Poster autoprodotti nei processi partecipativi: una rapida descrizione
Quando parliamo di poster in ambito partecipativo ci riferiamo a un supporto grafico o a un cartellone “fatto in casa”, un manufatto spesso preparato in modo artigianale, con materiali semplici – fogli di carta da pacchi, scritture manuali ben leggibili, talvolta stampe incollate e rielaborate attraverso sottolineature, linee di connessione e disegni esplicativi.
Il poster può essere considerato un contenitore di proposte, tesi, esperienze, domande, preparato da singole persone o da gruppi in vista di un incontro partecipativo. È uno strumento che presenta e sviluppa un tema entro uno spazio visuale definito:
- rende visibili i soggetti e le organizzazioni coinvolte;
- concentra l’attenzione su alcune questioni focali;
- organizza le idee in una forma leggibile, condivisibile e presentabile;
- funge da base per il confronto, lo scambio, l’approfondimento.
A differenza delle slide – facilmente moltiplicabili e potenzialmente senza limiti – il poster cartaceo prende forma dentro un vincolo spaziale: un solo foglio, uno spazio delimitato, una cornice entro cui selezionare parole, concetti, collegamenti. Questo limite non è un ostacolo, ma un fattore che alimenta la creatività e favorisce l’essenzialità: pochi contenuti ben scelti, scritti in modo da essere leggibili anche a distanza, in grado di rappresentare l’idea di fondo che vuole essere veicolata.
In alcuni casi, la cornice è letterale: l’utilizzo del coperchio di una scatola di cartone di grandi dimensioni permette di creare un bordo fisico intorno ai contenuti, una sorta di bassorilievo che isola il poster dal contesto spaziale e ne aumenta la percepibilità. È un esempio di come materiali poveri possano dare corpo a strumenti di lavoro ricchi di significato e contribuire a rendere interpretabili azioni sociali costruttive.
La fase di preparazione: identificare i focus e costruire il manufatto
Per realizzare poster pensati per alimentare momenti partecipativi, la prima operazione fondamentale è identificare i temi su cui si vuole promuovere il confronto. I focus devono essere sufficientemente definiti, riconoscibili come rilevanti, in grado di far orientare l’elaborazione di idee e contenuti. A partire da questo lavoro preliminare diventa sensato chiedere alle persone invitate – singoli o gruppi – di arrivare all’incontro avendo già sviluppato alcune idee e, soprattutto, avendole organizzate in una forma presentabile su poster. Il compito assegnato deve essere affrontabile, compatibile con il tempo disponibile e con un carico di lavoro sostenibile: il rischio, altrimenti, è di rendere l’impegno eccessivo, con effetti demotivanti.
Per questa ragione risulta utile proporre una struttura semplice del poster, ad esempio:
- un titolo che nomina il tema;
- un sottotitolo che orienta il senso dell’intervento;
- tre o quattro sotto-articolazioni, organizzate in forma di punti o domande guida, che sviluppano la proposta o l’esperienza.
La produzione del poster implica una vera e propria attività di scrittura e composizione visiva: scegliere poche parole chiave, redigere testi leggibili anche a distanza, disporre i contenuti nello spazio in modo coerente, ricorrere, quando utile, alla scrittura manuale grafica, alla stampa di immagini o di elementi grafici da incollare e rielaborare a mano. L’uso di un grande foglio di carta da pacchi, utilizzabile intero o ripartito verticalmente, consente di creare una sorta di “tela” su cui collocare i contenuti. Lo sforzo di selezionare pochi elementi e di rappresentarli in modo chiaro diventa già un primo passo di riflessione e distillazione delle idee. Questa fase preparatoria non è un semplice preambolo tecnico: è già lavoro di partecipazione. Chi costruisce il poster inizia a confrontarsi con il tema, a prendere parola, a trasformare pensieri in enunciati condivisibili. Il manufatto che verrà esposto nell’incontro è il risultato di questo processo ideativo preliminare.
Durante l’incontro: la galleria delle presenze e il paniere delle idee
Una volta prodotti, i poster entrano in azione nei momenti partecipativi veri e propri. Un primo utilizzo è per presentare le organizzazioni e le persone presenti. Allestire una sorta di “galleria delle presenze” (fisica o virtuale) permette di riconoscere a colpo d’occhio chi partecipa, rendere visibili collocazioni e ambiti di intervento, collegare i volti alle esperienze, ai progetti, alle questioni che ciascuno ha preparato come contributo all’incontro partecipato.
In questo modo, il poster funziona come biglietto da visita esteso: non solo dice chi è presente, ma mostra come viene letto il tema, quali priorità sono state date ad alcuni aspetti, quali elementi sono stati rilevanti da essere portati all’attenzione delle persone convenute.
