A due anni dal suo avvio si è concluso DisPARI, il progetto di ricerca sulla povertà alimentare tra gli adolescenti in Italia realizzato dall’Università degli Studi di Milano insieme a ActionAid, con il supporto di Percorsi di Secondo Welfare e il sostegno di Fondazione Cariplo.
Il 31 marzo, presso l’aula magna della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano, si è tenuto l’evento finale del progetto, intitolato “Comprendere, misurare e contrastare la povertà alimentare in adolescenza: strumenti, pratiche e politiche”. Un momento di restituzione e confronto che ha riunito ricercatori, istituzioni e attori del territorio per discutere evidenze, pratiche e possibili risposte al fenomeno.
Durante il convegno è emerso come la povertà alimentare abbia raggiunto proporzioni allarmanti anche in Europa: secondo i dati Eurostat più recenti, nel 2024 circa 40 milioni di persone nell’Unione Europea (8,5%) vivevano in condizioni di povertà alimentare materiale. In Italia la percentuale si attestava al 9,9%, al di sopra della media europea. Il fenomeno, è stato spiegato, non può essere ridotto al solo accesso al cibo, ma ha effetti più ampi su salute, benessere psicologico e relazioni sociali, colpendo in modo particolare gli adolescenti.
In questo quadro si è inserito DisPARI – Disentangling inequality and food Poverty amongst Adolescents, che in questi due anni ha voluto studiare il legame tra povertà alimentare e adolescenti in Italia, contribuendo allo sviluppo di nuovi strumenti di analisi e intervento.
L’evento conclusivo ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, restituire i principali risultati della ricerca, sia sul piano concettuale sia su quello empirico; dall’altro, favorire un confronto tra mondo della ricerca, istituzioni e territorio. DisPARI si è quindi concluso facendo ciò che ha fatto nel corso di questi due anni: rappresentando uno spazio di dialogo tra una pluralità di voci, prospettive ed esperienze sul tema della povertà alimentare e sulle modalità di accesso al cibo.
Concetti, misure e pratiche: i risultati della ricerca
L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Roberto Pedersini, Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, e di Ilaria Madama, professoressa dell’Università degli Studi di Milano e Principal Investigator del progetto, che hanno introdotto la giornata, il progetto di ricerca e gli ospiti.
La prima sessione è stata dedicata alla presentazione dei principali risultati della ricerca. Monica Palladino (ActionAid Italia) ha illustrato il lavoro di concettualizzazione della povertà alimentare in adolescenza, sottolineando come il fenomeno non riguardi solo l’accesso al cibo, ma anche dimensioni sociali ed emotive. In Italia, infatti, le conseguenze più rilevanti per gli adolescenti emergono spesso sul piano psicologico e relazionale. In questa prospettiva, il progetto ha integrato analisi della letteratura e interviste a giovani, arrivando a un modello teorico che tiene insieme condizioni di vita, relazioni sociali ed esperienze individuali.
A seguire, Carlo Cafiero (FAO) ha presentato i risultati dell’indagine quantitativa realizzata nell’ambito di DisPARI, basata su oltre 1.000 questionari somministrati in alcune scuole superiori di Milano e Reggio Calabria, finalizzata alla validazione di un nuovo strumento di misurazione della povertà alimentare, il FOPED-A – Food Poverty-related Emotional Distress for Adolescents (di cui abbiamo parlato qui).
La sessione si è conclusa con l’intervento di Franca Maino ed Elisa Bordin (Università degli Studi di Milano), che hanno illustrato l’ultima fase del progetto, dedicata all’analisi dell’innovazione sociale, all’individuazione di buone pratiche e alla ricostruzione dei sistemi di intervento attivi in diverse province lombarde, con l’obiettivo di definire linee guida per nuove politiche sul tema.
