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Lo scorso novembre vi raccontavamo dell’avvio del progetto pilota Uwelfare con cui Fast Forward Foundation ha scelto di avvicinare alla previdenza complementare chi è ancora all’università. L’ente filantropico, fondato nel 2004 da BFF Bank, dal 2022 concentra la propria attività sulla sostenibilità dei sistemi di welfare, con particolare attenzione all’inclusione finanziaria, e in questa direzione va appunto questo progetto, i cui primi risultati sono stati presenti il 5 ottobre a Milano, durante l’incontro “Il Valore del Tempo”, a cui ha partecipato anche Percorsi di Secondo Welfare con Alice Fanelli. Ma andiamo con ordine.

Tre pilastri: sensibilizzare, educare, offrire strumenti

Uwelfare punta a integrare informazione, educazione e strumenti concreti “per accompagnare le persone più giovani dalla conoscenza alla consapevolezza, fino alla scelta”. Il progetto poggia su tre pilastri.

  • sensibilizzazione: attività di comunicazione e divulgazione sui canali digitali più vicini alla quotidianità di chi è più giovane, per rendere il risparmio previdenziale un tema accessibile e rilevante per chi studia.
  • educazione, con seminari di educazione finanziaria e previdenziale in contesti circoscritti come le residenze universitarie, arricchiti da elementi interattivi e di gamification.
  • azioni concrete, in particolare la prima convenzione in Italia pensata per agevolare l’accesso degli studenti e delle studentesse universitari a un fondo pensione aperto, attivata grazie alla collaborazione con Euregio Plus SGR e il fondo PensPlan Profi. Chi aderisce non paga costi di apertura e gestione e può accedere a un meccanismo di cofinanziamento, attribuito sulla base di criteri come la fragilità economica, la partecipazione accademica, il volontariato e il coinvolgimento nelle attività educative.

I primi risultati: dalla formazione all’adesione

Nei mesi scorsi centinaia di giovani hanno preso parte ai seminari e alle attività formative. Nei questionari somministrati durante gli incontri, il 92% dei partecipanti ha dichiarato di voler adottare comportamenti finanziari più consapevoli: un dato che, secondo la Fondazione, conferma l’importanza di raggiungere i giovani con linguaggi e modalità di coinvolgimento capaci di rendere questi temi più vicini.

Il passaggio successivo è stato la scelta previdenziale vera e propria. Più di 130 giovani coinvolti nel programma hanno manifestato interesse per il fondo e sono risultati idonei all’iscrizione; oltre 70 hanno già aperto una posizione previdenziale. In questa fase la Fondazione ha previsto di erogare un contributo aggiuntivo per le prime 100 adesioni del 2026 che rispettino i criteri del regolamento, a integrazione di quanto versato da studenti e studentesse. Secondo le stime di Fast Forward Foundation, ogni euro cofinanziato oggi potrebbe generare circa 3,5 euro di valore previdenziale al momento della pensione.

La sperimentazione mette insieme competenze diverse. Accanto a Euregio Plus SGR per la componente previdenziale, collaborano alle attività Habacus, Bank Station, CampusX e Triadi, che seguono le diverse fasi: dalla certificazione dei requisiti all’educazione e al coinvolgimento di studenti e studentesse, fino alla valutazione d’impatto.

“Il Valore del Tempo”: demografia e nuove generazioni

I risultati, come detto, sono stati condivisi durante l’incontro “Il Valore del Tempo. Sostenibilità demografica e cultura finanziaria per le nuove generazioni”, promosso da Fast Forward Foundation e ospitato a Casa BFF. Il punto di partenza è stata l’analisi delle trasformazioni demografiche proposta da Alessandro Rosina, che ne ha letto le implicazioni per le persone giovani, per la società e per la sostenibilità dei sistemi di welfare.

Presentando Uwelfare, Stefano Fanigliulo, direttore generale di Fast Forward Foundation, ne ha ricostruito le ragioni. Ha spiegato che le trasformazioni demografiche chiedono di ripensare il rapporto tra generazioni e le condizioni che permettono ai giovani di costruire il proprio futuro, a partire dalla previdenza. In questo quadro l’educazione finanziaria è parte integrante di una cittadinanza consapevole, ma servono le condizioni perché la conoscenza si traduca in possibilità concrete di scelta. Da qui l’impostazione del progetto: sperimentare soluzioni, misurarne i risultati e mettere ciò che funziona a disposizione di un sistema più ampio.

Lo stesso filo – il passaggio dalla conoscenza alle opportunità concrete – ha guidato la tavola rotonda che è seguita, con Ulrike Sauerwald di Valore D, William Revello, direttore di Fondazione Ufficio Pio, che ha presentato il progetto Scelte Future (di cui vi abbiamo raccontato qui), e la nostra ricercatrice Alice Fanelli.

Durante il confronto, Fanelli ha riflettuto su alcune evidenze del Terzo Rapporto FAST Ripartenze possibili, realizzato da Percorsi di Secondo Welfare e dedicato ai giovani adulti che sono nelle condizione di NEET, ovvero che non studiano e non lavorano. In particolare, la ricercatrice si è soffermata su ciò che rende un intervento davvero abilitante – a partire dai casi studio analizzati a Torino, Brescia, Ravenna e Catania – che sta nel passaggio dalla prestazione al percorso. Significa, in altre parole, andare a cercare i giovani invece di aspettarli allo sportello, attraverso un adulto di riferimento o un linguaggio in cui riconoscersi e significa mettere prima la relazione, poi la competenza, personalizzare i percorsi tenendo insieme dimensione educativa, sociale e occupazionale, e fare rete.

Guardando alle diverse esperienze presentate nella tavola rotonda, la ricercatrice ha indicato alcune condizioni perché iniziative di questo tipo diventino più efficaci e sistemiche: la continuità, superando la logica dei progetti a termine; una regia pubblica capace di integrare misure pubbliche e private; il coinvolgimento delle imprese come partner, e non solo come destinatarie di incentivi, e della scuola; la valutazione degli esiti, con le fondazioni nel ruolo di laboratori in cui sperimentare nuovi modelli. Perché la posta in gioco, come sottolinea il Rapporto, non è solo ridurre l’incidenza dei NEET, ma rafforzare la capacità dei territori di accompagnare i giovani verso un’autonomia reale e duratura.

I prossimi passi: altri fondi e la prevenzione

Nelle conclusioni, è stato lo stesso Fanigliulo a indicare le prossime tappe del progetto. Uwelfare è pensato come un modello aperto e replicabile: il primo obiettivo è ampliare la sperimentazione coinvolgendo progressivamente altri operatori previdenziali. Parallelamente, la Fondazione sta sviluppando una seconda direttrice dedicata a salute e prevenzione, che applica lo stesso approccio a scelte e comportamenti che incidono sul benessere futuro. Previdenza e prevenzione sono ambiti diversi, accomunati dalla stessa sfida: aiutare le persone a compiere oggi scelte i cui benefici diventeranno pienamente visibili solo nel tempo.

 

 

Foto di copertina: www.fffoundation.eu