povertà

Laddove mancano scuole, trasporti e opportunità culturali si generano circoli viziosi che ingigantiscono i divari tra persone e territori. Ma non si tratta di una condanna senza appello. In diverse zone del Paese la nascita di imprese di comunità sta permettendo di rispondere “dal basso” ai bisogni sociali apparentemente insormontabili.
Nascere a Milano o a Palermo, in una famiglia colta o con basso reddito, maschio o femmina: il destino socioeconomico di una persona in Italia nel 2025 è ancora fortemente condizionato da questi fattori di partenza. Dalla mobilità intergenerazionale bloccata ai divari territoriali e di genere nel lavoro, nel nostro Paese la mappa delle opportunità tutt’altro che uniforme.
Il rapporto dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas Diocesana restituisce un quadro preoccupante fatto di solitudini profonde e complessità crescenti, legate sempre più spesso a problemi abitativi. Dati e storie su cui riflettere, per provare a cambiare le cose.
Tre decenni di riforme severe delle pensioni e misure più generose per la famiglia e contro la povertà hanno parzialmente ridotto alcuni squilibri. Rimangono però evidenti criticità. Se ne parla su Politiche Sociali/Social Policies 3/2024.
Una ricerca di CBM Italia l’ha studiato per la prima volta con riferimento al nostro Paese. Applicando specifici indicatori, l'analisi certifica la difficile situazione economica delle famiglie in cui ci sono persone con disabilità.
Monica Palladino, Carlo Cafiero e Roberto Sensi, membri del team del progetto di ricerca DisPARI, approfondiscono le dimensioni sociali, culturali ed emotive della povertà alimentare nei Paesi ad alto reddito, tra definizioni, indicatori e implicazioni per le politiche pubbliche.