Quando la filantropia non è solo “erogazione”
Negli ultimi anni il dibattito internazionale sulla filantropia sta attraversando una trasformazione profonda. Sempre più esperienze mettono in discussione un modello tradizionale fondato soprattutto sull’erogazione di risorse vincolate, sul controllo amministrativo e su relazioni verticali tra donor e beneficiari.
Al suo posto emerge una prospettiva più orizzontale e relazionale, spesso definita trust-based philanthropy: un approccio che considera la fiducia non come un rischio da contenere, ma come una condizione utile e necessaria per produrre impatto sociale.
In questo quadro, la partecipazione assume un ruolo centrale: non solo come valore democratico capace di diffondere accesso alle opportunità e redistribuire voce e capacità di incidere sui processi decisionali ai vari attori del territorio, ma come leva concreta di efficacia, trasparenza e accountability reciproca. Dare rilievo alla partecipazione significa ripensare il rapporto tra fondazioni, organizzazioni e corpo sociale in termini di ascolto, co-progettazione, co-valutazione e apprendimento condiviso.
In questo senso, alcune esperienze sviluppate dalla Fondazione Compagnia di San Paolo negli ultimi anni possono essere lette come laboratori concreti di una filantropia più partecipativa e relazionale. Tra queste in particolare il bando SPACE.
Questo articolo è parte del Focus Filantropia e Fiducia, spazio online curato da Secondo Welfare che raccoglie riflessioni, interviste e ricerche sulla filantropia trust-based e sull’impatto che potrebbe avere nel nostro Paese. |
SPACE: quando sostenere i centri culturali e di aggregazione significa rafforzare la partecipazione attiva
Il bando SPACE – Spazi di PArtecipazione al CEntro ha intercettato un ecosistema ancora poco rappresentato e formalizzato ma in forte crescita: realtà ibride per funzioni (dai live club ai rifugi, dai centri giovanili alle bocciofile) nate per iniziativa autonoma, con strutture organizzative leggere ed economie inedite, caratterizzate per la loro vocazione civica capace di intercettare bisogni emergenti e di costruire legami sociali.
Nato nel 2021 nel pieno della crisi pandemica, il bando è stato pensato insieme a soggetti di secondo livello territoriale e agenzie che conoscessero bene dinamiche, punti forza e necessità. SPACE ha quindi sostenuto oltre 100 spazi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta attraverso un contributo triennale e unrestricted, cioè non rigidamente vincolato a singole attività progettuali.
La scelta di accompagnare gli spazi con risorse flessibili e per un triennio ha prodotto effetti che vanno oltre il semplice sostegno economico. Come emerge dalla valutazione del programma, con SPACE i centri hanno rafforzato la capacità di adattarsi velocemente all’incertezza, programmare o investire nel medio periodo e consolidare così il proprio ruolo territoriale.
Il risultato più interessante è che la fiducia ha prodotto capacità strategica.
Dalla rendicontazione al riconoscimento reciproco
Nella letteratura sulla trust-based philanthropy si sottolinea spesso come la fiducia non significhi assenza di accountability, ma trasformazione delle sue forme. La valutazione di SPACE sembra confermare questa idea. La relazione tra Fondazione e spazi non si è limitata a una verifica delle attività svolte, ma ha incluso accompagnamento, costruzione di comunità di pratica, occasioni di confronto continuo e processi di apprendimento condiviso.
Emerge infatti come questo approccio abbia generato effetti rilevanti anche sul piano territoriale. Gli spazi sostenuti hanno rafforzato la propria capacità di fare rete, dialogare con le amministrazioni locali e costruire collaborazioni tra soggetti eterogenei. In molti casi il sostegno della Fondazione ha aumentato la loro credibilità pubblica, migliorando la capacità di advocacy e interlocuzione istituzionale.
La ricerca definisce questi luoghi come “infrastrutture di prossimità capacitanti”: spazi capaci di attivare risorse locali, costruire partecipazione e leggere i bisogni emergenti del tessuto sociale. In questo senso, il contributo più importante di SPACE sembra non sia stato solo il sostegno agli spazi, ma il rafforzamento delle condizioni che rendono possibile la loro azione collettiva.
Una sfida ancora aperta
L’esperienza SPACE suggerisce anche una riflessione più ampia. Se la filantropia vuole davvero evolvere verso modelli più partecipativi e fiduciari, non basta introdurre strumenti innovativi: occorre una trasformazione culturale.
Molte organizzazioni filantropiche restano ancora legate a logiche erogative, orientate al controllo delle attività più che alla costruzione di relazioni di fiducia. Allo stesso tempo, pratiche come il sostegno unrestricted, la co-valutazione o l’accountability reciproca non sono ancora pienamente codificate e diffuse.
Per questo esperienze come SPACE assumono un valore che va oltre il programma in sé. Mostrano che, a determinate condizioni, una filantropia più fiduciaria non è solo auspicabile, ma praticabile. E che, soprattutto nei contesti più fragili o comunque meno strutturati, investire fiducia può generare capacità organizzativa, infrastrutture sociali e partecipazione molto più di quanto riesca a fare un finanziamento vincolato.
In un’epoca segnata da frammentazione sociale, sfiducia istituzionale e indebolimento degli spazi collettivi, forse anche la filantropia è chiamata a interrogarsi su una nuova postura sociale che, da una parte, coinvolga soggetti competenti nella co-progettazione di dispositivi da mettere in campo, e dall’altra contribuisca a creare le condizioni per rendere le organizzazioni realmente capaci di costruire futuro, insieme.
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