Grazie alla presenza nel poster di parole chiave, brevi testi, domande è possibile effettuare anche letture trasversali e comparative: confrontare come gruppi diversi hanno affrontato la stessa domanda, individuare convergenze e divergenze, riconoscere rimandi e risonanze tra poster differenti.
In questo modo, i poster diventano strumenti utilizzabili per riaggregare i gruppi di lavoro sulla base dei contenuti espressi, strutturare sottogruppi di confronto a partire da affinità o differenze, utilizzare la presentazione dei poster come momento di apertura nei lavori di sottogruppo. I contenuti, le idee e le riflessioni raccolte nei poster si trasformano in un vero e proprio paniere di materiali condivisi. A partire da questo paniere si innestano discussioni, scambi di esperienze, esplorazioni collettive. Il poster, in questa fase, ha una doppia funzione:
- di posizionamento: consente di dare voce a chi è presente;
- di innesco: rende visibili le caratteristiche dei soggetti coinvolti e di innescare, sostenere e alimentare la discussione, il confronto, il dialogo tra le persone partecipanti.
Non si tratta dunque di un semplice supporto statico ma di un oggetto pratico e simbolico che contribuisce a organizzare le interazioni, a far circolare la parola, a riconoscere e valorizzare i diversi contributi.
Dopo l’incontro: dai poster alla restituzione condivisa
I poster non esauriscono la loro funzione con la chiusura dei lavori di gruppo o della plenaria nel contesto delle attività partecipative. Una terza fase di utilizzo riguarda la restituzione e la documentazione. È possibile infatti riprendere i contenuti dei poster, collegarli a quanto emerso nei lavori di gruppo, integrare le riflessioni scaturite in plenaria, organizzarli in un documento di restituzione. Un documento che può avere diversi significati e funzioni: rendere visibili gli esiti del percorso anche a chi non era presente, lasciare traccia in termini di contenuti, indicazioni, piste di lavoro, offrire una base per ulteriori approfondimenti, elaborazioni e sviluppi futuri, valorizzare il tempo e l’energia investiti nel percorso partecipativo (Maino, 2023).
Una volta trasformato in report, i materiali estratti dai poster – intrecciati con il lavoro di gruppo e con le discussioni plenarie – possono essere nuovamente rielaborati per mettere a fuoco temi e nuclei da approfondire, identificare indirizzi, indicazioni operative e priorità, individuare possibili prospettive di evoluzione condivise. In questo senso, il poster alimenta un ciclo partecipativo completo che va dalla preparazione a più mani, all’uso animativo, alla documentazione sino alla condivisione. Un ciclo che collega la fase ideativa precedente all’incontro, alla fase interattiva del confronto e alla fase successiva di sistematizzazione e rilancio.
Alcune indicazioni operativeLa creazione di un poster mirato a rendere visibile un contributo e ad alimentare il dialogo mira a catturare l’attenzione, a facilitare la comprensione e a coinvolgere. Titolo accattivante e leggibile da lontano. Il titolo deve essere abbastanza grande da essere visto a distanza e deve suscitare curiosità, spingendo chi legge ad avvicinarsi. Impatto visivo. Servendosi di materiali semplici devono essere messi in primo piano nuclei informativi brevi accompagnati da immagini, disegni o pochi dati essenziali. I contenuti devono essere chiari e di immediata fruizione. Messaggio focalizzato e conciso. Il poster deve evidenziare un messaggio principale e alcune, poche, sotto articolazioni con l’obiettivo di mettere in risalto i punti chiave che si vogliono veicolare. Testo ridotto all’essenziale. Vanno evitati i blocchi di testo, percepiti come difficili da leggere. Le frasi devono essere brevi, come brevi devono essere gli elenchi puntati. Struttura argomentativa e di lettura esplicita. La disposizione dei contenuti deve guidare l’attenzione di chi legge. Per questo è opportuno stabilire un percorso di lettura (usando ad esempio numeri o lettere) e gerarchia visiva dei contenuti marcando gli elementi più importanti e quelli secondari. Grafica e colore devono facilitare la lettura. I colori devono guidare la comprensione e vanno scelti per facilitare la lettura. Meglio usare pochi colori contrastanti per marcare contenuti e gerarchia, e tenere conto di chi ha difficoltà di riconoscimento. Lasciare margini e spazi. Evitare la saturazione dello spazio consente di far emergere i contenuti, non confonde e non affatica la lettura, facilita l’identificazione dei contenuti. Invitare all’interazione. Si possono inserire inviti all’azione, in particolare ad approfondire singole parti o a interagire con chi ha prodotto il poster introducendo contatti o un QR. Linguaggio easy-to-read. Le indicazioni per scrivere in forma easy-to-read sono utili e consentono di migliorare la leggibilità e la chiarezza in ogni genere di scrittura. |
Punti di forza e limiti dello strumento poster
Il poster si presenta come uno strumento relativamente poco impegnativo in termini di risorse materiali e competenze tecniche richieste per predisporlo: non sono necessarie tecnologie sofisticate, può essere costruito con materiali semplici, può essere riprodotto o fotografato per successive condivisioni. Ci sono però alcuni aspetti da tenere presenti.
