Non più territori da assistere, ma luoghi che producono un nuovo modello di sviluppo. È questa l’idea alla base del Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo, il primo in Italia ispirato al modello del social business di Muhammad Yunus, l’economista bangladese fondatore della Grameen Bank (il “banchiere dei poveri” cui è legato lo sviluppo del microcredito moderno) e Premio Nobel per la Pace 2006. Il 16 luglio Yunus era a Napoli, nella sede di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, per la firma dell’accordo tra lo Yunus Center di Dhaka e le prime quattro imprese sociali di Napoli, Palermo e Potenza, promosse da organizzazioni del Terzo Settore attive da anni nella rigenerazione urbana delle tre città .
Il principio di fondo è quella di un’impresa che usa gli strumenti del mercato senza distribuire utili: in breve gli investitori recuperano il capitale, mentre i profitti restano nell’impresa per generare lavoro, servizi e formazione. Nei fatti si tratta di un cambio di rotta rispetto alle politiche fondate su bonus, trasferimenti e bandi.
Il programma operativo prevede, tra il 2027 e il 2029, 14 nuove imprese sociali, promosse soprattutto da giovani, donne e persone fragili. A Napoli nasceranno manifattura del cioccolato gestita da giovani con disabilità , un servizio di sanità di prossimità con telemedicina, una sartoria sociale affidata a donne immigrate; a Potenza si punterà su imprese nate dal programma Housing First, oltre a un Repair Café e una Comunità Energetica Rinnovabile; a Palermo si prevede lo sviluppo di imprese educative e sociali, un centro cottura e una lavanderia industriale. Le iniziative, pur sviluppandosi su territori diversi, lavoreranno insieme condividendo metodi, competenze, strumenti e formazione continua. FOQUS sarà l’hub metodologico della rete, mettendo a disposizione oltre 12 anni di lavoro nell’ex Istituto Montecalvario, oggi un ecosistema di scuole, servizi e imprese sociali che oggi occupa circa 660 persone.
L’accordo prevede anche il distacco di due esperti dello Yunus Center e un Social Business Fund internazionale per l’imprenditoria giovanile e femminile. L’obiettivo, spiegano i promotori, è che le tre città non si aiutino a vicenda, ma imparino l’una dall’altra.