Pillole
Filantropia e fiducia / Terzo Settore / Fondazioni

Finanziare le organizzazioni, non solo i progetti: la guida di Philea

La rete europea della filantropia analizza e avanza proposta concrete per sostenere gli enti senza vincolare le risorse

Nella filantropia europea i contributi senza vincoli di destinazione restano un’eccezione. Philea, la rete europea di fondazioni ed enti filantropici, ricorda che solo il 14% delle organizzazioni sostenute da finanziatori europei riceve fondi pluriennali non vincolati, contro il 31% negli Stati Uniti. Eppure i segnali di cambiamento non mancano (secondo dati OCSE, tra i grandi finanziatori la quota di fondi flessibili è passata da circa il 5% del 2000 al 20% del 2021) e le evidenze sull’efficacia di una forma di finanziamento “non vincolato” sono solide: tra chi ha ricevuto le donazioni di MacKenzie Scott, il 92% segnala una maggiore sostenibilità finanziaria di lungo periodo. Da qui nasce Unrestricted Funding: A Practical Guide for Funders, realizzata con Pamala Wiepking del Center for Grantmaking Research della Vrije Universiteit Amsterdam: una risorsa online destinata ad arricchirsi nel tempo, che prende sul serio i timori dei finanziatori (perdita di controllo, rischi reputazionali e di compliance, sistemi di valutazione distorti) e li tratta come punto di partenza per il dialogo, non come ostacoli da smontare.

La prima sezione definisce l’unrestricted funding come sostegno a un’organizzazione senza condizioni sull’uso delle risorse, capace di coprire i “costi veri” (personale, sede, amministrazione, IT, comunicazione) e di spezzare lo starvation cycle, il sottofinanziamento cronico delle strutture che Carola Carazzone aveva descritto anche sulle nostre pagine. Più che una “scelta secca”, la guida propone un continuum: dal finanziamento a progetto rigido a quello di progetto o di programma flessibile, fino al core support “puro”, passando per formule ibride come i grant core+. La flessibilità, insomma, si può introdurre per gradi.

Il cuore operativo è il ciclo in sei fasi per gestire questi contributi: una due diligence proporzionata, centrata sulla salute dell’organizzazione e non sulle attività, e il cui onere ricade sul finanziatore; pochi obiettivi condivisi di alto livello, che non diventino quadri logici mascherati; una relazione fatta di confronti periodici, preferibilmente dentro grant pluriennali, per esempio di cinque anni con un momento di verifica al terzo; una rendicontazione leggera che valorizza i materiali già prodotti dall’ente; una lettura degli esiti in termini di contributo più che di attribuzione; e infine un’eventuale uscita responsabile, discussa per tempo.  In altre parole, la guida spiega come conciliare fiducia e accountability, un tema che Percorsi di Secondo Welfare sta affrontando ragionando di filantropia trust-based e valutazione d’impatto.

Completano la guida tre argomentazioni calibrate per i consigli di amministrazione rispettivamente più prudenti, più orientati all’impatto e più attenti alla reputazione. Chiude la guida una sezione di risorse che raccoglie strumenti pratici, un albero decisionale per scegliere il tipo di contributo più adatto, casi studio di fondazioni europee e bibliografie. Tra le risorse c’è anche un approfondimento sul quadro giuridico, da cui emerge che nessuna norma europea vieta i finanziamenti non vincolati. La vera difficoltà è un’altra: poter dimostrare che le risorse sono state usate per gli scopi statutari della fondazione. Tutti temi che nostro Laboratorio segue da vicino nel Focus Filantropia e fiducia, nato nell’alveo del report Filantropia basata sulla fiducia.

Foto di copertina: Reto Simonet / Unsplash