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Quasi 372.000 organizzazioni, oltre 938.000 dipendenti e una rete di relazioni che coinvolge 9 istituzioni non profit su 10. Sono alcuni dei numeri presentati da ricercatori e ricercatrici dell’Istat il 9 ottobre alla XXVI edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, dedicata quest’anno al tema “ImmaginAzioni”. Da un lato Massimo Lori ha offerto una fotografia aggiornata sul settore non profit italiano attraverso dati economici, formali e occupazionali, dall’altro Sabrina Stoppiello – con il supporto di Stefania Della Queva e Manuela Nicosia – ha approfondito alcuni elementi analizzati dal Censimento delle istituzioni non profit a cui spesso è dedicata minore attenzione: fiducia, capitale relazionale, coesione. Ma andiamo con ordine.

Un settore che cresce soprattutto nel lavoro

Nel 2024 le istituzioni non profit attive in Italia sono 372.384, lo 0,5% in più rispetto al 2023, e impiegano 938.152 dipendenti, con una crescita del 2,8%. Massimo Lori ha spiegato che è una dinamica che si ripete: dal 2021 i dipendenti aumentano a ritmi più sostenuti delle organizzazioni, a conferma del peso crescente del non profit nel mercato del lavoro.

Figura 1. Istituzioni non profit e dipendenti, 2018-2024

Variazioni percentuali rispetto all’anno precedente. Clicca sulla legenda per mostrare o nascondere le serie

Fonte: elaborazione Percorsi di Secondo Welfare su dati Istat, presentazione di Massimo Lori alle Giornate di Bertinoro 2026

Il lavoro retribuito resta però concentrato in alcune categorie. Il 73,5% delle organizzazioni non ha né dipendenti né collaboratori e collaboratrici retribuiti. Il 55,3% dei dipendenti lavora in imprese sociali e quasi la metà (49,8%) opera nell’assistenza sociale e protezione civile, settore in cui l’occupazione cresce del 3,7%. Sul piano territoriale l’aumento dei dipendenti è più forte nel Mezzogiorno: +6,3% nelle Isole e +5,2% al Sud.

Chi cresce e chi arretra

Per quanto riguarda la forma giuridica, le associazioni rappresentano l’85,2% delle istituzioni non profit. A crescere di più sono le fondazioni: pur pesando solo per il 2,5% del totale, aumentano dell’8,6% in un anno. Continuano invece a diminuire le cooperative sociali (-1,7%).

Tra le qualifiche giuridiche crescono a doppia cifra le associazioni di promozione sociale (APS), con un +11,9%. Crescono anche gli altri enti del Terzo Settore (ETS), come enti filantropici, reti associative e società di mutuo soccorso, con un +35,3%. Calano invece le associazioni e società sportive dilettantistiche (-11,3%), le Onlus (-14,7%) e le imprese sociali (-1,6%). Gli ETS rappresentano comunque meno di un terzo (31,7%) delle istituzioni non profit. Secondo l’Istat, inoltre, molte organizzazioni si iscrivono al Registro unico nazionale del Terzo Settore (Runts) alcuni anni dopo la loro costituzione: un “effetto emersione” che va tenuto presente nel leggere le variazioni.

Anche la geografia è disomogenea. Le organizzazioni sono più diffuse al Centro (70,3 ogni 10.000 abitanti) e nel Nord-Est (70,1) che al Sud (52,8). È però proprio il Sud a mostrare la crescita maggiore (+1,7%), mentre il Nord-Est segna un lieve calo (-0,4%). Tra i settori, lo sport resta il più popoloso (29,8% delle organizzazioni) ma perde il 7,3%. Crescono invece le attività ricreative e di socializzazione (+8,8%) e quelle di istruzione e ricerca (+7%). Stabili, infine, le risorse del 5 per mille destinate al settore: circa 461 milioni di euro (+0,2%).

Lo scopo che orienta l’azione

Durante la presentazione Stoppiello ha spiegato che i dati presentati si basano sui risultati preliminari della rilevazione campionaria del Censimento permanente; quelli definitivi sono attesi entro fine anno.

L’analisi è partita dalle finalità. Nel 2024 il 70,1% delle istituzioni non profit, circa 258.000, dichiara di perseguire una o più finalità specifiche: il sostegno a persone deboli o in difficoltà (48,3%); la promozione e tutela dei diritti (43,3%); la cura e lo sviluppo dei beni comuni (43,1%). Tutte e tre le voci sono in crescita costante dal 2011. La cura dei beni comuni, in particolare, è quasi raddoppiata rispetto al 2021, quando era al 22,4%.

Figura 2. Le finalità perseguite dalle istituzioni non profit, 2011-2024

Valori percentuali sul totale delle istituzioni non profit. Clicca sugli anni in legenda per mostrarli o nasconderli

Fonte: elaborazione Percorsi di Secondo Welfare su dati Istat, presentazione di Sabrina Stoppiello, Stefania Della Queva e Manuela Nicosia alle Giornate di Bertinoro 2026. *Dati provvisori

Due terzi delle organizzazioni (66,6%) hanno un orientamento solidaristico: rivolgono le proprie attività alla collettività, non solo a soci e socie. Il 13,3% si rivolge a persone fragili, vulnerabili o con specifici disagi, una quota rimasta stabile negli anni (13,5% nel 2021).

Reti che tengono insieme le comunità

Il dato più originale presentato durante le Giornate di Bertinoro 2026 riguarda le relazioni. Nel 2024 il 90,5% delle istituzioni non profit ha strutturato relazioni significative con altri soggetti del territorio, una quota in crescita rispetto al 2021. Ma, come ha spiegato Stoppiello, le reti non sono tutte uguali. Incrociando la varietà degli interlocutori e l’intensità del coinvolgimento, l’Istat ha individuato cinque gruppi:

  • reti complesse (32%), che coinvolgono Comuni, scuole, università, Regioni e altre organizzazioni nella progettazione e realizzazione delle attività;
  • reti diversificate (11,4%), che fanno da ponte tra istituzioni locali e soci;
  • reti specializzate (17,2%), centrate su pochi attori chiave;
  • reti poco articolate (29,7%), orientate soprattutto alla gestione ordinaria della base sociale e diffuse nello sport;
  • organizzazioni isolate (9,7%).

Figura 3. L’ecosistema relazionale delle istituzioni non profit

Cinque gruppi per varietà dei soggetti coinvolti e intensità del coinvolgimento. La dimensione dei cerchi è proporzionale alla quota di organizzazioni. Passa sui cerchi per i dettagli

Fonte: elaborazione Percorsi di Secondo Welfare su dati Istat (provvisori), presentazione di Sabrina Stoppiello, Stefania Della Queva e Manuela Nicosia alle Giornate di Bertinoro 2026. Posizione dei gruppi indicativa

Un elemento accomuna tuttavia quasi tutti i gruppi: il territorio resta centrale, e i Comuni sono spesso l’interlocutore principale. È un dato che assume rilievo in un Paese dove la fiducia generalizzata riguarda solo il 22,5% della popolazione e dove la partecipazione civica e politica è scesa dal 68,7% del 2013 al 59,6% del 2024. Secondo Stoppiello, il valore del non profit sta anche nella capacità di trasformare motivazioni in relazioni, relazioni in partecipazione e partecipazione in capitale sociale. È una dimensione difficile da misurare ma decisiva. Perché, per citare una frase di Lester Salamon richiamata da Lori nel corso della sua presentazione, “quel che non si conta, non conta”.

 

 

Foto di copertina: AICCON, Sessione “Contare ciò che non si vede. Fiducia, cura e coesione”, Giornate di Bertinoro 2026