Il Piano casa europeo è arrivato. Quello italiano ancora no.

Il Governo ha annunciato da tempo un provvedimento per affrontare la crisi abitativa.

Lo scorso agosto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di stare lavorando a un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia”1. A gennaio ha ribadito che il provvedimento era in “dirittura d’arrivo” e che l’obiettivo è “mettere a disposizione 100.000 nuovi appartamenti, case a prezzi calmierati ragionevolmente nei prossimi 10 anni”.

Ad oggi, però, non è stato presentato ancora nulla.

Eppure, il piano europeo e quello italiano potrebbero avere diversi elementi di contatto, a cominciare dal punto critico dei finanziamenti. E quindi è utile capire a che punto siamo nel nostro Paese, quali temi sono in discussione e quali potrebbero essere le parti del provvedimento più importanti per il nostro sistema di welfare.

Un punto della situazione per orientarsi e capire insieme cosa osservare nei prossimi mesi, quando il piano italiano verrà finalmente svelato e, soprattutto, nei prossimi anni, quando dovrebbe essere messo in pratica.

Tre direzioni di intervento

Le ultime dichiarazioni ufficiali da parte di esponenti del Governo sul Piano Casa sono quelle di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Parlando alla Camera a fine febbraio, Salvini ha indicato tre direzioni di intervento.

La prima riguarda le case popolari. Il ministro ha spiegato che è in via di definizione “uno strumento finanziario d’urgenza dedicato alla manutenzione straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica”. L’obiettivo, per Salvini, è “aprire i cantieri già in questo 2026 con 1 miliardo e 200 milioni di euro per recuperare circa 60mila alloggi attualmente inutilizzabili per carenze manutentive”. Il provvedimento, che sembrava dovesse essere presentato a inizio marzo, è slittato ulteriormente.

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Non è chiaro nemmeno quando partirà la “sperimentazione di modelli innovativi di edilizia residenziale e sociale” per il quale Salvini ha ricordato che l’ultima Legge di bilancio ha stanziato un miliardo di euro. Questa pare essere la seconda direzione che vuole seguire il Governo.

La terza, infine, riguarda la cosiddetta fascia grigia. Il vicepresidente del Consiglio, infatti, ha parlato anche di “un programma integrato di interventi” dedicato a quelle famiglie che “non sono abbastanza indigenti per essere in graduatoria per le case popolari, ma non sono abbastanza benestanti, ad esempio, per accedere all’acquisto o all’affitto in una città come la mia Milano”. Per questi nuclei, una soluzione potrebbe essere il rent to buy: “invece di pagare l’affitto, vai a scalare quello che stai pagando per andare a riscattare al termine come proprietà il tuo immobile”, ha spiegato Salvini.

Anche qui, però, non si hanno ancora né tempi né cifre precisi.

Quanti miliardi?

Una cifra complessiva per l’intero Piano casa, qualche settimana prima, l’aveva data un altro ministro, il titolare di Affari europei, PNRR e Politiche di coesione, Tommaso Foti. La dotazione complessiva, ha dichiarato a fine febbraio, “può superare gli 8 miliardi, fermo restando tutti gli interventi che potranno esserci di natura privata”.

Non è chiaro, quindi, quale sarà la quota pubblica di investimenti.
PNRR e politica europea di coesione, però, avranno certamente un ruolo.

Anzi, il Piano nazionale di ripresa e resilienza un ruolo già ce l’ha, da tempo. Il PNRR, infatti, ha finanziato con il 2,8 miliardi di euro il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA). L’obiettivo, entro giugno di quest’anno, è la realizzazione di oltre 10.000 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale e la riqualificazione di 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici in tutta Italia.

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Dalla revisione di medio termine della politica europea di coesione, invece, arriveranno risorse aggiuntive per l’housing, a livello nazionale e regionale.

Nel processo che, a metà del ciclo settennale di bilancio UE, offre la possibilità di riorientare alcuni dei fondi europei verso nuove priorità, l’Italia dovrebbe aver colto questa occasione per un totale di quasi 3 miliardi di euro. Lo riportava a dicembre sempre Il Sole 24 Ore e, nelle prossime settimane, sono attese da Bruxelles le conferme ufficiali di queste cifre che, in particolare, riguardano il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e il Fondo Sociale Europeo Plus.

Infine, ulteriori risorse europee dvorebbero arrivare anche dal Fondo sociale per il clima: ben 3,2 miliardi per la riqualificazione energetica degli edifici di proprietà pubblica (ERP) nelle classi energetiche più basse.

Cosa tenere d’occhio

Nell’attesa che i fondamentali economici del Piano vengano chiariti e presentati, le dichiarazioni fatte fin qui da esponenti del Governo contengono anche alcuni elementi che hanno attirato l’attenzione del nostro laboratorio.

La prima è l’attenzione per giovani e famiglie, le categorie più esposte alla crisi abitativa, con ripercussioni anche sui percorsi di autonomia e riproduttivi. Più esponenti del Governo hanno spiegato che la soluzione per questi gruppi sarebbe quella del rent to buy, vedremo con che esiti.

Pare esserci una certa attenzione anche per gli anziani. “Il Piano promuove nuovi modelli abitativi, come co-housing, senior housing, mixité e soluzioni intergenerazionali, pensati per adattarsi ai cambiamenti sociali e alle esigenze emergenti”, ha scritto in una risposta a un’interpellanza parlamentare Tullio Ferrante, sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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Il suo breve testo contiene anche altri passaggi interessanti per il secondo welfare. Tra questi, vi sono un fondo da 20 milioni di euro istituito quest’anno per “i genitori separati che non hanno la casa familiare ma hanno figli a carico” e l’annunciata “riforma delle Aziende Casa (come ALER in Lombardia, o ATER nel Lazio, ndr), che dovranno diventare strutture più autonome e operative, in grado di collaborare anche con il Terzo Settore”. 

Infine, scrive ancora Ferrante, il Governo vuole spingere i “partenariati pubblico-privati, superando l’idea che l’edilizia sociale debba poggiare esclusivamente sulla spesa pubblica. Le risorse statali diventano così uno strumento per attrarre investimenti aggiuntivi e ampliare la capacità di intervento”. Quest’ultimo aspetto è uno dei meno chiari e più criticati, soprattutto per il coinvolgimento di Mario Abbadessa, ex manager di Hines, una delle maggiori società immobiliari al mondo.

In attesa…

Per capire meglio quale sarà il contributo di Abbadessa e quale sarà il reale ruolo dei privati, però, bisogna aspettare ancora. Le domande inevase in merito al Piano Casa rimangono numerose e delle risposte adeguate si potranno avere solo quando il Governo presenterà finalmente il provvedimento.

Nell’attesa, che il conflitto in Medio Oriente potrebbe allungare ulteriormente, quello che faremo a Percorsi di Secondo Welfare è monitorare i temi di cui abbiamo parlato in questo primo articolo. E verificare se alle dichiarazioni dell’Esecutivo seguiranno azioni concrete, capaci di incidere sul welfare italiano.

Note

  1. https://www.youtube.com/watch?v=tS0HvlpGBhU
Foto di copertina: Seongho Jang, Unsplash.com