Nell’ambito della salute mentale, quando un percorso di cura si interrompe la spiegazione più immediata è spesso individuale: la persona “non ha tenuto”, la famiglia “non ha retto”, il progetto “non ha funzionato”. Ma cosa accade se leggiamo queste interruzioni come segnali di criticità sistemiche dei servizi di welfare? A partire dall’esperienza del Budget di Salute a Bologna (già approfondita in un precedente articolo), di seguito si esplora il valore dell’esperienza vissuta come ponte tra istituzioni e cittadini e come cantiere di apprendimento collettivo per una progettualità di welfare più democratica.

Welfare territoriale e salute mentale

Quando un percorso terapeutico si interrompe, spesso sono ritenute responsabili la persona coinvolta o la sua famiglia: si parla di scarsa compliance al progetto terapeutico o di fragilità individuale. Più raramente si guarda alle condizioni sistemiche e strutturali che rendono fragile un progetto di cura. Le interruzioni riflettono spesso difficoltà più ampie del welfare territoriale, in particolare la discontinuità tra ospedale, servizi territoriali, lavoro e abitare (Starace, 2024).

Le crisi individuali possono essere lette anche come indicatori della qualità del sistema dei servizi. Quando manca una reale integrazione tra i diversi attori coinvolti, la responsabilità tende infatti a disperdersi tra livelli istituzionali differenti (Ranci e Pavolini 2015). La necessità di gestire efficacemente questa rete ha portato alla creazione del Progetto Terapeutico-Riabilitativo Individualizzato (PTRI). Si tratta del dispositivo clinico-progettuale attraverso cui l’équipe multiprofessionale, insieme alla persona e alla rete sociale di riferimento, definisce obiettivi, interventi e responsabilità del percorso di cura e di riabilitazione nelle diverse dimensioni del progetto di vita.

Nel contesto del PTRI, il Budget di Salute costituisce lo strumento organizzativo finalizzato a raggiungere gli obiettivi previsti, mobilitando in modo coordinato risorse sanitarie, sociali, economiche e comunitarie. Vediamo come.

Il potenziale del Budget di Salute 

Questo dispositivo pubblico-territoriale che integra risorse sanitarie, sociali e comunitarie per sostenere un progetto di vita personalizzato, costruito con la persona e non sulla persona, spostando il baricentro dalla prestazione su di essa come soggetto di diritti, desideri e scelte possibili. In questa prospettiva il BdS non è una somma di interventi, ma un processo che accompagna traiettorie di vita complesse e non lineari, fatte di avanzamenti, pause e regressioni.

In questo quadro, il  BdS  quindi la condizione attuativa del PTRI, permettendo di tradurre il progetto terapeutico-riabilitativo in interventi concreti orientati alla recovery, all’inclusione sociale e alla costruzione di traiettorie di autonomia situata (Starace, 2024). Il dispositivo rende infatti visibili le discontinuità strutturali del welfare e costringe le istituzioni a confrontarsi con i propri limiti organizzativi. Le interruzioni dei percorsi diventano materiale conoscitivo: non anomalie da rimuovere, ma segnali che interrogano l’assetto complessivo del sistema (Starace, 2024).

Budget di Salute: strumento di welfare territoriale per una qualità democratica della cura

Nei percorsi di BdS la responsabilità si configura come condivisa, situata e strutturalmente asimmetrica. È condivisa perché nessun attore può sottrarsi alla corresponsabilità dei processi; è situata perché cambia nelle diverse fasi del progetto; è asimmetrica per distribuire in modo equo le responsabilità decisionali.

Esperti per Esperienza e continuità dei percorsi

Nel caso di Bologna, il BdS ha funzionato come dispositivo di emersione di queste criticità. L’estensione di questo strumento a diversi ambiti – salute mentale adulta, neuropsichiatria infantile, dipendenze, REMS – ha mostrato come la continuità dei percorsi dipenda da un intenso lavoro invisibile di coordinamento, mediazione e adattamento (Negrogno & Zani, 2024; Trono et al., 2025). Senza figure dedicate all’accompagnamento e senza spazi reali di coprogettazione, il rischio è che il progetto si interrompa proprio nei passaggi più delicati.

In questo quadro assume un rilievo particolare la figura degli Esperti per Esperienza (ESP) o Esperti in Supporto tra Pari. Si tratta di persone che hanno attraversato direttamente percorsi di sofferenza psichica e di cura e che, attraverso specifici percorsi formativi e processi di riconoscimento istituzionale, mettono a disposizione dei servizi e delle comunità il proprio sapere esperienziale come risorsa relazionale e professionale. La loro presenza si colloca all’interno dello sviluppo dei modelli di salute mentale orientati alla recovery, nei quali la persona non è considerata soltanto destinataria di interventi terapeutici, ma soggetto attivo nella costruzione del proprio progetto di vita e nei processi di cura. In questi modelli il valore del peer support è riconosciuto dalla letteratura internazionale (Repper & Carter, 2011; Slade et al., 2014).

Il supporto tra pari contribuisce a rafforzare processi di empowerment, speranza e partecipazione, facilitando la continuità dei percorsi e la mediazione tra i linguaggi istituzionali – tecnici e amministrativi –, e quelli delle biografie personali, segnati da informalità, discontinuità e vulnerabilità (Bellamy et al., 2017; Byrne et al., 2021).

