuola secondaria di secondo grado alla vita adulta per le persone con disabilità. Sul piano teorico, i servizi ponte si collocano all’interno del modello bio-psico-sociale della disabilità, sistematizzato da George L. Engel (1977) e adottato dall’OMS (2001), che interpreta la disabilità come esito dell’interazione tra condizioni individuali e fattori ambientali. Ne deriva un approccio orientato alla promozione delle capacità e alla rimozione delle barriere contestuali. I servizi ponte rappresentano dunque uno strumento essenziale per sostenere percorsi di inclusione e favorire l’accesso a una vita adulta autonoma e socialmente partecipata.

Talvolta, il “ponte” non porta nell’immediato al lavoro, ma a una vita adulta dignitosa e il più possibile autonoma, costruita sulle reali possibilità e bisogni della persona: il percorso si orienta verso obiettivi diversi e altrettanto importanti, come il benessere, l’autonomia e l’inclusione sociale. In quest’ottica, accanto ai servizi ponte, emerge la necessità di rinnovare profondamente l’offerta territoriale dei servizi. I modelli tradizionali, spesso standardizzati e poco flessibili, non riescono a rispondere in modo efficace alla diversità dei bisogni e delle aspirazioni dei giovani con disabilità.

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