Un dialogo plurale sulla povertà alimentare
Le tavole rotonde hanno rappresentato il momento in cui è emersa con maggiore forza la dimensione collettiva e multidimensionale di DisPARI. Il progetto, infatti, è stato uno sforzo corale, reso possibile dal contributo di una pluralità di attori che, nel corso di questi due anni, hanno collaborato mettendo in campo competenze, esperienze e prospettive diverse. Proprio nelle tavole rotonde queste voci hanno trovato uno spazio di confronto, dando vita a un dialogo aperto tra ricerca, istituzioni e realtà territoriali. Ne è emerso un quadro ricco e articolato, capace di restituire la complessità del fenomeno della povertà alimentare e delle possibili risposte.
Il confronto ha visto il coinvolgimento di Davide Bessi (Regione Lombardia), Enrica Chiappero (Università degli Studi di Pavia), Francesca Gallo (ISTAT), Cecilia Iannaco (Netforpp Europa), Raul Tiraboschi (Comune di Bergamo) e Monica Villa (Fondazione Cariplo), ed è stato coordinato da Franca Maino.
Durante la tavola rotonda è emerso un quadro articolato della situazione attuale, in Lombardia e non solo, insieme a una riflessione sul ruolo delle istituzioni a diversi livelli. Se a livello nazionale il decisore pubblico è apparso spesso carente, maggiore dinamismo si è registrato nei contesti territoriali, pur in presenza di significative disuguaglianze nella distribuzione delle risorse. Accanto alla dimensione delle politiche pubbliche, è emersa con forza anche quella più psicologica, legata in particolare all’adolescenza: il cibo non rappresenta solo nutrimento, ma svolge un ruolo centrale nei processi di crescita, nelle relazioni sociali e nella costruzione dell’identità.
Si è svolta quindi una seconda tavola rotonda mediata da Roberto Sensi (Actionaid) con ospiti Daniela Bernaschi (OIPA), Francesca Megni (Comune di Brescia), Francesco Muraro (Istituto Comprensivo “Francesco Cappelli”), Matteo Ripamonti (Fondazione IBVA) e Luca Rossetti (COMIN).
Il dibattito ha approfondito il ruolo degli attori coinvolti nella lotta contro la povertà alimentare, esplorando le pratiche e i diversi approcci messi in atto nei contesti locali. Durante la discussione è emersa l’importanza di una risposta integrata che coinvolga non solo i servizi pubblici, ma anche il Terzo Settore, le scuole e le famiglie. È stato sottolineato il bisogno di programmi di educazione alimentare che vadano oltre la mera informazione, promuovendo una cultura del cibo come strumento di empowerment per i giovani. Inoltre, è stato evidenziato il valore di coinvolgere direttamente i giovani in percorsi partecipativi, dando loro un ruolo attivo nella definizione delle soluzioni alla povertà alimentare.
Non un punto d’arrivo, ma di partenza
La conclusione del progetto DisPARI lascia dunque in eredità non solo risultati di ricerca, ma anche strumenti, prospettive e una rete di attori impegnati sul tema.
Se da un lato emergono criticità ancora rilevanti, dall’altro si conferma la necessità, e la possibilità, di costruire risposte più integrate e complesse, capaci di tenere insieme dimensioni sociali, educative e relazionali. In questo senso, il percorso avviato da DisPARI vuole rappresentare un punto di partenza per rafforzare il dialogo tra ricerca, politiche e territori, con l’obiettivo di affrontare la povertà alimentare in adolescenza in modo sempre più consapevole ed efficace.
I risultati della ricerca confluiranno inoltre nel volume “Povertà e benessere in adolescenza. Analisi, strumenti e interventi per il diritto al cibo”, che verrà pubblicato nel mese di maggio, contribuendo ad ampliare e sistematizzare le evidenze emerse nel corso del progetto.
| DisPARI – Disentangling inequality and food Poverty amongst Adolescents: concepts, measures and local action strategies è dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano e ActionAid Italia grazie al sostegno di Fondazione Cariplo attraverso il Bando Inequalities Research 2023. Il gruppo di ricerca è composto da Ilaria Madama, Franca Maino, Stefano Cantalini, Roberto Sensi, Monica Palladino, Elisa Bordin, Ilaria Caracozza ed Ezio Sorti. |