La salute è anzitutto un bene relazionale

Nel contesto italiano, la valorizzazione del sapere esperienziale si inserisce nel più ampio processo di trasformazione della psichiatria pubblica avviato con la riforma basagliana e con lo sviluppo dei servizi territoriali di salute mentale (Basaglia, 1981). L’approccio recovery-oriented, progressivamente affermatosi anche nelle politiche pubbliche, promuove modelli di cura centrati sulla persona, sulla qualità della vita e sull’inclusione sociale, riconoscendo la partecipazione attiva degli utenti come componente strutturale dei processi terapeutici e riabilitativi (Starace, 2024). In tale quadro, gli ESP, oltre a mediare tra saperi professionali e saperi biografici, contribuiscono a ridurre le asimmetrie di potere tra professionisti e utenti dei servizi, rafforzando agency, riconoscimento reciproco e continuità dei percorsi. Il loro contributo è prezioso nelle pratiche di coprogettazione dei PTRI.

Dal punto di vista istituzionale, pur in assenza di un pieno inquadramento normativo nazionale della figura, il ruolo degli ESP è progressivamente riconosciuto attraverso sperimentazioni regionali, percorsi formativi dedicati e reti associative come l’Associazione Italiana Persone Esperte in Supporto tra Pari (AIPESP). La loro presenza trova inoltre coerenza con i principi di riorganizzazione dell’assistenza territoriale promossi dal DM 77/2022, che rafforza i modelli di sanità di comunità e l’integrazione sociosanitaria, nonché con le strategie di sviluppo della sanità territoriale previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). In diversi contesti regionali gli ESP sono progressivamente coinvolti nei dispositivi di presa in carico territoriale e nei progetti personalizzati di comunità, tra cui il Budget di Salute, contribuendo a sostenere la continuità dei percorsi, l’engagement nei servizi e la costruzione di traiettorie di autonomia situata (Starace, 2024).

Portatori di un sapere situato, costruito dall’attraversamento diretto della fragilità, gli ESP costituiscono nell’ambito del BdS non solo supporto tra pari, ma una infrastruttura relazionale del dispositivo, ove le istituzioni stesse sono chiamate a educarsi all’incertezza e alla necessità di mediazioni continue.

Esperti per Esperienza e welfare territoriale bolognese

A Bologna, l’introduzione delle figure di supporto tra pari si inserisce in una strategia più ampia di Budget di Salute orientata alla coprogettazione con il Terzo Settore e alla costruzione di reti territoriali (Città Metropolitana di Bologna, 2019).

In questa prospettiva, lavoro e socialità non rappresentano esiti finali del percorso di cura, ma dispositivi pedagogici centrali. In linea con l’approccio delle capabilities, la salute mentale non può essere separata dalle condizioni materiali e relazionali che rendono esercitabile la cittadinanza (Sen, 1999; Nussbaum, 2011).

Il BdS, come già spiegato in altra occasione, apre così uno spazio politico e pedagogico decisivo: quello in cui l’esperienza diventa ponte tra cittadini e istituzioni, cantiere permanente di apprendimento e leva per una progettualità di welfare più democratica. Non offre soluzioni semplici, ma invita i territori ad abitare collettivamente le proprie fragilità, trasformandole in alleanza tra cura, lavoro e cittadinanza.

 

Per approfondire

  • AIPESP – Associazione Italiana Persone Esperte in Supporto tra Pari (2025). Linee guida per la formazione degli Esperti in Supporto fra Pari, https://aipesp.it/sites/default/files/2025-12/FORMAZIONE%20ESP%20Linee%20Guida%20AIPESP_rev5.pdf, url consultato l’8 febbraio 2026.
  • Basaglia, F. (1981). Scritti, Torino, Einaudi.
  • Bellamy, C., Schmutte, T., Davidson, L., & Mollica, R. (2017). Peer support among persons with severe mental illnesses: A review of evidence and experience. World Psychiatry, 16(1), 1–10.
  • Città Metropolitana di Bologna (2019). Linee di Indirizzo metropolitane per la progettazione individuale con la metodologia Budget di Salute in UVM. https://minguzzi.cittametropolitana.bo.it/Engine/RAServeFile.php/f/01-Linee_di_IndirizzoMetro_Budget_di_salute_CTSSM_21.5.2019.pdf, url consultato l’8 febbraio 2026
  • Negrogno, L., & Zani, B. (2024). L’applicazione del Budget di Salute a Bologna: razionalizzazione o creatività? Welforum.it.
  • Nussbaum, M. C. (2011). Creating capabilities: The human development approach. Harvard University Press.
  • Ranci, C., & Pavolini, E. (2015). Le politiche del welfare, Bologna, Il Mulino.
  • Repper, J., & Carter, T. (2011). A review of the literature on peer support in mental health services. Journal of Mental Health, 20(4), 392–411.
  • Sen, A. (1999). Development as freedom, Oxford University Press.
  • Slade, M., Amering, M., Farkas, M., Hamilton, B., O’Hagan, M., Panther, G., Perkins, R., Shepherd, G., Tse, S., & Whitley, R. (2014). Uses and abuses of recovery: Implementing recovery-oriented practices in mental health systems, in World Psychiatry, 13(1), 12–20.
  • Starace, F. (2024). Il Budget di Salute come strumento per l’integrazione sociosanitaria. Prospettive Sociali e Sanitarie, Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.
  • Trono, V., Covili, M., Negrogno, L., Tabuso, A., Lucchi, F., & Zani, B. (2025). Il Budget di Salute a Bologna. https://www.welforum.it/il-budget-di-salute-a-bologna/ (url consultato l’8 febbraio 2026)
Foto di copertina: Tiago Bandeira, Unsplash.com