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“L’intelligenza artificiale è destinata a generare una rivoluzione culturale e antropologica che dobbiamo accogliere con consapevolezza e senso etico”.

“L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che (…) possono (…) produrre nuove forme di scarto”.

“Prima di imparare e usare i software [di IA], chi lavora nel terzo settore, e non solo, deve essere in grado di rispondere ad alcune domande fondamentali: chi costruisce questi strumenti? Chi possiede i dati su cui vengono addestrati? Chi decide quali valori e priorità vengono incorporati nel design? Chi trae profitto dalla loro diffusione? E chi ne subisce le conseguenze quando le cose vanno male?”

Le frasi riportate qui sopra sono state pronunciate o scritte nel corso ultimo anno e mezzo da persone di indubbia autorevolezza nei loro campi: la data journalist e femminista dei dati Donata Columbro, il fisico di fama mondiale Mario Rasetti e Papa Leone XIV (non in quest’ordine: a voi il compito di assegnare la citazione alla persona). Questi diversi punti di vista offrono un piccolo spaccato di quanto sia importante, complesso e necessario il dibattito sull’intelligenza artificiale.

È in questo contesto che martedì 14 luglio è stato presentato il Manifesto sull’intelligenza artificiale per la filantropia e la società civile (Manifesto Filantrop-IA), che intende alimentare proprio questo dibattito.

Da dove viene il Manifesto Filantrop-IA?

Il Manifesto Filantrop-IA nasce da oltre un anno di lavoro collettivo che ha coinvolto fondazioni erogative, organizzazioni del Terzo Settore, professionisti, esperti e ricercatori, tra cui anche Percorsi di Secondo Welfare1. Si propone come uno spazio di elaborazione condivisa per interrogarsi sul ruolo che filantropia e società civile possono assumere nella transizione legata all’intelligenza artificiale.

Come spiegano Federico Mento, Tiziano Blasi e Daniele Messina in un recente articolo su Vita, il lavoro sul Manifesto è partito da una consapevolezza: “la domanda non è se l’intelligenza artificiale cambierà le nostre società: lo sta già facendo. La domanda è chi determinerà le direzioni di questo cambiamento, quali valori incorporerà, chi ne beneficerà e chi ne pagherà i costi”. Sono domande politiche prima ancora che tecniche, proseguono gli autori del testo, e sono “domande a cui il Terzo Settore e la filantropia non possono sottrarsi”.

Non si tratta soltanto di capire come gli enti filantropici e non profit possano utilizzare nuovi strumenti digitali, ma di chiedersi in che modo questi stessi attori possano contribuire a orientarne finalità, criteri di sviluppo e ricadute sociali. In questa prospettiva, il Manifesto è pensato come un documento aperto: vuole essere l’avvio di un percorso che chiama fondazioni, enti del Terzo Settore, reti, ricercatori e professionisti a riconoscersi come parte attiva della transizione tecnologica. L’obiettivo è evitare che l’intelligenza artificiale diventi un ulteriore fattore di disuguaglianza, favorendo le condizioni perché possa rafforzare diritti, democrazia, inclusione e giustizia sociale.

I contenuti del Manifesto

Il Manifesto Filantrop-IA si articola intorno a quattro valori fondamentali, che definiscono l’orizzonte entro cui collocare l’uso dell’intelligenza artificiale da parte della filantropia e della società civile:

  1. Giustizia tecnologica – L’IA deve ridurre le disuguaglianze, non amplificarle;
  2. Dignità e autonomia – Le persone al centro, mai ai margini dell’algoritmo;
  3. Responsabilità e trasparenza – Rendere conto delle scelte, anche di quelle algoritmiche;
  4. Intelligenza collettiva – Nessun attore da solo può governare questa transizione.

Da questi valori fondanti derivano 10 principi operativi. Il Manifesto richiama anzitutto l’importanza di promuovere una visione dell’intelligenza artificiale al servizio della società civile, rafforzando al tempo stesso l’alfabetizzazione critica diffusa: la formazione è considerata una leva essenziale per evitare tanto l’entusiasmo acritico quanto il rifiuto difensivo dell’innovazione.

Un altro nucleo centrale riguarda la governance dei dati e la “responsabilità algoritmica”. Le organizzazioni filantropiche e del Terzo Settore lavorano spesso con informazioni sensibili, legate a bisogni sociali, condizioni di vulnerabilità, percorsi di accesso ai servizi e relazioni di fiducia con le comunità. Per questo sono chiamate a essere custodi consapevoli dei dati, adottando criteri di trasparenza, proporzionalità, tutela e controllo.

Particolare attenzione viene dedicata al divario digitale tra organizzazioni. Senza investimenti mirati, l’IA rischia di ampliare la distanza tra chi dispone di risorse, dati e competenze e chi, invece, fatica già oggi a sostenere la transizione digitale. Il Manifesto chiede quindi alla filantropia di accompagnare gli enti più piccoli, favorendo accesso, formazione, infrastrutture e capacità di sperimentazione. Allo stesso tempo, ribadisce che le comunità non devono essere considerate semplici destinatarie di soluzioni tecnologiche, ma soggetti attivi nella definizione dei problemi, nella progettazione degli strumenti e nella valutazione degli impatti.

Infine il Manifesto tocca un tema che emerge più raramente nelle riflessioni sull’IA e sulle sue applicazioni: la sostenibilità ambientale. L’impronta energetica e idrica dei sistemi digitali, dei data center e delle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’IA non può essere trattata come una variabile esterna.

Una strada tracciata

Il Terzo Settore è chiamato – come tutti gli ambiti della nostra società – a confrontarsi con le sfide, le potenzialità e le criticità dell’IA. Me è chiamato a farlo in un modo coerente con i principi che lo animano. Perché, come sottolinea anche Donata Columbro nel suo contributo citato all’inizio dell’articolo, “un’alfabetizzazione all’IA autentica e critica non è una competenza tecnica, ma civica ed etica.
Il Manifesto Filantrop-IA traccia dunque una strada lungo la quale è possibile sviluppare questo lavoro, anzitutto culturale, da cui il mondo non profit – in particolare – non può esimersi.

 

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Note

  1. Sono parte del gruppo promotore che ha sintetizzato nel Manifesto gli spunti del lavoro collettivo: Andrea Maria Bertolazzi, Tiziano Blasi, Martina Carpani, Elisabetta Cibinel, Christian Elevati, Roberto Giuliani, Martina Lascialfari, Enrica Lobina, Daniela Matielo, Daniele Messina, Federico Mento, Paolo Palmerini, Elisa Ricciuti.
Foto di copertina: Markus Winkler, Pexels.com