Italia

Come ripota il IX Rapporto Censis-Eudaimon, imprese e lavoratori conoscono e apprezzano sempre di più le possibilità offerte dal welfare in azienda. Le misure economiche come i fringe benefit continuano però a prevalere sui servizi, mettendo in secondo piano la logica “sociale”.
Questa realtà che offre servizi di prossimità a persone fragili ha sviluppato un sistema di monitoraggio strutturato per leggere più consapevolmente ciò che accade all’interno dei suoi servizi, orientando le proprie scelte strategiche sulla base di informazioni che per lungo tempo non ha preso in considerazione. Pur radicata in un contesto specifico, questa dinamica permette una riflessione che riguarda l’intero Terzo Settore.
A quali condizioni funzionano come risorsa? E quando invece rischiano di diventare un vincolo? Per rispondere, Maurizio Busacca propone un confronto tra due casi sviluppati in Trentino e Veneto, entrambi fondati sulla logica della rete ma collocati in contesti istituzionali e organizzativi molto diversi.
Si tratta di 28 progettualità sviluppate da diversi attori locali che sono state mappate da Veneto Welfare e Anci Veneto con il supporto di Percorsi di Secondo Welfare. Ora potranno ispirare altre realtà che sono chiamate a fare innovazione, in particolare attraverso azioni in rete.
Il Governo ha introdotto diverse modifiche dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, necessario per ottenere molte prestazioni sociali. Cosa riguarda, chi ne beneficia e in che direzione si sta evolvendo? Facciamo il punto.
Guardare a quanto accade a livello internazionale può essere utile per evidenziare gli interventi che servirebbero a creare setting di cura al di fuori degli ospedali. Nonostante alcune sperimentazioni, come i Centri di Assistenza Urgenza dell’Emilia Romagna, il nostro Paese appare ancora in difficoltà nel rispondere alla nuova domanda di salute emersa nel post-Covid.
Nel confronto sul DDL immigrazione riemerge una questione strutturale: la tutela volontaria dei minori stranieri non accompagnati non è una misura emergenziale, ma un dispositivo di secondo welfare che rafforza continuità educativa, autonomia e coesione sociale
Tutti gli indicatori mostrano una convergenza verso il basso, in cui l’Italia risulta uno dei Paesi con l’andamento più negativo. Per la demografa Alessandra Minello, questa situazione è il risultato di dinamiche anche culturali che riguardano ormai tutto il Vecchio Continente, e non solo.
Dietro le percentuali e gli indicatori ufficiali ci sono scelte forzate, rinunce e fragilità. Leggere i dati in modo più vicino alle esperienze concrete aiuta a capire cosa significa davvero essere poveri oggi in Italia.
Secondo i dati di Confindustria e Cisl, il welfare aziendale è ormai una pratica stabile in un numero significativo di organizzazioni. Solo le aziende più grandi tendono però a svilupparla attraverso la contrattazione, mentre le micro e piccole imprese preferiscono non coinvolgere i sindacati. Ma questo, spesso, incide sulla qualità dei servizi offerti a chi lavora.