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Il III Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite (2000) contro la criminalità organizzata transnazionale definisce la tratta di esseri umani (human trafficking) come il reclutamento, il trasporto, il trasferimento o l’accoglienza di persone mediante coercizione, inganno, abuso di potere o pagamenti, con finalità di sfruttamento. Tale sfruttamento può assumere diverse forme, tra cui prostituzione e lavoro forzato, schiavitù, servitù o prelievo di organi. La Convenzione chiarisce, inoltre, che il consenso della vittima è irrilevante qualora siano stati impiegati mezzi coercitivi e che, nel caso di minori, si parla di tratta anche in assenza di tali mezzi.

In questo quadro, assume particolare rilevanza il concetto di migrante vulnerabile, dove la vulnerabilità – così come definita dalla Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) è intesa come la condizione in cui una persona dispone di capacità limitate di evitare, resistere, affrontare o riprendersi da violenze, sfruttamento e abusi, rendendola maggiormente esposta ai rischi della tratta (IOM 2019).

Nel contributo che segue si propone un’analisi della tratta di esseri umani – con particolare riguardo per i contesti migratori – e le principali conseguenze che questo fenomeno ha sulla dimensione della salute.

Dinamiche della tratta lungo il percorso migratorio

La migrazione internazionale è spesso descritta come un percorso che coinvolge un Paese di origine, uno o più Paesi di transito e un paese di destinazione. Durante questo iter, rischi, bisogni e vulnerabilità tendono ad accumularsi e a evolvere, interagendo con diverse forme di violenza, sfruttamento e privazioni, con effetti cumulativi sulla sicurezza e sul benessere complessivo delle persone in movimento.

In questo contesto, l’ingresso in circuiti criminali legati alla tratta di esseri umani avviene spesso attraverso inganni, come false promesse di lavoro o di protezione, e si accompagna a pratiche coercitive di varia natura, tra cui violenze fisiche e psicologiche, condizioni abitative degradanti e forme di controllo che limitano l’autonomia delle vittime. Inoltre, il transito avviene spesso in contesti nazionali instabili, segnati da violenze, torture, condizioni di vita estreme, abusi sessuali e persino omicidi (IOM 2019; Panico e Prestt 2019). Nei territori di frontiera, inoltre, queste vulnerabilità si intensificano a causa della militarizzazione degli spazi, della profilazione razziale e della criminalizzazione delle attività di solidarietà (Escarcena 2021), integrandosi con la percezione di non poter proseguire il viaggio in autonomia, la persistenza di debiti contratti con i trafficanti e la mancanza di spazi sicuri nei paesi di transito e di destinazione (Freedman 2016).

In questo scenario, la linea di demarcazione tra traffico illecito di migranti e tratta di esseri umani risulta particolarmente labile. Il traffico di migranti (smuggling), inteso come l’attività di organizzazione o agevolazione dell’ingresso irregolare di un individuo in uno Stato di cui non possiede la cittadinanza o la residenza, a fini di lucro e con il consenso della persona interessata, può infatti trasformarsi in tratta di esseri umani. Ad esempio, situazioni inizialmente fondate sul consenso possono progressivamente degenerare in forme di sfruttamento, violenza o coercizione, mentre l’indebitamento nei confronti delle reti di trafficanti può determinare la trasformazione dello smuggling in human trafficking (Sydney 2025).

Le determinanti della vulnerabilità dei migranti

In assenza di una definizione internazionale condivisa di migrante vulnerabile, di procedure standard per la loro identificazione o di linee guida operative per garantirne protezione e assistenza, l’OIM (2019) ha sviluppato un modello per analizzare e affrontare le vulnerabilità dei migranti.

Il quadro analitico delle Determinanti della Vulnerabilità dei Migranti (DoMV) individua diverse dimensioni che, a seconda del contesto, possono agire sia come fattori di rischio sia come elementi protettivi, offrendo una prospettiva olistica e multilivello. Il modello considera in maniera integrata determinanti: individuali, quali età, genere, orientamento sessuale, livello di istruzione, accesso a risorse economiche e reti di supporto; familiari, come composizione del nucleo familiare, dinamiche di genere, situazione socioeconomica, esperienze migratorie pregresse e possibilità di accesso al lavoro o all’istruzione;  comunitarie, tra cui norme culturali, accesso ai servizi, sicurezza, opportunità economiche e presenza di conflitti o disastri naturali; strutturali, come condizioni politiche, economiche, giuridiche e ambientali a livello nazionale e internazionale. Particolare attenzione, inoltre, è dedicata al concetto di resilienza e all’attivazione di risorse a più livelli per ridurre l’esposizione ai rischi. La figura 1 rappresenta schematicamente queste quattro dimensioni.

 Figura 1. Le determinanti di vulnerabilità dei migranti. Fonte: rielaborazione dell’autrice.

Le conseguenze della tratta sulla salute

Durante il percorso migratorio, rischi, bisogni e vulnerabilità incidono in modo significativo sulla salute fisica e mentale, manifestandosi con ansia, depressione e disturbi da stress post-traumatico. Le disuguaglianze in termini di salute tendono inoltre ad accumularsi, accentuando marginalizzazione ed esclusione sociale.

I migranti vulnerabili possono avere, infatti, bisogni sanitari specifici legati a condizioni preesistenti o a lesioni e malattie contratte durante il viaggio o al loro arrivo in un luogo di transito o destinazione. Molti hanno subito violenze, sfruttamento o abusi, con conseguenze sia fisiche sia mentali, e spesso non hanno avuto accesso a cure adeguate. Nei casi di sfruttamento sessuale, si aggiungono ulteriori rischi, tra cui dipendenze, infezioni, malattie sessualmente trasmissibili e aborti non sicuri (IOM 2019).

In questo contesto, alcune categorie di migranti, come minori stranieri non accompagnati, donne e persone delle comunità LGBTQI+, risultano particolarmente esposte a violenze, matrimoni forzati, sfruttamento economico o lavorativo e reclutamento in gruppi armati soprattutto in contesti di conflitto. Le donne, ad esempio, sono soggette a rischi specifici derivanti da insicurezza, discriminazioni di genere strutturali, politiche migratorie restrittive e mercati del lavoro poco regolamentati, oltre a condizioni socio-economiche precarie, con conseguenze significative sulla loro salute mentale (La Cascia et al. 2020; Dalton et al. 2025; Mullally 2025).

L’intersezione tra condizioni di vulnerabilità, sfruttamento e abusi rende difficile uscire da reti di criminalità, alimentando da un lato un circolo vizioso di dipendenza e, dall’altro, rafforzando regimi di esclusione e ampliando disuguaglianze sociali e giuridiche, creando un contesto favorevole allo sfruttamento e lasciando spesso le vittime prive di adeguato supporto. In questo quadro, prevenzione, protezione, perseguimento dei trafficanti e partnership tra governi, Terzo Settore e privati risultano aspetti chiave per creare sinergie, condividere informazioni e coordinare interventi in grado di garantire una risposta sostenibile e integrata alla tratta di esseri umani, agendo su dimensioni individuali, familiari, comunitarie e strutturali.

 

Riferimenti bibliografici

Foto di copertina: David Werbrouck, Unsplash.com