Questo articolo vuole proseguire e ampliare il dibattito promosso da Percorsi di Secondo Welfare sul tema “Filantropia e Fiducia”, a cui il nostro centro studi ha già contribuito con questa riflessione e con un position paper su un nuovo modello di filantropia territoriale per le Fondazioni di Origine Bancaria (FOB).  Anche il presente contributo parte da un caso studio, la 7ª edizione del bando Sport della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì (FCR Forlì), per una riflessione sia tematica, sia strategica sull’agire delle FOB. La FCR Forlì, infatti, è da sempre impegnata nella promozione della pratica sportiva attraverso un bando dedicato giunto alla 10ª edizione. Quest’ultima è stata influenzata dagli apprendimenti dei bandi precedenti, nello specifico dal percorso di accompagnamento che abbiamo svolto sulla 7ª edizione.

Quale legame tra sport, benessere e filantropia?

Lo sport è riconosciuto come fattore determinante per la salute pubblica e la coesione sociale. Secondo il rapporto OCSE (2023) “Step Up! Tackling the Burden of Insufficient Physical Activity”, l’attività fisica è tra le azioni più efficaci per migliorare la salute fisica e mentale, prevenendo patologie come quelle cardiovascolari e il cancro, e migliorando le funzioni cognitive.

In Italia, i dati ISTAT nel 2023 mostrano che il 62,8% della popolazione italiana non rispetta le indicazioni dell’OMS (150 minuti di sport a settimana): il 34,7% non pratica sport e il 28,1% svolge solo attività fisica occasionale. Se negli ultimi 20 anni la sedentarietà è diminuita (-7,2 pp), le disuguaglianze sociodemografiche non si sono ridotte: la forbice tra Nord e Sud si è allargata (+2,6 pp), così come quella tra grandi e piccoli comuni (+9,6 pp). Risultano in leggero aumento le differenze tra basso titolo di studio e laurea (+0,9 pp) e tra periferie e centri (+0,1 pp). Ne emerge l’urgenza di ridurre gli squilibri territoriali e sociali, anche alla luce del riconoscimento costituzionale della pratica sportiva.

Oltre ai benefici per la salute, la pratica sportiva può incidere su inclusione e coesione sociale; per questo diversi enti filantropici, tra cui FCR Forlì, hanno promosso bandi e reti per valorizzare lo sport come presidio educativo e comunitario.

La 7ª edizione del bando Sport della FCR Forlì

Nel 2023 la FCR di Forlì ha avviato con AICCON un percorso di accompagnamento alle organizzazioni della 7 ª edizione del bando Sport. Il percorso si è sviluppato su due livelli:

  • affiancamento alla Fondazione per integrare un approccio metodologico orientato alla valutazione di impatto;
  • supporto agli enti nella raccolta dati e in momenti di co-design.

La sperimentazione ha previsto un’autovalutazione degli enti su esiti e cambiamenti relativi alle attività finanziate, in coerenza con il framework co-costruito con le stesse. Come sintetizzato nell’infografica sotto riportata, ne emerge un quadro articolato.

 

A livello micro, ovvero persone che praticano sport e famiglie, il 100% degli enti dichiara di incidere sul benessere fisico e gli stili di vita sani; l’88% sulla dimensione psico-relazionale; il 94% sullo sport come leva di contrasto alle disuguaglianze e discriminazioni. Quanto ai cambiamenti, secondo le organizzazioni l’86% dei partecipanti alle attività ha migliorato le proprie life skills, il 79% il proprio benessere fisico e il 58% riporta un cambiamento sul piano dell’inclusione.

Ancora più interessante è ciò che emerge ai livelli meso e macro. Sul piano organizzativo (meso), il 63% delle organizzazioni dichiara che le attività intendevano rafforzare le competenze interne e una maggiore efficacia dell’azione organizzativa; sul piano territoriale (macro), il 75% segnala un’influenza attesa delle attività sulla valorizzazione dello sport come leva di sviluppo comunitario. Quanto ai cambiamenti osservati, il 98% dei soggetti riporta un miglioramento delle competenze, mentre il 93% di chi ha partecipato all’azione che influenzavano la dimensione macro sperimenta un cambiamento.

