Il Progetto di Vita (PdV) rappresenta uno degli snodi più innovativi introdotti dal decreto legislativo 62/2024. La riforma lo colloca al centro dei Servizi a favore delle persone con disabilità, superando un’impostazione tradizionalmente assistenziale e incentrata sulle prestazioni, che riconosce il diritto all’autodeterminazione, alla partecipazione e a una qualità di vita costruita nel tempo. Un quadro che, dal punto di vista dei principi, è coerente con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Dal punto di vista operativo, però, restano aperte diverse questioni per trasformare questa innovativa cornice normativa in uno strumento di lavoro effettivamente utilizzabile dai Servizi e dai territori. E in tale contesto l’intelligenza artificiale può giocare un ruolo importante. Ma andiamo con ordine.

Una norma avanzata, ma ancora senza grammatica operativa

Il d.lgs. 62/2024 affida al PdV una funzione ambiziosa: integrare – in un’ottica progettuale – gli esiti della valutazione multidimensionale, i desideri e le aspettative della persona, i sostegni necessari, le risorse disponibili e le modalità di monitoraggio. Tuttavia, senza una grammatica progettuale esplicita, il rischio è che questi elementi risultino elencati più che realmente integrati tra loro.

Nelle province già interessate dalla sperimentazione del decreto, prima dell’applicazione a tutto il territorio nazionale (che inizierà il 1° gennaio 2027), stanno emergendo soluzioni molto diverse tra loro. In alcuni casi il PdV assume la forma di un documento narrativo, in altri si riduce a una mera riorganizzazione di materiali già esistenti, in altri ancora diventa un contenitore eterogeneo di interventi.

L’attuale assenza di un modello nazionale non è di per sé un limite insormontabile, ma espone il sistema a una forte variabilità applicativa e al rischio di disuguaglianze nell’esigibilità dei diritti, come già segnalato da diversi contributi di analisi sul decreto (Lascioli e Pasqualotto 2025).

In questo scenario, il PdV rischia di restare un dispositivo normativamente avanzato ma operativamente fragile.

Dalla valutazione multidimensionale al progetto di vita

La valutazione multidimensionale da realizzarsi sulla base dell’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), ovvero la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, costituisce uno dei pilastri della riforma. Essa consente di leggere il funzionamento della persona come esito dell’interazione tra condizioni di salute, attività, partecipazione e fattori ambientali, superando la classica visione delle disabilità ispirata a una concezione prevalentemente clinica.

Tuttavia, proprio quest’ampiezza di informazioni può generare una mole di dati complessa, che risulta poi difficile da governare e organizzare in sintesi coerenti e mirate al miglioramento della qualità della vita della persona con disabilità, come richiesto dal decreto. In particolare, il passaggio dalla descrizione del funzionamento alla definizione di obiettivi di vita e di strategie di sostegno non è automatico né neutrale. Senza strumenti adeguati, il rischio è duplice: da un lato, una restituzione descrittiva che non orienta le scelte; dall’altro, una semplificazione che appiattisce la complessità della persona (Pasqualotto 2025).

È proprio in questo spazio intermedio, tra eccedenza informativa e fragilità progettuale, che si colloca oggi una delle principali criticità attuative della norma, senza misconoscere lo stress gestionale che comportano le procedure da essa prescritte.

L’intelligenza artificiale come valido supporto

In questo contesto, l’intelligenza artificiale (di seguito indicata anche come AI, acronimo di Artifical Intelligence, Ndr) può offrire un contributo rilevante, purché non venga utilizzata come scorciatoia. L’IA, infatti, non sostituisce il giudizio professionale né la centralità della persona e della sua rete, ma può essere impiegata come dispositivo di supporto cognitivo, capace di aiutare i Servizi a leggere in chiave progettuale gli esiti della valutazione multidimensionale.

