SINDACATI /
Dalla contrattazione regionale un fondo di welfare integrativo per gli artigiani
08 marzo 2012

Lo scorso 15 febbraio è stato firmato l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil della Lombardia e Confartigianato, Cna, Casartigiani e Claai per il rinnovo dei contratti regionali dell'artigianato in Lombardia, un settore che interessa 210.000 lavoratori dipendenti. Le singole categorie provvederanno nei prossimi mesi a stipulare gli accordi per comparto merceologico, che avranno valore fino alla fine del 2014, adottando le direttive contenute in quello regionale.

Diverse le innovazioni introdotte, specie se si considera la non facile situazione economica: più flessibilità degli orari, l’istituzione di una “banca ore” per i dipendenti e soprattutto la costituzione di un fondo per l’erogazione di prestazioni di welfare integrativo, finanziato con un versamento a carico delle imprese di 60 euro annue per dipendente e aperto all’adesione degli stessi datori di lavoro e dei loro collaboratori.
Un superamento delle “barriere storiche” tra impresa e lavoro che, secondo Gigi Petteni, segretario generale di CISL Lombardia, rappresenta un importante passo sulla via del decentramento della contrattazione. Petteni ha ribadito nuovamente la necessità di sostenere la contrattazione decentrata lo scorso 29 febbraio, durante l’incontro con Nino Baseotto e Walter Galbusera, segretari generali di CGIL Lombardia e UIL Lombardia, organizzato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede milanese della CISL.

Con l’aiuto di Roberto Benaglia, segretario regionale CISL Lombardia, abbiamo cercato di individuare gli aspetti innovativi dell’accordo, e di coglierne la grande importanza all’interno delle relazioni industriali.

Perché si tratta di un risultato importante?
Iniziamo a dire che in Lombardia i contratti del settore erano fermi da 12 anni. Si tratta per noi di un settore “complesso”, costituito da micro-imprese sotto i 15 dipendenti, spesso a carattere familiare, in cui è difficile avere rappresentanza diretta. Caratterizzato però da una radicata tradizione contrattuale e di bilateralità.

“Tradizione di bilateralità”: a cosa si riferisce?
A differenza della grande impresa, in cui il welfare passa necessariamente attraverso politiche aziendali o relazioni da costruire, nel mondo dell’artigianato esistono, in Lombardia ad esempio già da vent’anni, enti bilaterali. Strutture co-partecipate da rappresentanti delle imprese e sindacali in cui, sulla base di una sorta di mutualità, si gestiscono “provvidenze” a sostegno di azienda e lavoratori. Contributi che, tradizionalmente dedicati alla tutela della disoccupazione prima dell’introduzione degli ammortizzatori in deroga, testimoniano quella “cultura della bilateralità”.

Cosa succederà adesso?
Le linee guida espresse dall’accordo, studiate d’intesa con le parti datoriali, verranno recepite all’interno dei contratti regionali di categoria. Alcune disposizioni lasciano più libertà alle singole categorie, ma l’importanza dell’accordo consiste nella spinta stessa a concludere il contratto: è importante uniformare il settore per evitare che alcune categorie più “sensibili” abbiano il contratto, mentre altre rimangano senza. Dal punto di vista normativo i contratti vincolanti sono quelli stipulati a livello di settore, ma contiamo che vengano conclusi nell’arco dei prossimi mesi.

Quali sono i contenuti innovativi?
Sotto l’aspetto del welfare, la novità è certamente la costituzione, dal 1 gennaio 2013, di un fondo mutualistico di welfare integrativo a carattere regionale. Il fondo verrà alimentato da versamenti obbligatori, pari a 5 euro al mese per ogni dipendente, da parte di tutte le imprese.

Perché si parla di aumento della flessibilità degli orari? Si tratta di una sorta di “scambio”?
Esattamente. In una fase di crisi economica, che nel mondo dell’artigianato si sta facendo sentire in maniera drammatica, ci è sembrato giusto fornire un incentivo anche alle imprese dando la possibilità di aumentare la percentuale di flessibilità prevista dai contratti nazionali. Senza contare che si tratta più che altro di regolare una flessibilità che nella maggior parte delle piccole imprese già si pratica da tempo. Abbiamo anche introdotto la novità della “banca ore”: ciò che prima era un diritto individuale del lavoratore diventerà il risultato di un accordo con l’azienda, e potrà essere usato nei momenti di calo produttivo per non ricorrere subito alla cassa integrazione.

E il premio di produttività come funzionerà?
Si tratta per la prima volta nel settore artigiano di un premio variabile, legato alla produttività.
I contratti regionali conclusi in precedenza hanno sempre previsto premi fissi, mentre ora i contratti di categoria definiranno i parametri più adatti all’interno di un “paniere” concordato tra le parti.
Il negoziato che ha portato a questo risultato è durato sei mesi, ed è stato a tratti complicato. Ora mi aspetto che il resto si definisca in tempi brevi.

Come funzionerà il fondo?
Da qui a fine settembre una commissione di lavoro composta dalle parti ne definirà la struttura operativa, insieme con i dettagli più tecnici e di natura fiscale, nonché le prestazioni che verranno erogate. L’accordo è volutamente generico, per darci la possibilità di compiere valutazioni attente e condivise, che evitino inutili duplicazioni. Per fare un esempio: i contratti nazionali del settore dell’artigianato hanno stabilito l’istituzione di un fondo analogo al nostro, ma di carattere essenzialmente sanitario. Il fondo sarà alimentato con un contributo aziendale pari all’1% della retribuzione, quindi circa 10,40 euro al mese. Proprio in vista della partenza di questo fondo, ci è sembrato più opportuno riservarci di definire le prestazioni dopo aver constatato quali saranno coperte e quali invece rimarranno escluse.

