PRIMO WELFARE /
La nuova "Legge per il libro" può essere uno stimolo anche per il secondo welfare
Il provvedimento, tra le altre cose, investirà sulla dimensione locale e in particolare sulle librerie capaci di offrire servizi innovativi dedicati alle comunità
06 febbraio 2020

Il 5 febbraio è arrivato il sì definitivo del Senato alla legge per la promozione e il sostegno alla lettura. Il provvedimento, rinominato "Legge per il libro", prevede l'istituzione di un Fondo gestito dal Centro per il Libro e la Lettura con una dotazione di 4.350.000 euro annui a decorrere dal 2020. 

Come evidenziato dall'Agenzia ANSA e da altri contributi (come questo pubblicato per Il Messaggero), la normativa prevede misure specifiche per sostenere le attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri, la promozione di "patti locali per la lettura" (cioè progetti e iniziative per la promozione della lettura), l'istituzione di una "capitale italiana del libro" e l'introduzione di una "carta della cultura" dal valore di 100 euro che consentirà ai nuclei familiari svantaggiati di acquistare libri in formato cartaceo o digitale.

È inoltre previsto un fondo di 1.000.000 di euro per il sostegno e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche; attraverso tali risorse saranno anche avviate attività di formazione per il personale degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Sarà poi introdotto un albo per le librerie di qualità dedicato alle realtà che esercitano in modo prevalente l'attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell'offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale a favore di territori e comunità.

Queste ultime previsioni della Legge di paiono particolamente interessati perché orientate a valorizzare il ruolo di biblioteche in un'ottica di secondo welfare. Nell'ultimo periodo il nostro Laboratorio ha infatti iniziato ad occuparsi di iniziative che riguardano la cultura - nel senso più ampio del termine - e che si stanno dimostrando in grado di generare condizioni di reale benessere, autonomia ed equità, ad esempio attraverso un migliore accesso a informazione e saperi, il superamento del divario digitale, il contrasto all’analfabetismo funzionale, la diffusione di opportunità culturali, l'aggiornamento delle conoscenze e occasioni di coesione sociale. Su questo fronte abbiamo iniziato ad occuparci, ad esempio, del ruolo delle biblioteche nello sviluppo di quello che abbiamo iniziato a identificare come "welfare socio-culturale".


Per maggiori informazioni in merito al potenziale ruolo delle librerie e delle biblioteche nell'ambito del welfare

 


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