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In agosto è uscito per Edward Elgar Publishing il volume collettaneo The Future of European Social Rights and European Social Citizenship. The Role of Power Resources, curato da Maarten Keune, docente di Previdenza sociale e relazioni sindacali presso l’Università di Amsterdam. Il libro esplora le recenti trasformazioni dei diritti sociali e della cittadinanza sociale in Europa alla luce degli sviluppi successivi alla grande crisi finanziaria e alla proclamazione del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali (Peds) nel 2017. La finalità è duplice: da un lato, proporre una nuova concezione teorica dei diritti sociali come risorse di potere; dall’altro, portare una riflessione sul futuro dell’Europa Sociale.

Il volume è il frutto del progetto di ricerca europeo ‘The Future of European Social Citizenship – Eusocialcit’, che ha coinvolto tra il 2020 e il 2024 10 università e istituti di ricerca di 8 Paesi europei – tra cui l’Università degli Studi di Milano con un gruppo di ricerca guidato da Maurizio Ferrera – coordinati dall’Università di Amsterdam.

Percorsi di Secondo Welfare si occupa di Europa Sociale attraverso una serie giornalistica curata da Paolo Riva, che scrive da Bruxelles. Si legge qui.

I diritti sociali come risorse di potere per i cittadini

Il volume propone un’inedita concettualizzazione dei diritti sociali come aggregati di power resources (‘risorse di potere’) che permettono ai cittadini di ottenere ciò a cui hanno diritto. In particolare, il libro identifica tre tipi di power resources: le risorse normative, strumentali e per la tutela dei diritti (enforcement).

Le risorse normative comprendono quegli atti legali che conferiscono determinati diritti a determinate categorie di cittadini. Queste si distinguono in risorse deontiche, che definiscono in astratto i diritti da implementare tramite l’azione legislativa e sono di solito contenute in documenti solenni come le costituzioni o le carte dei diritti, e in risorse legali, che sono atti legali con cui vengono indicati con precisione i diritti, i beneficiari, e le condizioni di accesso.

Le risorse strumentali sono l’insieme di mezzi che rendono concretamente accessibili i diritti di cui sono titolari i cittadini: esse comprendono, ad esempio, gli strumenti con cui i cittadini sono messi a conoscenza dei loro diritti oppure con cui viene semplificato l’accesso ai diritti e alle prestazioni.

Le risorse per la tutela dei diritti, infine, sono quelle che permettono ai cittadini di rivolgersi a un tribunale qualora i propri diritti non vengano rispettati.

Tradizionalmente, la ricerca sul welfare si è concentrata sulle risorse normative e su quelle di tutela dei diritti; la concettualizzazione proposta dal volume si caratterizza per l’attenzione riservata alle risorse strumentali, centrali nell’assicurare l’effettivo godimento dei diritti da parte dei titolari.

Occorre qui ricordare che, in seguito alla globalizzazione e al processo di integrazione europeo, il welfare si è progressivamente sganciato dal suo legame univoco con lo Stato nazionale e, in tale contesto, i diritti sociali sono ormai il frutto dell’interazione di power resources prodotte su differenti livelli – nazionale, europeo, locale. La concezione dei diritti sociali come power resources proposta dal volume consente dunque di apprezzare questi recenti sviluppi della cittadinanza sociale.

Le power resources in azione

Il volume è organizzato in dieci capitoli. Dopo il primo capitolo introduttivo, i capitoli 2 e 4 hanno funzione prevalentemente teorica: il 2 illustra il framework teorico del volume, discutendo dell’evoluzione della cittadinanza sociale e presentando la concezione dei diritti sociali come power resources, mentre il 4 approfondisce il ruolo delle risorse strumentali nel garantire ai cittadini un effettivo accesso ai propri diritti.

Gli altri capitoli applicano l’approccio a casi concreti. Il capitolo 3 analizza in che misura le politiche volte ad attuare il Peds si siano trasformate in power resources per i cittadini europei. I capitoli 5 e 6 osservano come l’interazione tra risorse normative e strumentali contribuisca a rendere accessibili i diritti, analizzando rispettivamente la Direttiva europea relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare del 2019 e il caso dei riders delle delivery platform in Spagna e nei Paesi Bassi. Il capitolo 7 analizza empiricamente come le power resources contribuiscano al godimento dei diritti sociali. Nel capitolo 8 viene discussa la capacità del Peds di contrastare la povertà. Il capitolo 9 è dedicato alle politiche abitative.

Il capitolo 10, infine, discute del rapporto tra opinione pubblica ed Europa sociale, caratterizzato da un diffuso sostegno per l’Europa sociale, accompagnato però da una conoscenza solo limitata del ruolo dell’UE nelle politiche sociali e da un generale scetticismo riguardo al futuro della dimensione sociale europea.

Il futuro dell’Europa Sociale

Il volume si colloca all’interno del dibattito accademico sulla recente ‘svolta sociale’ dell’Unione Europea. Al termine della fase acuta della grande crisi finanziaria e delle conseguenti politiche di austerity, con la proclamazione del Peds nel novembre 2017, l’Unione Europea ha tentato di rilanciare la sua componente sociale.

La letteratura è divisa circa l’interpretazione di questa svolta. Alcuni autori ne hanno sottolineato l’importanza, arrivando a parlare di ‘roaring 20s of Social Europe’ (Kilpatrick, 2023). Gli autori più scettici, invece, parlano di ‘fine’ dell’Europa sociale (Graziano & Hartlapp, 2019): le tematiche sociali sono meno prominenti nell’agenda politica europea, le misure tendono a essere non vincolanti e, con alcune eccezioni, si limitano a rinnovare o ad aggiornare politiche preesistenti.

Il libro assume una posizione intermedia. Pur riconoscendo il ruolo del Peds nel rilanciare diritti e cittadinanza sociale, permangono delle diseguaglianze nell’implementazione dei principi del Pilastro; in particolare, andrebbero rafforzate le politiche di protezione e inclusione sociale, le più efficaci nel contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Inoltre, per quanto il volume dimostri la potenzialità delle politiche a livello europeo nel creare power resources per i cittadini degli Stati Membri, l’ordinamento economico neoliberale – che ha posto sotto pressione i sistemi di welfare nazionali e che è stato rafforzato durante la crisi finanziaria – non è di fatto messo in discussione. Il futuro dell’Europa sociale dipende in definitiva dalla volontà e dalla forza dei suoi promotori, e quindi non può essere dato per scontato.

 


Riferimento

  • Graziano, P., & Hartlapp, M. (2019). The end of social Europe? Understanding EU social policy change. Journal of European Public Policy, 26(10), 1484–1501.
  • Kilpatrick, C. (2023). The Roaring 20s for Social Europe. The European Pillar of Social Rights and burgeoning EU legislation. Transfer: European Review of Labour and Research, 29(2), 203–217.
Foto di copertina: Pedro Inacio, Pexels.com