Perché abbiamo scelto di cambiare sguardo
NuovaRicercaAgenziaRES è una cooperativa sociale attiva da oltre quarant’anni nell’area fermana, nel sud delle Marche. Il suo portafoglio di servizi copre gran parte del welfare locale: dai nidi d’infanzia all’assistenza agli anziani, dalla salute mentale al supporto per persone con disabilità, dall’accoglienza delle persone migranti fino all’inserimento lavorativo.
La cooperativa è cresciuta soprattutto gestendo appalti e convenzioni per conto della pubblica amministrazione. Un modello che ha garantito radicamento territoriale perseguendo qualità dei servizi, ma che ha anche prodotto un effetto collaterale comune a buona parte della cooperazione sociale italiana: una propensione debole all’innovazione autonoma. Si lavora bene dentro i confini dati, ma si fatica a ridisegnarli.
Non è solo un limite interno: è anche una sollecitazione che arriva dal contesto. I bisogni sociali sono sempre più complessi e intrecciati, e non si lasciano più contenere nelle categorie tradizionali di servizio. Il Codice del Terzo Settore, introducendo la co-programmazione e la co-progettazione, ha sancito (se non fosse già chiaro) che le organizzazioni del Terzo Settore non sono solo erogatrici di prestazioni, ma soggetti chiamati a costruire insieme alle istituzioni le politiche locali.
Da questo doppio riconoscimento nasce, all’interno della cooperativa, il Percorso di Innovazione Strategica (PIS), avviato nel 2026.
Tre obiettivi, non uno
Il PIS non è un piano di sviluppo ordinario che parte da un’analisi di mercato. Parte da una domanda più radicale: che cosa potrebbe essere la nostra cooperativa, e il welfare locale nel suo insieme, se lo guardassimo con occhi nuovi?
Da qui derivano tre obiettivi che il percorso affronta in parallelo. Il primo è l’innovazione radicale: individuare bisogni della comunità che non trovano risposta né nel Pubblico né nel privato sociale, e costruire servizi genuinamente nuovi. Il secondo è l’innovazione incrementale: migliorare in profondità i servizi esistenti, ripensando l’esperienza di chi li riceve, di chi li eroga e di chi li finanzia. Il terzo è un obiettivo organizzativo: fare del percorso stesso un’occasione di apprendimento collettivo, capace di lasciare in eredità una cultura interna dell’innovazione.
A questi si aggiunge un’ambizione più ampia: riposizionare la cooperativa come attrice proattiva del welfare locale, capace di portare proposta — non solo risposta — nel dialogo con le istituzioni.
La scommessa: l’intelligenza collettiva
La scelta di metodo più significativa non riguarda gli strumenti, ma i soggetti coinvolti. NuovaRicercaAgenziaRES ha deciso di non affidarsi principalmente a consulenti esterni, ma di scommettere sull’intelligenza collettiva dei suoi quasi 300 soci e socie.
Ogni giorno, nei servizi e nelle comunità in cui operano, queste persone accumulano una conoscenza ricca e contestuale: conoscono i bisogni reali, le contraddizioni del sistema, le innovazioni che già avvengono “sotto il radar” senza essere riconosciute come tali. Il PIS è prima di tutto un dispositivo per rendere visibile e utilizzabile questo sapere diffuso.
Questo non significa chiudere la cooperativa in sé stessa. Il percorso prevede il coinvolgimento di beneficiari e beneficiarie, famiglie, referenti della pubblica amministrazione e, soprattutto, degli “interpreti”: persone provenienti da mondi lontani dal welfare — designer, imprenditori, artisti, ricercatori — chiamate non a fornire soluzioni, ma a restituire sguardi capaci di mettere in discussione ciò che diamo per scontato.
Il percorso è stato avviato con una delibera del Consiglio di Amministrazione che ha destinato risorse significative a un investimento dai risultati dichiaratamente incerti: un’incertezza comunicata con chiarezza a tutta la cooperativa fin dall’inizio di questa avventura.
Dalla mappatura alle prime attività
Il PIS si sviluppa in tre fasi, per una durata complessiva di 6-8 mesi.
In questo momento la cooperativa è nella prima fase, di Mappatura e Decostruzione: costruire la base di conoscenza su cui lavorare in seguito, attraverso workshop interni tra i coordinatori e le coordinatrici delle diverse aree, interviste etnografiche con utenti e famiglie, laboratori narrativi con operatori e operatrici, e i “Circoli di Cambiamento Radicale”, in cui gruppi misti di soci e interpreti esterni esplorano insieme temi come il significato dei servizi, i modelli di business e le nuove tecnologie.
Le fasi successive — Generazione e Prototipazione, poi Validazione e Decisione — trasformeranno questo materiale in proposte concrete, sottoposte al confronto con beneficiari, pubblica amministrazione e assemblee interne. Racconteremo con più dettaglio gli esiti quando il percorso avrà prodotto risultati da condividere.
Le ricadute per la cooperativa
Il PIS, come detto, è un processo dai risultati incerti e la cooperativa lo ha dichiarato fin dall’inizio: non si può garantire che ciò che ne uscirà sarà davvero innovativo o immediatamente implementabile. Ma si può già osservare che il percorso stesso, indipendentemente dagli esiti, produce effetti importanti.
Il primo è l’apprendimento: chi partecipa a workshop, circoli e laboratori sviluppa competenze nuove — imprenditoriali, analitiche, relazionali — ed esce con una comprensione più ricca dei servizi e del contesto in cui opera. Il secondo è la modificazione organizzativa: ogni attività produce, come effetto collaterale, indicazioni di miglioramento dei processi interni e fa emergere buone pratiche già esistenti ma non riconosciute. Il terzo è l’attivazione e la partecipazione: il percorso coinvolge parti della cooperativa che raramente avevano avuto spazi di protagonismo strategico, dagli operatori e dalle operatrici di front-line alle figure di coordinamento intermedio.
C’è infine un effetto reputazionale: portare avanti un percorso di questo tipo, con trasparenza e rigore metodologico, può cambiare la posizione della cooperativa nel panorama del welfare locale: da fornitrice di prestazioni ad attrice capace di portare proposta, non solo risposta, nella costruzione delle politiche di welfare del territorio.