Applicata all’analisi dei dati ICF, l’AI può facilitare l’individuazione di connessioni tra i funzionamenti, i contesti di vita e i fattori di qualità della vita, rendendo più esplicite le scelte progettuali e le loro implicazioni. In questo senso, non “produce” il PdV, ma contribuisce a dargli una definizione, sostenendo la coerenza interna del documento formale e la trasparenza dei processi decisionali. Diversi studi hanno evidenziato come l’IA possa fungere da amplificatore cognitivo nei processi di progettazione personalizzata, senza sostituire la responsabilità umana (Fenza 2025).

Utili a questo scopo sono gli strumenti open access sviluppati dall’Università di Verona, che consentono una prima elaborazione dei dati raccolti tramite la valutazione multidimensionale su base ICF e una successiva lettura intelligente, che riassume le barriere e i facilitatori e propone obiettivi condivisi per il miglioramento della qualità della vita. Sul sito www.progettodivita.org è disponibile gratuitamente un GEM (Generative Expert Models), strutturato con questa finalità nell’ambito di un progetto di ricerca dell’Università di Verona.

Standardizzare la forma per rendere praticabile la personalizzazione

Per addestrare l’AI alla lettura dei dati ICF e generare un output significativo, è stato necessario definire una struttura formale per il PdV. Lo sviluppo ha preso avvio dal modello introdotto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia per la sperimentazione nella provincia di Trieste (DGR 176/2025), con integrazioni rilevanti dal punto di vista pedagogico, come la coprogettazione capacitante (Marchisio 2019; Lascioli 2025).

Definire un prototipo di PdV non significa infatti uniformare i contenuti, ma rendere più esplicito il legame tra valutazione, obiettivi e sostegni, facilitando la discussione e il monitoraggio delle scelte progettuali. In questo senso, l’intelligenza artificiale può sostenere una grammatica operativa condivisa, aiutando i Servizi a gestire informazioni complesse senza ridurre il PdV a un mero adempimento formale. Le criticità più rilevanti non derivano infatti dall’uso di strumenti strutturati, bensì dalla mancanza di forme chiare e condivise che rendano il progetto comprensibile e verificabile per i diversi attori coinvolti.

Riforma della disabilità: investire sulla quotidianità

Il PdV introdotto dal decreto legislativo 62/2024 rappresenta una svolta importante per la promozione dei processi di emancipazione delle persone con disabilità.

Perché questa riforma produca effetti reali sulla loro qualità di vita, è necessario investire non solo sui principi, ma anche sulle modalità in cui essi possano tradursi nella quotidianità.

In questo quadro, l’AI correttamente addestrata può rappresentare un valido supporto metodologico, favorire l’analisi dei dati con un risparmio considerevole di tempo e aiutare il sistema di welfare a fare ciò che la norma richiede, ossia definire progetti di vita realmente personalizzati, partecipati e sostenibili nel tempo.

 

 

Per approfondire

  • Fenza L. (2025), Intelligenza Artificiale, disabilità e Progetto di vita: nuove prospettive per l’analisi dei bisogni, in “Italian Journal of Special Education for Inclusion”, vol. XIII, n. 1, pp. 319-330.
  • Lascioli A. e Pasqualotto L. (2025), Il “progetto di vita” tra orizzonte pedagogico e dispositivo giuridico, in “Education Sciences & Society”, vol. 16, n. 2.
  • Lascioli A., La forza creativa del dialogo, in Pasqualotto L. e Lascioli A. (a cura di), Progetto di vita e disabilità. Guida per genitori, insegnanti e operatori, Roma, Carocci.
  • Marchisio C., Percorsi di vita e disabilità. Strumenti di coprogettazione, Roma, Carocci.
  • Pasqualotto L. (2025), Dalla valutazione al Progetto di vita, in Pasqualotto L. e Lascioli A. (a cura di), Progetto di vita e disabilità. Guida per genitori, insegnanti e operatori, Roma, Carocci.
Foto di copertina: NEERAJ CHATURVEDI, Unsplash.com