Nel ripercorrere lo strabiliante percorso che ha portato il giovane musulmano Zohran Mamdani a diventare il nuovo sindaco di New York non si può non parlare anche di welfare.
“Socialista di origini indiane nato in Uganda, Mamdani ha basato la sua campagna elettorale sull’obiettivo di rendere New York più accessibile per chi vi vive e lavora, promettendo il congelamento degli affitti, autobus gratuiti e assistenza all’infanzia universale gratuita”, ha spiegato il Financial Times.
Il candidato democratico, che fino a pochi mesi fa era un politico locale sconosciuto, ha messo al centro del suo messaggio i bisogni sociali dei newyorkesi. E ha avuto successo.
“Il fatto che abbia puntato su temi così concreti, oltre che la grande novità di queste elezioni, è stata anche la sua carta vincente”, spiega a Percorsi di Secondo Welfare Luciana Grosso, giornalista e autrice del libro Mamdani. Un socialista a New York (Castelvecchi, 2025).
Una causa comune
New York è una città di oltre 8 milioni di abitanti e quasi 800 chilometri quadrati di superficie, con 340.000 dipendenti comunali e un bilancio di 115 miliardi di dollari l’anno. In città, riporta sempre il Financial Times, nel 2023 il 32% delle famiglie della classe media (ad esempio, una coppia con un reddito annuo compreso tra 42.000 e 84.000 dollari) ha sofferto di insicurezza alimentare, il 39% ha trovato l’assistenza sanitaria troppo costosa e il 33% ha avuto difficoltà abitative. Inoltre, quest’anno, il tasso di povertà è salito di due punti rispetto al precedente, arrivando a toccare il 25%, quasi il doppio del tasso nazionale del 13%.
In questo contesto, Mamdani si è aggiudicato a sorpresa le primarie dei democratici e poi, in una città storicamente progressista, ha vinto anche le elezioni municipali vere e proprie, che lo faranno entrare in carica il prossimo primo gennaio.
A spiegare come l’attenzione a bisogni sociali abbia contribuito a questo sorprendente successo è stato l’esperto di comunicazione politica Waleed Shahid, che ha lavorato anche per Alexandria Ocasio Cortez, deputata democratica e socialista, tra le prime a sostenere Mamdani. “Il panorama politico mediatico moderno non fa che amplificare ciò che è negativo ignorando i conflitti che definiscono concretamente la vita delle persone: affitti che continuano a salire, asili nido che prosciugano lo stipendio, trasporti pubblici che non arrivano”, ha scritto su Jacobin, testata di riferimento per l’area politica del nuovo sindaco. A suo giudizio, l’attenzione posta da Mamdani su questi temi concreti ha costruito “una causa comune al di là delle differenze: una lotta condivisa su ciò che è dovuto a tutti e tutte, non solo su ciò che è riconosciuto a qualcuno”.
“La sua campagna è stata un mantra – rendere New York accessibile – e quindi il welfare è stata una delle colonne principali di questa visione”, aggiunge Nicola Villa, che ha curato il volume Zohran. Sindaco a New York per l’uguaglianza. Lezioni per le comunali italiane (Altreconomia, 2025).
Tra le misure previste dal suo programma, Mamdani ha promesso di:
- bloccare per quattro anni il prezzo degli affitti calmierati;
- costruire condomini con oltre 200.000 appartamenti, da affittare a prezzi fissi;
- creare supermercati gestiti dal comune, che quindi dovrebbero avere prezzi più bassi;
- alzare il salario minimo cittadino a 30 dollari l’ora entro il 2030;
- rendere gratuiti i bus cittadini, con l’idea di migliorare anche l’efficacia del servizio.
L’intenzione del neoeletto sindaco è quella di finanziare questi interventi con un aumento delle tasse per i milionari e per le imprese. La proposta gli è valsa molte critiche, sia più puntuali sulla reale fattibilità del programma sia più sguaiate, come la copertina del tabloid New York Post il giorno della vittoria che lo ha ritratto con in mano falce e martello. “Per chiunque viva in uno Stato dell’Europa occidentale, le idee di questo sedicente socialista democratico probabilmente sembrano del tutto ragionevoli. Ma per molti americani sono estremamente ambiziose, persino radicali”, ha commentato a tal proposito la giornalista Mary Holland su Monocle.
E tra queste idee, come abbiamo visto, c’è anche quella che riguarda gli asili nido che, riprende Villa di Altreconomia, “è forse la più europea delle sue proposte”.
26.000 dollari all’anno
Il programma di Mamdani prevede la creazione di “un servizio di assistenza all’infanzia gratuito per tutti i newyorkesi di età compresa tra 6 settimane e 5 anni, garantendo programmi di alta qualità per tutte le famiglie”. Una proposta del genere sarebbe molto ambiziosa anche in Europa, ma è importante metterla correttamente nella prospettiva statunitense e newyorkese.
“Se, per esempio, consideriamo che la Svezia abbia molti servizi pubblici in questo settore, possiamo dire che l’Italia ne ha meno e gli Stati Uniti ancora molto meno”, commenta la giornalista Grosso. “Senza contare che negli USA il congedo di maternità di fatto non esiste o esiste in maniera molto limitata”. I servizi per l’infanzia, come gli asili nido, sono quindi in larga parte privati e molto costosi, in particolar modo nella cosiddetta Grande Mela.
A New York, si legge su The Conversation, “oltre l’80% delle famiglie con bambini piccoli non può permettersi il costo medio annuo di 26.000 dollari per l’assistenza in centri specializzati” mentre “uno studio recente ha rilevato che le famiglie con bambini piccoli sono due volte più propense a lasciare la città rispetto a quelle senza figli”, soprattutto a causa delle spese per casa e assistenza.
