La Catalogna ha attraversato una trasformazione significativa nel proprio approccio alla violenza nelle relazioni di coppia e, più in generale, alla violenza di genere. Partendo da eccezionali progressi precedenti, le riforme del 2020 hanno ampliato la definizione istituzionale di violenza, rafforzato gli obblighi di due diligence e consolidato un sistema di protezione comprensivo e intersezionale.
Come ricostruito nell’articolo Intimate Partner Violence and Gender Mainstreaming in Catalonia (2020–2025): A Multilevel Policy Approach, pubblicato su Politiche Sociali/Social Policies (1/2026), il cui focus è interamente dedicato alle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, questi cambiamenti risultano strettamente intrecciati con le dinamiche della governance multilivello che caratterizzano il policymaking regionale e con innovazioni locali come quelle sviluppate a Santa Coloma de Gramenet, comune dell’area metropolitana di Barcellona.
Questo Policy Highlight sintetizza i principali risultati dell’analisi, basata su fonti documentali, dati statistici e conversazioni con attori chiave de La CIBA, il polo femminista della città. La traiettoria catalana è rilevante perché mostra a quali condizioni i quadri politici regionali e locali possano consolidarsi e crescere di scala, in un momento in cui le politiche di parità di genere affrontano una rinnovata opposizione ideologica su più livelli di governo.
Rafforzare un approccio comprensivo e intersezionale alla violenza nelle relazioni di coppia
Il debole coordinamento intergovernativo e le asimmetrie di competenze spiegano le risposte disomogenee delle Regioni spagnole (Comunità Autonome) alla violenza nelle relazioni di coppia.
La Catalogna dipende dal Ministero della giustizia centrale, ma controlla servizi sociali, sicurezza pubblica e polizia regionale. Negli ultimi vent’anni, la Regione ha consolidato un impianto istituzionale femminista che considera la violenza di genere un fenomeno strutturale e multidimensionale, da affrontare con risposte coordinate, trasversali e intersezionali. Questo approccio è pienamente coerente con il gender mainstreaming, definito dalle Nazioni Unite come integrazione sistematica della prospettiva di genere in tutte le politiche e i processi istituzionali.
Un passaggio decisivo si è registrato nel 2020, quando la legislazione regionale è stata riformata: la modifica della legge 5/2008 tramite la legge 17/2020 ha ampliato la definizione di violenza includendo forme istituzionali, vicaria (violenza contro terzi per colpire la donna), economica, lavorativa, digitale e comunitaria, rafforzando la coerenza con gli standard ONU ed europei e consolidando il principio di due diligence.
Tra il 2020 e il 2025, diversi strumenti hanno reso operativo il nuovo quadro normativo: il Protocollo Quadro per l’Intervento con Due Diligence (2022), il Modello di Assistenza Sanitaria per le Donne e i Circuiti Territoriali di Cura (2021). La creazione del Ministero per l’Uguaglianza e i Femminismi (2021) ha ulteriormente rafforzato questa architettura.
Questi risultati sono frutto di decenni di attivismo femminista e di un percorso di apprendimento istituzionale. Consolidando le basi del gender mainstreaming già poste negli anni Ottanta, con particolare attenzione ai consigli delle donne articolati su più livelli. Dal 2010, ogni proposta normativa deve essere sottoposta a una valutazione d’impatto di genere: negli ultimi dieci anni ne sono state condotte quasi 3.000, un livello che l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere ha riconosciuto come esempio di solidità giuridica e stabilità metodologica. Tuttavia, persistono competenze di genere disomogenee tra i dipartimenti, evidenziando il divario tra procedure formali e capacità tecnica di applicarle efficacemente.
Santa Coloma de Gramenet: la governance femminista locale come motore di innovazione
Il caso di Santa Coloma de Gramenet mostra come la governance femminista municipale possa dare forma concreta ai quadri regionali. In una città con una lunga tradizione di attivismo femminile, il Comune ha adottato il primo Piano per le Pari Opportunità nel 1993 e ha istituito un Assessorato dedicato nel 1999, poi evoluto nel polo femminista La CIBA, inaugurato nel 2020.
La CIBA rappresenta un’innovazione istituzionale di grande rilevanza: centralizza servizi che altrove restano frammentati, offrendo in un unico luogo risposta all’emergenza, denuncia alla polizia, supporto giuridico, assistenza psicologica e servizi sociali. Otto appartamenti adiacenti, dotati di sensori di protezione, garantiscono un’accoglienza d’emergenza dignitosa per donne e minori.
L’approccio intersezionale è evidente nella varietà dei servizi offerti: supporto a donne migranti, persone LGBTQ+, persone senza dimora e donne con dipendenze, con traduttori anonimi per assicurare l’accessibilità linguistica. Programmi di formazione professionale in competenze digitali, produzione tessile, arti culinarie e media audiovisivi promuovono l’autonomia economica; il Campus CIBA offre spazi di coworking per imprenditrici.
La prevenzione comunitaria è un altro tratto distintivo: la Rete Violeta (2019) coordina oltre 300 esercizi commerciali e attori sociali; la Brigata Violeta coinvolge i giovani; iniziative culturali – radio, memoria storica, laboratori, concerti – rafforzano la consapevolezza collettiva.
Santa Coloma, tra i Comuni più densamente popolati dell’area metropolitana di Barcellona, ha registrato nel 2025 401,9 denunce ogni 100.000 donne, un andamento comune nelle aree industriali non centrali. Tra il 2020 e il 2025, La CIBA ha assistito 3.700 donne e fornito accoglienza d’emergenza a 190 tra donne e minori.
Uno sguardo multilivello: governance, coordinamento e nodi strutturali
L’esperienza catalana mostra come la governance femminista possa avanzare quando basi giuridiche, impegno politico, competenza tecnica e reti attiviste convergono su più livelli di governo. Allo stesso tempo, emergono vincoli strutturali: sottofinanziamento di alcuni servizi, coordinamento disomogeneo, colli di bottiglia giudiziari. Le organizzazioni femministe denunciano attuazioni parziali e unità per la parità sottorganico.
I Comuni affrontano una tensione tra responsabilità assegnate e risorse disponibili, una dinamica osservata anche altrove in Europa. Le esperienze più innovative dipendono dal sostegno politico e finanziario dei livelli superiori. Il caso di Santa Coloma dimostra che i Comuni possono generare effetti dimostrativi quando dispongono di risorse adeguate, maturità istituzionale e leadership femminista.
Tra il 2020 e il 2025, partiti indipendentisti e di centro-sinistra hanno contribuito a rafforzare il legame tra risposta alla violenza nelle relazioni di coppia e gender mainstreaming. La Regione ha affrontato lacune di finanziamento e coordinamento, consolidando un sistema di protezione comprensivo e intersezionale. Tuttavia, la risposta resta condizionata soprattutto a causa del sovraccarico dei servizi sociali e dei tribunali.
| I Policy Highlights di Politiche Sociali/Social Policies Questo articolo sintetizza alcuni degli esiti del lavoro pubblicato sul numero 1/2026 di Politiche Sociali/Social Policies, rivista edita dal Mulino e promossa dalla rete ESPAnet-Italia. Per maggiori dettagli e citazioni: N. Reguero-Jiménez, Intimate Partner Violence and Gender Mainstreaming in Catalonia (2020–2025): A Multilevel Policy Approach, in «Politiche Sociali/Social Policies», 1/2026, pp. 103-130. |