Il fondo sanitario nazionale prevede invece un contributo a carico del dipendente?
La questione è stata discussa. La mia organizzazione, e io personalmente, saremmo stati favorevoli perché crediamo che avrebbe favorito il coinvolgimento diretto e la responsabilizzazione dei lavoratori. Un contributo anche minimo può farli sentire parte attiva del sistema, anziché percepire il beneficio come “calato dall’alto”, senza contare che avrebbe aumentato le disponibilità del fondo consentendo prestazioni superiori. Ma su questo la CGIL ha una visione diversa.

Il fondo regionale avrà quindi carattere prevalentemente sanitario?
No, abbiamo parlato anche dell’erogazione di prestazioni sociali. Ci sono altri bisogni da soddisfare: proporrò la regolazione e l’integrazione di tutele sociali e contrattuali, come ad esempio i contributi alle lavoratrici in maternità facoltativa o nei casi di malattie lunghe. Si pensi poi a un contributo per permessi retribuiti in caso di necessità di assentarsi per visite mediche o day hospital, che nelle piccole imprese può costituire un problema.

Perché si è deciso di estendere il fondo ai datori di lavoro?
Questo è a mio parere uno degli aspetti più innovativi. La maggior parte dei fondi, come quello che partirà a livello nazionale e il Fondo Est per il commercio, sono riservati esclusivamente ai dipendenti. Per questo abbiamo previsto che anche il datore di lavoro e i suoi collaboratori, che sono spesso familiari, possano decidere di iscriversi con modalità volontaristiche, se ad esempio non sono coperti da una propria polizza assicurativa. E’ un tentativo di superare una contrapposizione culturale che spesso nelle imprese artigiane non è così sentita. Si pensi ad esempio a una carrozzeria, in cui lavorano dipendenti e figli del proprietario. Il contributo per i soli dipendenti sarà visto solamente come costo contrattuale aggiuntivo, mentre l’estensione della possibilità di aderire costituirà una tutela aggiuntiva condivisa da tutti.
Già lo scorso anno abbiamo proposto a ELBA, Ente Bilaterale Lombardo dell’Artigianato, l’erogazione di un contributo per i costi di asilo nido sostenuti da donne separate, e abbiamo accettato che venisse esteso anche alle titolari. E’ importante ricordare che si tratta di persone con partite iva e lavoro autonomo, che non hanno grandi tutele di welfare pubblico.

Come si possono tutelare anche i contratti non-standard?
Questo è un problema che ci siamo posti, e che vogliamo affrontare. Intendiamo chiedere che il lavoratore sia coperto per i due anni successivi alla fine del suo rapporto di lavoro. Si tratta di una riduzione delle prestazioni per chi ha una relazione di lavoro stabile a fronte dell’estensione della copertura anche a chi si potrebbe trovare in una situazione di difficoltà data dalla perdita del lavoro.

Quando inizierà a operare il fondo?
Metteremo in campo delle prime provvidenze sperimentali già nel 2013, per iniziare, dopo una necessaria fase di accumulo, a fornire prestazioni a pieno regime nel 2014.

Come comunicherete la novità ai lavoratori?
La comunicazione in questo settore è molto importante, perché non può avvenire con un’assemblea in azienda, come accade nelle grandi imprese. Abbiamo pensato che un buon modo per arrivare ai lavoratori potrebbe essere una comunicazione scritta congiunta, inserita in busta paga, che comunichi gli opportuni riferimenti per usufruire delle prestazioni.

Come è coinvolta la Regione Lombardia?
La Regione Lombardia ha concluso una convenzione con le parti ed ELBA per l’istituzione di un osservatorio dedicato allo studio del settore e delle diverse categorie merceologiche.
Il Progetto di legge Sviluppo appena approvato dalla Regione conferma inoltre l’impegno a sostenere la contrattazione di secondo livello e, su nostra iniziativa, ha inserito in bozza un riferimento a progetti di welfare aziendale. Nostro proposito per il futuro è coinvolgere la Regione in un percorso condiviso, per la definizione di forme di welfare che siano integrative e coordinate con quelle messe in campo dall’amministrazione regionale. Siamo poi contenti dell’apertura della Regione al sostegno della contrattazione di secondo livello, e vogliamo capire come intenda farlo.
Vogliamo trasformare la disponibilità data dalla Regione in un vero e proprio progetto per la risoluzione di problemi concreti, magari definendo insieme agevolazioni economiche e fiscali.
Stiamo anche ragionando con la Regione riguardo alla possibilità di riproporre i voucher di conciliazione (iniziativa della Regione Lombardia attuata dalla società Edenred). Proporremo però che l’assegnazione sia condizionata all’accettazione di un nuovo posto di lavoro. Un aiuto nella gestione di problematiche quotidiane come la cura dei figli o i costi degli spostamenti può essere cruciale rispetto alla scelta di un lavoratore in cassa integrazione di lavorare più lontano da casa, o con orari diversi.

Che prospettive vede per lo sviluppo dei sistemi di welfare territoriale?
Le prospettive sono buone, in diversi territori, come ad esempio a Como, Varese e Bergamo. In diverse province lombarde, sindacati e associazioni datoriali stanno iniziando ad affrontare i temi del welfare e dell’aggregazione delle PMI per dare risposta alle necessità del territorio.
 

Riferimenti

La notizia sul sito di Cisl Lombardia

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