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Per questo, scrive Villa nel suo libro, “è difficile concepire una proposta più equa, che tenga insieme classe, genere e generazioni. Gli asili nido e la scuola materna vanno soprattutto a vantaggio delle famiglie più svantaggiate, che spesso sono immigrate e non parlano correttamente inglese”, “alleggeriscono il carico familiare” e, infine, “recano beneficio ai giovani con figli, vale a dire la generazione millennial che ancora soffre dell’aumento di precarizzazione portato dalla crisi finanziaria”.
Per la verità, qualcosa in questo ambito a New York è già stato fatto. Quando era sindaco il democratico Bill De Blasio (2014-2021), sono stati introdotti dei servizi universali per i bambini di 3 e 4 anni. Il nuovo primo cittadino, però, vorrebbe andare ben oltre e, infatti, quella sugli asili nido è la proposta più costosa del suo programma. “I New Yorkers United for Child Care, un gruppo di pressione vicino alla campagna Mamdani, stima che il costo per l’erogazione universale a tempo di nido e scuola materna sarebbe pari a oltre 12 miliardi di dollari, una cifra enorme, mentre Zohran ha parlato di un costo intorno ai 5 miliardi”, si legge ancora nel libro pubblicato da Altreconomia.
Trovare tutti questi fondi non sarà semplice e, come ha recentemente sottolineato l’Economist, non sarà nemmeno facile garantire un’elevata qualità per un servizio che si annuncia di grandi dimensioni. Quel che è certo è che, per provare a mantenere questa sua promessa, Mamdani dovrà convincere la governatrice dello stato di New York, attraverso la quale passano molte decisioni cruciali.
La strana coppia
L’attuale governatrice è Kathy Hochul, anche lei del Partito Democratico, ma decisamente più moderata di Mamdani. È una centrista, contraria a quell’aumento delle tasse sul quale il nuovo sindaco punta molto, ma che difficilmente potrà realizzare senza il supporto della governatrice.
I due, quindi, hanno visioni politicamente distanti, ma concordano sull’importanza dei servizi per l’infanzia. Lo ha sottolineato The 19th*, in un pezzo pubblicato alla vigilia delle elezioni newyorkesi nel quale intervista proprio Hochul. La governatrice ha spiegato di essere felice di vedere che il dibattito sull’assistenza all’infanzia sia stato spostato dal regno delle “questioni femminili”. “Era ora che non fossero più solo le mamme a occuparsene”, ha detto. “Il fatto che anche un candidato sindaco come Zohran Mamdani abbracci questa causa dimostra che non si tratta affatto di una questione di genere, e penso che questo sia il progresso di cui avevamo bisogno”.
“È raro vedere un ragazzo giovane e senza figli parlare di questo tema. Penso che sia davvero un ottimo portavoce per questo tema perché non fa parte della sua biografia, ma riguarda ciò che sente dire dagli elettori”, ha aggiunto nello stesso articolo Amanda Litman, esperta USA di campagne elettorali progressiste.
Secondo The 19th*, il fatto che Mamdani e Hochul, per quanto diversi e divisi sui modi di raggiungere l’obiettivo, abbiano trovato un terreno comune nelle politiche per l’infanzia è emblematico di quanto negli USA, “la questione sia diventata cruciale per molti elettori, in particolare per i più giovani”. E non si tratta solo di genitori. “Si tratta di zie. Si tratta di amici che sono stanchi di vedere i loro amici lasciare la città perché vogliono una città più accessibile e vogliono mantenere la comunità che hanno imparato ad amare e non perdere le persone quando mettono su famiglia. Si tratta di datori di lavoro che vogliono che i loro dipendenti possano permettersi di vivere in città”, ha spiegato Rebecca Bailin.
Bailin è la fondatrice di New Yorkers United for Child Care, che nell’arco degli ultimi due anni ha riunito oltre 10.000 persone attorno alla questione dell’assistenza all’infanzia universale nella città. Questa coalizione comprende genitori a basso reddito e della classe media che sentono il peso finanziario dell’assistenza all’infanzia, ma anche coloro che osservano questa lotta e ne vedono le conseguenze, cosa che ora si riflette nella campagna di Mamdani. “In tutti i miei anni di attività, non ho mai visto qualcosa di così coinvolgente”, ha detto ancora a The 19th*.
Mamdani è un modello?
Per Mamdani, ora viene il difficile: trattare con Hochul, scontrarsi probabilmente con il Presidente repubblicano Donald Trump, fare i conti con la realtà di una città enorme e complessa. E cercare di mantenere le sue promesse, a cominciare da quella degli asili nido.
La sua vittoria, però, stimola riflessioni e domande.
La prima la propone Luciana Grosso, ragionando sulla novità rappresentata da Mamdani e sugli elementi di welfare che hanno contribuito alla sua elezione. “La quasi totale assenza di servizi pubblici ha reso il sistema statunitense inefficiente e questo è un problema per una società che punta così tanto sull’efficienza, sul profitto, sulla crescita”, dice. Per questo proposte come quella di Mamdani hanno funzionato.
Il suo ragionamento farebbe quindi pensare alla possibilità di vedere altre campagne elettorali giocarsi sui temi concreti, sui bisogni sociali, su casa, autobus e asili nido. Succederà anche in altre città o in altri Stati USA? La sorpresa Mamdani influenzerà i progressisti anche fuori dai confini statunitensi? O il suo esempio verrà seguito dal Partito democratico anche a livello nazionale?
Per Grosso, è ancora presto per capirlo: “tutti quanti si chiedono se il modello Mamdani sia replicabile anche al di fuori di New York, anche in ottica delle elezioni presidenziali del 2028. Oggi, ancora, non si sa”.