- Il tempo come possibile punto debole. La preparazione del poster richiede tempo per identificare e concordare i focus, per elaborare i contenuti, per dar forma a un manufatto leggibile e capace di catturare l’attenzione. Anche la presentazione di numerosi poster in una stessa sessione può risultare impegnativa, un po’ come accade con una carrellata di slide troppo dense. Per mitigare questo rischio, è possibile organizzare sotto-presentazioni in piccoli gruppi, distribuire le esposizioni in momenti diversi del percorso, alternare la lettura autonoma dei poster con momenti di sintesi condivisa, lasciare i poster appesi a disposizione della libera fruizione delle persone che prendono parte agli eventi partecipati.
- Un dispositivo iconico che favorisce la partecipazione. Il principale punto di forza del poster risiede nella sua capacità di favorire la partecipazione. Preparare un poster significa: essere stati invitati a contribuire in anticipo; aver avuto l’occasione di mettere per iscritto, selezionare, organizzare; arrivare all’incontro con un contenuto già pronto per essere condiviso. Tutto ciò facilita il coinvolgimento attivo dei partecipanti, la condivisione di esperienze e punti di vista, la trasformazione dei materiali predisposti in componenti di un report complessivo, che raccoglie sia quanto preparato prima, sia quanto è scaturito dall’incontro stesso. In questo senso, i poster possono essere annoverati tra gli strumenti utili per animare la partecipazione: non si limitano a “decorare” un ambiente, ma concorrono a creare condizioni favorevoli per il pensare insieme, lo scambio e l’elaborazione collettiva, a motivare il senso dell’incontro (Mannheim, 2001).
Considerazioni aperte
L’uso dei poster nei processi partecipativi mostra come un oggetto semplice, artigianale, possa essere utile in modi diversi: nel preparare il confronto, sollecitando una riflessione da parte dei partecipanti volta a raccogliere idee e a strutturare contributi; contribuendo ad animare l’incontro, rendendo visibili presenze, temi, proposte e attivando la discussione; nel documentare e condividere contenuti, offrendo materiale ordinato per report e restituzioni successive.
Il vincolo spaziale del poster (Istat, 2021) – un solo foglio, uno spazio definito, un supporto materiale – induce a cercare essenzialità e chiarezza, selezionando ciò che davvero merita di essere portato all’attenzione e al confronto. I tempi e le energie richieste per la preparazione non sono impegnativi e il ritorno in termini di coinvolgimento, visibilità dei contenuti e possibilità di riuso del materiale prodotto compensa l’impegno richiesto.
Come piattaforme e lavagne online che ampliano le possibilità di lavoro collaborativo, così il poster cartaceo – o il suo equivalente digitale – è un dispositivo accessibile nella sua semplicità. Un manufatto che sostiene l’attivazione, mette in circolo idee, aiuta a non disperdere contenuti che un gruppo, un’organizzazione, una comunità elaborano per disporsi e facilitare l’incontro e il dialogo in contesti partecipativi.
| Questo contributo è parte del Focus tematico Collaborare e partecipare, che presenta idee, esperienze e proposte per riflettere sui temi della collaborazione e della partecipazione per facilitare cooperazione e coinvolgimento. Curato da Pares, il Focus è aperto a policy maker, community maker, agenti di sviluppo, imprenditori, attivisti e consulenti che vogliono condividere strumenti e apprendimenti, a partire da casi concreti. Qui sono consultabili tutti i contenuti del Focus. |
Per approfondire
- Inclusion Europe (2021), Information for all: European standards for making information easy to read and understand, 06 ottobre 2021.
- Istat (2021), Linee guida per la realizzazione dei poster scientifici, Quattordicesima Conferenza nazionale di Statistica 30 novembre – 1 dicembre 2021.
- Maino G. (2022), Canvas nella formazione: uno strumento per coinvolgere, Percorsi di Secondo Welfare, 12 gennaio 2022.
- Maino G. (2023), La scrittura nella facilitazione delle comunità di pratica, Percorsi di Secondo Welfare, 23 marzo 2023.
- Mannheim B. (2001), “Iconicità/Iconicity”, in Duranti A. (a cura di), Culture e discorso. Un lessico per le scienze umane, Meltemi, pp. 143-148.
- Rabbi N. (2020), Scrivere facile non è difficile. L’efficacia della scrittura easy-to-read, Edizioni La Meridiana.