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Quanto e come il non profit italiano sente il bisogno di fare innovazione? Questa è una dimensione considerata rilevante nei processi di sviluppo delle organizzazioni di Terzo Settore? E, nel caso, quanto vi si impegnano? Con quali strategie, quali scelte organizzative e quali strumenti? Sono alcune delle domande a cui cerca di rispondere il working paper "La domanda di innovazione del Terzo Settore" realizzato da Fondazione Italia Sociale, Deloitte Private e TechSoup Italia. L’obiettivo dell’indagine è tracciare un quadro dell’impegno delle organizzazioni non profit in tal senso e, in particolare, analizzare le modalità più adatte a favorire soluzioni innovative che sempre più spesso sono loro richieste per soddisfare bisogni e criticità a cui non riescono più a rispondere con formule e misure tradizionali.

La ricerca, che ha coinvolto circa 180 organizzazioni del Terzo Settore attraverso una survey online, ha cercato di esplorare le principali attività in cui l’innovazione può giocare un ruolo centrale per lo sviluppo e il miglioramento delle capacità operative del settore. In questo senso sono state approfondite cinque dimensioni principali: leadership e cultura dell’innovazione, struttura organizzativa, gestione del personale, finanza sociale, tecnologia e digitalizzazione. 


Innovazione: tra desideri e realtà

Dalla ricerca emerge come il 96% delle organizzazioni non profit intervistate senta una forte esigenza di innovare, con oltre il 70% che dichiara di investire in innovazione sia in ottica di miglioramento della propria offerta di prodotti e servizi, sia per quanto concerne l’ottimizzazione dei processi. In entrambi i casi, l’approccio è incrementale piuttosto che radicale: la tendenza è quindi quella di migliorare o adattare l’offerta già esistente rispetto all’introduzione di servizi, prodotti o processi completamente nuovi. 

Tuttavia, sebbene circa il 73% degli enti abbia dichiarato di aver implementato almeno un’iniziativa altamente innovativa negli ultimi 5 anni, il 61% afferma di incontrare difficoltà nel promuovere l’innovazione. L’indagine spiega che esse sono legate principalmente a resistenze sia endogene che esogene. Sul fronte interno, nel 55% dei casi esse riguardano le resistenze di dipendenti, collaboratori e volontari, mentre nel 29% sono attribuibili agli organi direttivi degli enti. Per quel che riguarda i problemi esterni, invece, le difficoltà sono riconducibili alla Pubblica Amministrazione (35%), ai beneficiari dei servizi (19%) e ad altre organizzazioni non profit (14%), ma anche a donatori attuali (4%) e potenziali (7%).


Poca strategia e risorse limitate

Inoltre, l’innovazione nella maggior parte dei casi non è oggetto di strategie precise. Il 48% delle organizzazioni dichiara infatti di non avere strategie in tal senso, il 31% di averle ma senza che esse comportino strategie e strumenti operativi per monitorarle, mentre solo il 21% ha definito una strategia di medio-lungo termine con obiettivi dichiarati e misurabili. 

Gli ostacoli principali affinché l’innovazione possa divenire una priorità strategica ed operativa rimangono le limitate risorse umane e finanziare che gli enti del Terzo settore possono allocarvi. Le organizzazioni che non investono in innovazione dichiarano come primo ostacolo l’indisponibilità di risorse economico-finanziario (64%) a cui si aggiunge la mancanza di personale sufficientemente formato o con competenze specifiche (34%), oltre alla citata mancanza si strategie dedicate (34%).


La sfida della digitalizzazione

Il paper offre informazioni interessanti anche sui processi di digitalizzazione. Le organizzazioni si considerano in larga parte inclini alle nuove tecnologie ma, nella pratica, ben il 48% dei dipendenti ha basse competenze digitali, il 46% medie e solo il 6% alte. In tal senso, per quanto l’emergenza Covid abbia accelerato i processi di innovazione tecnologica (come vi abbiamo raccontato anche noi in una inchiesta per Buone Notizie), appare evidente una mancanza di visione. In tal senso il paper indica la necessità di una formazione di alto livello su hard e soft skills per conoscere al meglio il contesto operativo in cui si opera e le necessarie innovazioni digitali e tecnologiche per affrontarne le esigenze. In questo senso "non esiste alcuna ricetta generica pronta all’uso da applicare per aumentare la maturità digitale del Terzo settore tout court" ma essi idealmente dovrebbero essere oggetto di percorsi di accompagnamento che aiutino a stabilire investimenti costanti, resilienti e a lungo termine.

Spunti di lavoro

In conclusione, il paper indica che per favorire lo sviluppo dell’innovazione, le organizzazioni vedono nel confronto e nel lavoro in rete una spinta fondamentale, ma per farlo è necessario sia un sostegno concreto delle Istituzioni, sia un cambio di passo degli enti di Terzo settore. Le aree su cui intervenire sono molteplici: dalla professionalizzazione delle risorse umane, alla capacità di condividere al proprio interno strategie e processi decisionali, dalla disponibilità a misurare gli impatti generati fino all’apertura a una reale contaminazione con realtà e ambienti differenti dal proprio.


Per approfondire

Fondazione Italia Sociale, Deloitte Private, TechSoup Italia (2021), La domanda di innovazione del Terzo Settore, Working Paper Fondazione Italia Sociale n. 6, febbraio 2021.