La Commissione europea ha presentato l’Affordable Housing Act, il tassello operativo del Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili varato a dicembre 2025. Si compone di due parti: una proposta di regolamento, che fissa quando e a quali condizioni le autorità possono limitare gli usi non residenziali degli immobili, e una raccomandazione dedicata all’aumento dell’offerta abitativa.
Per il regolamento, un territorio è classificabile come area sotto stress abitativo quando il prezzo di un’abitazione di dimensioni medie equivale ad almeno otto anni di reddito disponibile pro capite, il rapporto è cresciuto nell’ultimo decennio e le dinamiche di popolazione, domanda e offerta non lasciano prevedere un miglioramento nei tre anni successivi. Se in un quartiere, in un Comune o in un’area metropolitana è in questa condizione, le autorità potranno introdurre restrizioni su affitti brevi, seconde case e immobili lasciati vuoti, a patto che siano documentate, necessarie, proporzionate e di durata non superiore a cinque anni. Resta esclusa in ogni caso l’abitazione principale di chi affitta.
L’altra gamba del pacchetto riconosce che le restrizioni da sole non bastano: la raccomandazione invita gli enti a recuperare il patrimonio inutilizzato, riconvertire edifici non residenziali, semplificare pianificazione e permessi e concentrare gli sforzi in Housing Acceleration Plans orientati all’edilizia sociale e accessibile.
Il testo passa ora all’esame di Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea, che dovranno trovare un accordo perché le misure vengano approvate. I lavori verranno seguiti da vicino anche in Italia, dove il Governo, dopo mesi di attesa, ha finalmente lanciato il suo Piano Casa.