secondo welfare

La città trentina sta sperimentando un nuovo modo di costruire le politiche giovanili, basato su ascolto, partecipazione e collaborazione tra giovani e istituzioni. In questo articolo un po' di riflessioni che possono offrire spunti utili a chi vuole rendere le comunità più aperte e inclusive.
Può essere la chiave per la costruzione di nuove infrastrutture civiche e benessere comunitario. Ma occorre riflettere sulla tensione tra missione e compliance per delineare vere traiettorie strategiche necessarie all'innovazione culturale dei sistemi di welfare locale.
Ha provato a misurarlo un’indagine di Fondazione Paideia e Doxa, presentata a Torino a fine settembre nell’ambito del Festival di Paideia. Scoprendo - tra le altre cose - che l'impatto sulle donne è molto più significativo che sugli uomini.
Percorsi di Secondo Welfare insieme a Nomisma ha realizzato un documento in 10 punti per affrontare la desertificazione commerciale dei territori. Uno strumento che propone un quadro concettuale condiviso con un approccio sociale e orientato alle comunità.
La Fondazione Ufficio Pio promuove nove borse di studio che adottando un modello di secondo welfare “di sistema” intendono accompagnare giovani meritevoli nei propri percorsi di studi. Un approccio che utilizza in maniera innovativa i lasciti testamentari e ridefinisce il concetto di merito, con l’obiettivo di accompagnare passo dopo passo le persone che ne beneficeranno.
Una revisione sistematica della letteratura sul contributo del Terzo Settore nel contrasto alla povertà ci restituisce un contributo rilevante di innovazione e prossimità, in particolare grazie a volontarie e volontari. Dinamiche positive che però portano con sé anche alcuni rischi.
Sviluppato nei Comuni piemontesi di Collegno, Grugliasco e Rivoli, questo progetto valorizza le risorse del territorio rafforzando reti di prossimità già esistenti, facilitando l’accesso ai servizi socio-sanitari e promuovendo forme di cura comunitaria. Un esempio di come coprogettazione e governance multilivello possano produrre impatti concreti sulla vita quotidiana promuovendo inclusione sociale e partecipazione.
Laddove mancano scuole, trasporti e opportunità culturali si generano circoli viziosi che ingigantiscono i divari tra persone e territori. Ma non si tratta di una condanna senza appello. In diverse zone del Paese la nascita di imprese di comunità sta permettendo di rispondere “dal basso” ai bisogni sociali apparentemente insormontabili.
Non lezioni frontali ma conversazioni tra pari che favoriscano l'inclusione. Così Fondazione Ufficio Pio trasforma l’apprendimento della lingua italiana in un’esperienza di incontro che crea legami e cambia lo sguardo sulla realtà.
Senza un ripensamento del sistema, spiega Maurizio Ferrera sul Corriere, c’è il rischio che le politiche sociali europee vadano incontro a un crollo. La sfida più difficile oggi riguarda soprattutto quei Paesi meno coesi internamente e culturalmente. Come l'Italia.