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Primo Welfare / Famiglia

Volere non è potere: in Italia si fanno meno figli di quanti se ne desiderano

Nel 2025 sono nati appena 335.000 bambini, meno della metà delle intenzioni dichiarate. A frenare le nascite sono precarietà del lavoro, costi, servizi insufficienti e un carico di cura che grava soprattutto sulle donne. Lo racconta il dossier 2026 di Fondazione per la Natalità e Istat.

Il desiderio di maternità e paternità c’è ancora, ma si scontra spesso con precarietà lavorativa, costi elevati, tempi di vita incompatibili e servizi che non bastano. Il risultato? Una distanza crescente tra quello che le persone vorrebbero e quello che riescono davvero a fare. Con impatti sulle vite personali, ma anche sulla società nel suo complesso. Con effetti concreti sul sistema di welfare. È quanto emerge da “Volere o potere“, il Dossier sulla Natalità 2026 realizzato dalla Fondazione per la Natalità con l’Istat, presentato il 28 luglio a Roma.

La denatalità italiana, sintetizza il rapporto, “non è figlia dell’indifferenza, è figlia delle circostanze“. Nel 2025 sono nati 335.000 bambini – minimo storico dal secondo dopoguerra – con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Ma se si realizzassero le sole intenzioni dichiarate dalle donne in età fertile, ne nascerebbero quasi il doppio: 760.000. Perché questo gap tra desiderio e scelte concrete? Tra chi rinuncia ad avere figli, il 62,2% lo fa per le difficoltà incontrate, il 32% perché è arrivato al numero che desiderava, mentre soltanto il 5,5% dichiara che i figli non rientrano nel proprio progetto di vita. A costruire il muro tra desiderio e realtà sono soprattutto le ragioni economiche – 2,8 milioni di persone indicano lavoro e reddito come primo freno – e una disparità di genere netta: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151.000 uomini. E come mostrano i dati, la presenza di figli è uno degli elementi determinati che spingono le famiglie in povertà.

Una situazione che, come detto, non riguarda le persone in quanto tali, ma intacca nel profondo la sostenibilità del welfare. Come dimostrano i dati sulla longevità, il modello di protezione sociale italiano funziona garantendo, nonostante tutto, un’aspettativa di vita superiore a quella di tutti gli altri Paesi UE. Una conquista che proprio la mancanza di nuovi nati mette concretamente a rischio, perché il sistema per come è pensato oggi non può reggere il crollo demografico in corso.


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Foto di copertina: Matthias Groeneveld, Pexels