TERZO SETTORE / Fondazioni
La natura, bene di mercato. Come preservare il Pianeta con i Pagamenti per i servizi ecosistemici
In Lombardia, grazie al Bando Capitale Naturale di Fondazione Cariplo, attori pubblici e privati lavorano insieme per dare un valore economico ai servizi offerti dalla natura che troppo spesso diamo per scontati.
29 agosto 2019

Cos'è il Capitale Naturale? Cosa sono i Servizi Ecosistemici? Perché dare loro un valore può aiutare a far vivere meglio le comunità e preservare il Pianeta? Sono alcune delle questioni approfondite nalla nostra inchiesta pubblicata su Corriere Buone Notizie del 20 agosto, in cui è messo a tema, tra le altre cose, il ruolo giocato da Fondazione Cariplo per sostenere la collaborazione tra soggetti pubblici e privati che operano in questo campo. Di seguito trovate l'articolo di contesto di Paolo Riva e l'infografica con un po' di dati interessanti; qui invece potete leggere il commento di Lorenzo Bandera sull'importanza di queste nuove alleanze territoriali.


Il Parco Oglio Sud come la città di New York.
La metropoli Usa, per avere acqua potabile buona e in abbondanza, si è da tempo accordata con i proprietari delle foreste da cui dipende il flusso idrico: paga loro una quota stabilita affinché gestiscano i terreni in modo sostenibile. Così, l’acqua arriva in città a costi inferiori rispetto a quelli che avrebbe un depuratore, i proprietari hanno fondi per le loro foreste e l’ecosistema gode di buona salute. È una situazione in cui vincono tutti. In termini tecnici è un «Pes», l’acronimo inglese che indica i Pagamenti per Servizi Ecosistemici. In pratica è un modo per dare un valore economico ai servizi che la natura offre gratuitamente, che le attività umane mettono sempre più a rischio, ma dei quali abbiamo estremo bisogno. Al Parco Oglio Sud, tra Cremona e Mantova, lo sanno bene e per questo pur agendo su una scala ridotta e in un ambito diverso hanno seguito l’esempio di New York. Quando glielo si fa notare Fabrizio Malaggi, trentanovenne dottore forestale, ride.

Nella primavera del 2018 il parco ha firmato il primo contratto per un Pagamento per Servizi Ecosistemici nel settore della pioppicoltura sostenibile con alcune aziende che producono legname sul suo territorio. Come funziona? «L’azienda - risponde Malaggi - svolge a proprie spese interventi per la conservazione di aree naturali di proprietà demaniale in gestione del parco. Il vantaggio è duplice. Da una parte noi minimizziamo i costi di gestione e incrementiamo gli interventi di conservazione. Dall’altra l’azienda soddisfa uno dei requisiti della certificazione internazionale Fsc®, che richiede la gestione di aree rappresentative di ecosistemi naturali pari al 10 per cento della superficie certificata». La prima a firmare è stata l’azienda agricola Rosa Anna e Rosa Luigia, ma nei mesi successivi altre l’hanno seguita. Per Malaggi, «è il risultato di un lungo processo partecipativo».

Grazie al sostegno di Fondazione Cariplo sono anni che sulle rive dell’Oglio si affronta il tema. Il parco ci ha lavorato prima in autonomia, col supporto di Etifor, poi con altri enti. Insieme con Parco del Mincio, Parco Oglio Nord, Parco Alto Garda Bresciano, Aipo e Fsc Italia ha promosso il progetto triennale Ecopay Connect 2020, finanziato dal bando Capitale Naturale 2017. A seguirlo per conto di Cariplo è Paolo Siccardi: «Sono oltre dieci anni che tuteliamo la biodiversità nelle aree protette lombarde, lavorando su scale sempre più ampie. Ora siamo arrivati a mettere in rete anche parchi lontani tra loro. Questo bando è la conclusione di un percorso». Ma è anche un punto di partenza. Un’altra caratteristica importante di Capitale Naturale, infatti, è la collaborazione tra istituzioni, società civile e privati. Prosegue Siccardi: «Accendiamo una miccia, ma poi vogliamo che i territori vadano con le loro gambe, autonomamente».

Ed è così che stanno cercando di fare il Parco Oglio Sud e gli altri 85 enti sostenuti da Fondazione Cariplo oltre 7 milioni e mezzo di euro in due anni. I progetti in questione, però, riguardano solo il territorio dove opera la fondazione (Lombardia e province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola). Di Pagamenti per i Servizi Ecosistemici, invece, ce ne sarebbe bisogno in tutto il Paese perché «i Pes sono investimenti sul futuro». A definirli così è il ricercatore dell’Università di Urbino Riccardo Santolini. Per lo studioso lo scopo di questi pagamenti deve essere mantenere in salute la funzionalità degli ecosistemi perché continuino a fornire servizi: «Il valore di un bosco deve essere rappresentato non solo dal legname che produce ma anche e soprattutto da quello che è capace di offrire alla collettività come ecosistema: fissare Co2, trattenere il suolo, depurare l’acqua... Bisogna avere equilibrio tra uso diretto (la produzione di biomassa) e l’uso indiretto rappresentato da queste ultime funzioni. Nell’agire collettivo, in Italia, il valore dei servizi ecosistemici viene messo sul piatto della bilancia ancora troppo raramente».

Eppure non si tratta di pochi spiccioli. In un rapporto del ministero dell’Ambiente il valore complessivo dei servizi ecosistemici in Italia per il 2015 è stato stimato in almeno 338 miliardi di euro. Circa il 23 per cento del Pil nazionale di quell’anno. Di fronte a queste cifre l’obiettivo dovrebbe essere prenderci più cura del capitale naturale, cioè della riserva di organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche che contribuiscono a fornire beni e servizi di valore per l’umanità. Nonostante ciò la spesa pubblica primaria per le risorse ambientali è in calo e sostegni come quello di Fondazione Cariplo diventano decisivi. «Se più parchi riuscissero a valutare i loro servizi ecosistemici potrebbero essere riconosciuti economicamente con forme di Pes, per mantenere e incrementare i servizi ecosistemici stessi. Sarebbero investimenti capaci di generare ricadute positive per tutti», auspica Santolini. Quello del Parco Oglio Sud «è un esempio positivo». Che, proprio per questo, verrà replicato. Uno degli obiettivi di Ecopay Connect 2020 infatti è applicare il modello di coinvolgimento del territorio sperimentato da Malaggi e i suoi colleghi anche agli altri parchi coinvolti, adattandolo alle caratteristiche di ciascuno. «Nell’Alto Garda Bresciano per esempio stanno lavorando bene con i pescatori locali», riporta Malaggi. E «c’è grande entusiasmo».


Questo articolo è stato pubblicato su Buone Notizie del 20 agosto 2019 ed è stato realizzato nell'ambito della collaborazione tra Percorsi di secondo welfare e il settimanale del Corriere della Sera.

 


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