secondo welfare

In occasione della presentazione del recente volume dell'Alleanza contro la Povertà è stato possibile discutere di temi importanti per affrontare in maniera più efficace il fenomeno, a partire dal livello locale
Lo sport, sia sul piano professionistico che dilettantistico, continua a riflettere profonde disuguaglianze di genere. Il secondo welfare può emergere come leva chiave per promuovere cambiamento e inclusione per affrontare insicurezza, stereotipi e sotto-rappresentazione. Lo dimostra l’iniziativa “Fuori Rosa” del CSI Milano che si svolgerà nei prossimi giorni.
Molte imprese, anche grazie alla collaborazione con organizzazioni della società civile, sono impegnate per offrire soluzioni aggiuntive ai neo-genitori. La creazione di reti (a partire dagli asili) e le interlocuzioni col Pubblico stanno permettendo di strutturare diverse iniziative interessanti.
Come ripota il IX Rapporto Censis-Eudaimon, imprese e lavoratori conoscono e apprezzano sempre di più le possibilità offerte dal welfare in azienda. Le misure economiche come i fringe benefit continuano però a prevalere sui servizi, mettendo in secondo piano la logica “sociale”.
Questa realtà che offre servizi di prossimità a persone fragili ha sviluppato un sistema di monitoraggio strutturato per leggere più consapevolmente ciò che accade all’interno dei suoi servizi, orientando le proprie scelte strategiche sulla base di informazioni che per lungo tempo non ha preso in considerazione. Pur radicata in un contesto specifico, questa dinamica permette una riflessione che riguarda l’intero Terzo Settore.
A quali condizioni funzionano come risorsa? E quando invece rischiano di diventare un vincolo? Per rispondere, Maurizio Busacca propone un confronto tra due casi sviluppati in Trentino e Veneto, entrambi fondati sulla logica della rete ma collocati in contesti istituzionali e organizzativi molto diversi.
Si tratta di 28 progettualità sviluppate da diversi attori locali che sono state mappate da Veneto Welfare e Anci Veneto con il supporto di Percorsi di Secondo Welfare. Ora potranno ispirare altre realtà che sono chiamate a fare innovazione, in particolare attraverso azioni in rete.
È una domanda che periodicamente riemerge. In effetti fare l’assistente sociale o l’educatore professionale non è facilissimo: grandi responsabilità, retribuzioni basse e stagnanti, stigma sociale. Una ricerca ha provato a capire come stanno le cose e come potrebbero migliorare.