Un bisogno difficile da intercettare
La manipolazione psicologica non si manifesta sempre attraverso episodi immediatamente riconoscibili. Può costruirsi nel tempo mediante svalutazioni, silenzi punitivi e continue ridefinizioni di quanto accaduto, fino a indebolire la fiducia della persona nella propria memoria e capacità di valutazione.
Noto come gaslighting1 questo fenomeno induce a mettere in discussione percezioni, ricordi ed interpretazioni. Lo stress prolungato può inoltre interferire con attenzione, memoria di lavoro e capacità decisionale, rendendo più difficile ricostruire gli eventi e chiedere aiuto.
I Centri Antiviolenza, i servizi sociali e sanitari e le organizzazioni del Terzo Settore svolgono un lavoro fondamentale di ascolto e accompagnamento per affrontare questo genere di manipolazione. Rimane tuttavia complesso intercettare la fase in cui il disagio è già presente, ma non è ancora stato pienamente riconosciuto, nominato o portato all’attenzione della rete territoriale.
In questo spazio intermedio molte persone cercano risposte online. Gruppi social, podcast, articoli e sistemi di intelligenza artificiale possono informare, ma anche produrre sovraccarico e risposte decontestualizzate. La questione non è soltanto offrire contenuti, ma renderli utilizzabili nei momenti di confusione senza sostituire i servizi.
È qui che si colloca “Il Narciso Viola”: una app gratuita di psicoeducazione e auto-osservazione rivolta a persone che vivono o hanno vissuto relazioni manipolative o caratterizzate da abuso emotivo. Il Narciso Viola si pone dunque come kit di primo soccorso digitale progettato per tutelare i confini, disinnescare i messaggi tossici e aiutare a riprendersi la propria realtà. Al suo interno l’app riunisce , tra gli altri, un Diario della Realtà per annotare gli episodi, il Reality Track per disporli nel tempo e verificare se alcuni comportamenti ritornano ricorrentemente, una Bussola per orientarsi, il Misuratore di Consapevolezza, un’area protetta per i materiali personali e altre risorse di supporto.
L’app è dunque utile per determinare le “ricorrenze”, ovvero il verificarsi nel tempo di comportamenti o sequenze simili. Se un singolo episodio può apparire ambiguo, al contrario più annotazioni possono invece mostrare, per esempio, un ciclo di tensione, svalutazione, negazione dell’accaduto e riavvicinamento. Il Reality Track dispone le registrazioni nel tempo: non individua automaticamente un pattern, non formula diagnosi e non ne stabilisce il significato. La valutazione resta alla persona e può essere discussa con un professionista. L’obiettivo è conservare una traccia, recuperare orientamento e preparare il confronto con i servizi. La Figura 1 mostra la relazione fra i principali strumenti oggi presenti nell’app.

Il Narciso Viola nasce dall’esperienza diretta di chi scrive, che ha vissuto una relazione caratterizzata da componenti manipolative e svalutanti. Questa origine non costituisce ovviamente una prova scientifica né un modello generalizzabile. Ha avuto, piuttosto, la funzione di rendere visibile un bisogno e trasformarlo in una domanda progettuale: può uno strumento digitale aiutare una persona a conservare il filo della propria esperienza senza interpretarla al suo posto?
La progettazione ha incontrato i contributi della psicoeducazione, dell’Instructional Design, della memoria autobiografica e della salute mentale digitale.
La psicoeducazione aiuta a comprendere fenomeni complessi, riconoscere segnali e partecipare più consapevolmente alle decisioni. Non coincide con la psicoterapia, ma può favorire l’orientamento verso un sostegno appropriato. L’Instructional Design ha tradotto la conoscenza in azioni semplici: annotare, osservare, custodire e rileggere, senza imporre un percorso di navigazione obbligatorio e stringente.
Il passaggio dall’esperienza personale al progetto ha richiesto il confronto con la letteratura, con professioniste e professionisti e, poi, prime persone utilizzatrici. Ha richiesto soprattutto di stabilire non soltanto che cosa la tecnologia dovesse fare, ma anche che cosa non avrebbe dovuto fare: formulare diagnosi, attribuire significati, sostituire una relazione professionale o trattenere la persona con notifiche insistenti.