Il percorso ha previsto inoltre due workshop con le organizzazioni. Il primo ha approfondito bisogni emergenti e logiche di rete, evidenziando un’esigenza di formazione e accompagnamento sulle sfide educative e di rafforzamento del dialogo con la comunità educante territoriale. Il secondo, svolto in vista della 10ª edizione, ha avviato un’iniziale co-progettazione territoriale di attività, non più come singoli enti, ma come ecosistemi sportivi. Le evidenze di valutazione e dei workshop sono raccolte in questo report.

Proprio a partire da queste evidenze la FCR Forlì ha maturato una rinnovata consapevolezza sul valore strategico dello sport: “Questo percorso ha consolidato il ruolo della Fondazione di Forlì come motore dell’innovazione sociale e dei processi di cambiamento e sviluppo territoriale. L’approccio orientato all’impatto consente oggi di rendere le scelte della Fondazione di Forlì ancora più consapevoli ed efficaci, il che porterà a sostenere lo sport, con sempre maggiore determinazione, come investimento strategico per il futuro della comunità locale” ha sottolineato il presidente Maurizio Gardini.

Dal bando Sport ad alcune riflessioni sull’agire filantropico

L’esperienza del bando Sport offre alcuni spunti di riflessione sul ruolo della filantropia.

In primo luogo, questa sperimentazione mostra come un approccio orientato all’impatto non si esaurisca nella restituzione delle evidenze sui cambiamenti, ma diventi uno spazio riflessivo capace di illuminare la coerenza tra intenzionalità organizzativa e capacità trasformativa. Ciò rappresenta un primo cambio di postura: l’orientamento all’impatto non rappresenta uno strumento tecnico per orientare l’erogazione dei finanziamenti, ma ridefinisce il ruolo della filantropia da allocatrice di risorse a infrastruttura territoriale orientata all’impatto. Ciò implica il superamento di una logica di azione centrata sui singoli progetti verso una prospettiva territoriale, nella quale le risorse economiche si intrecciano con le leve relazionali, culturali e organizzative per abilitare la capacità trasformativa del territorio.

Un secondo aspetto concerne la relazione tra soggetto erogatore e organizzazioni finanziate. Se l’approccio strategico viene interpretato in chiave “fondazione-centrica”, con processi valutativi configurati come dispositivi di controllo, il rischio è di irrigidire le pratiche e ridurre l’innovazione a mera conformità. Come già sottolineato, se i processi valutativi assumono invece una funzione di apprendimento strategico rispetto ai processi di generazione del valore, allora l’orientamento all’impatto diventa piattaforma di senso capace di orientare decisioni e azioni future. Come evidenziato nell’ultimo quaderno dell’Economia civile, ciò è ancora più rilevante se riconosciamo che la trasformazione postula un’intenzionalità che preceda e accompagni l’azione, evitando che le innovazioni si riducano a meri adattamenti funzionali.

Restano tuttavia alcune questioni decisive. L’orientamento all’impatto richiede competenze, capacità di lettura dei dati e di co-progettazione; se introdotto senza investimenti adeguati in capacity building, soprattutto a favore di enti “minori”, esso rischia di premiare i soggetti più strutturati, trasformando la filantropia in un acceleratore di disuguaglianze. È nella scelta di concepire l’impatto come processo contributivo e sistemico, investendo nella costruzione di capacità diffuse e nella valorizzazione delle differenze, che la filantropia può evolvere da dispositivo erogativo a “soggetto istituente”, capace di incidere sulle condizioni che rendono possibile uno sviluppo territoriale più equo e sostenibile in senso integrale.

 

 

Foto di copertina: Fitsum Admasu, Unsplash.com