Pillole
Giovani

Quando coltivare le vigne fa bene al territorio, alle comunità e… alla salute mentale

Eleonora Rossero e Andrea Barbieri su Welfare e Ergonomia 1/2025 raccontano gli esisti di una ricerca etnografica condotta sul progetto Vineyard, realizzato nel Cuneese

Una sperimentazione pilota nature-based per rispondere in maniera innovativa alle esigenze della popolazione di giovani-adulti seguiti dai servizi di salute mentale. È quello che ha fatto Vineyard, progetto sviluppato nel Cuneese dal Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL CN1 insieme a una realtà viticola locale, un istituto scolastico e altri attori sociali del territorio per orientare gli interventi all’inclusione, alla destigmatizzazione e al coinvolgimento della comunità.

Il progetto, di cui avevamo già avuto modo di raccontarvi qui, si inscrive in una cornice teorica incentrata sulla nozione di “paesaggio terapeutico” e sulle proprietà emergenti di spazi e relazioni che qualificano taluni contesti come luoghi abilitanti. L’intervento pilota e una successiva edizione sono stati accompagnati da una ricerca etnografica per valutare l’iniziativa in termini di processo, ricostruendo il “come” e il “perché” dei risultati osservati.

Gli esiti di questa analisi sono presentati da Eleonora Rossero e Andrea Barbieri nell’articoloTra giochi di specchi e coccinelle in fieri: la viticoltura come pratica di cura all’intersezione tra salute mentale, territorio e comunità” pubblicato sul numero 1/2025 di Welfare e Ergonomia, rivista edita da Franco Angeli.

Foto di copertina: Maja Petric, Unsplash