Progettare per la vulnerabilità
Sviluppare una tecnologia per persone che potrebbero vivere situazioni di controllo richiede cautele particolari. Un’annotazione conserva memoria, ma può essere scoperta da chi accede al dispositivo; rileggere spesso la sequenza degli episodi può aiutare a riconoscere una dinamica, ma anche alimentare un automonitoraggio eccessivo; una risorsa sempre disponibile può sostenere, ma anche ritardare il ricorso ai servizi.
La privacy by design — la protezione incorporata fin dalla progettazione — richiede minimizzazione dei dati, verifica della conservazione e attenzione agli accessi indesiderati. Anche il “Grey Rock” e il “No Contact”, spesso suggeriti online, non sono soluzioni universali. In presenza di figli, convivenza o rischio di escalation, ogni scelta va valutata sul caso concreto e, quando possibile, con i servizi competenti.
Valutare un’innovazione sociale significa osservare non soltanto ciò che potrebbe funzionare, ma anche effetti indesiderati, usi inattesi e condizioni nelle quali lo strumento è sconsigliabile.
Dal prototipo alla rete territoriale
Al momento della stesura, Il Narciso Viola conta circa 150 utenti regolari. Alcune psicologhe, alcuni psicologi e psicoterapeuti utilizzano inoltre informalmente determinate funzioni con i propri pazienti. Sono segnali di interesse e accettabilità, non prove di efficacia clinica.
Lo sviluppo futuro dovrà procedere per fasi: prima usabilità, accessibilità e sicurezza percepita; poi confronto con utenti e professionisti su difficoltà e usi imprevisti. Soltanto in seguito si potranno esplorare esiti psicoeducativi come chiarezza narrativa e utilità nella preparazione del colloquio.
Per entrare in una logica di welfare territoriale infatti la tecnologia non basta. Occorrono coprogettazione con utenti e professionisti, mappatura aggiornata delle risorse locali e criteri chiari di orientamento. L’eventuale condivisione di una traccia con un professionista richiede inoltre indicazioni comprensibili su limiti, sicurezza e consenso.
Ogg l’app può agire come risorsa “a bassa soglia”: non prende in carico la persona e non sostituisce il primo colloquio, ma può aiutarla a nominare il bisogno, preparare ciò che desidera condividere e avvicinarsi alla rete con maggiore consapevolezza. Il valore in un’ottica di secondo welfare sta dunque nel collegare uno strumento individuale a un ecosistema di ascolto e accompagnamento.
Un primo terreno di confronto è la collaborazione con ANGLAD, associazione genovese attiva nel sostegno a persone e famiglie e nelle reti locali. ANGLAD e Il Narciso Viola stanno mettendo a terra una serie di podcast sulla dipendenza affettiva e sull’abuso emotivo; non si tratta di una sperimentazione dell’app, ma di mettere in dialogo divulgazione, progettazione educativa e servizi territoriali.
La sfida futura è comprendere a quali condizioni uno strumento nato da un’esperienza individuale possa diventare parte di una risposta collettiva. Il digitale può contribuire al welfare di prossimità quando non si presenta come alternativa alla relazione umana, ma come ponte verso consapevolezza, fiducia e accesso alla rete dei servizi.
Per approfondire
- Donker T., Griffiths K.M., Cuijpers P. e Christensen H. (2009), Psychoeducation for depression, anxiety and psychological distress: A meta-analysis, in “BMC Medicine”, vol. 7, n. 79.
- Myin-Germeys I., Kasanova Z., Vaessen T., Vachon H., Kirtley O., Viechtbauer W. e Reininghaus U. (2018), Experience sampling methodology in mental health research: New insights and technical developments, in “World Psychiatry”, vol. 17, n. 2, pp. 123-132.
- Veldmeijer L., Terlouw G., van Os J., van Dijk O., van ’t Veer J. e Boonstra N. (2023), The involvement of service users and people with lived experience in mental health care innovation through design: Systematic review, in “JMIR Mental Health”, vol. 10.
- Sannazzaro O. (2026), Il Narciso Viola: dalla lived experience a un ecosistema digitale di psicoeducazione, Psychiatry on Line Italia, 23 luglio 2026.
Note
- Il termine deriva dal dramma teatrale Gas Light (1938) di Patrick Hamilton, nel quale un uomo manipola progressivamente la moglie fino a farle dubitare delle proprie percezioni fino a farle perdere il senno; tra questi c’è per l’affievolimento delle luci delle lampade a gas (Gas light, appunto). Oggi indica una forma di manipolazione psicologica che porta una persona a mettere in discussione ricordi, giudizi e lettura della realtà.