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Una proposta di legge bipartisan per istituire il voucher universale per i servizi alla persona. E’ quella che è stata presentata l’11 giugno in conferenza stampa presso la Camera dei Deputati dai suoi firmatari – i senatori Giorgio Santini (PD) e Federica Chiavaroli (NCD), i deputati Carlo dell’Aringa (PD), Laura Ravetto (Forza Italia), Edoardo Patriarca (PD) – e dal direttore del Censis Giuseppe Roma. Frutto di oltre un anno di lavoro promosso dall’Istituto Sturzo, la proposta di legge potrebbe essere recepita dal Governo all’interno del disegno di legge sul Terzo settore la cui presentazione – una volte terminate le consultazione pubbliche attualmente in corso – è prevista per fine giugno. Una buona notizia per l’Italia, dove, come ha ricordato Maurizio Ferrera ieri sul Corriere della Sera, mancano circa un milione di posti di lavoro nel settore dei servizi alle famiglie. Pensati sulla falsa riga dei Chèques emploi service universel (Cesu) francesi, i voucher per i servizi porrebbero l’Italia al passo con l’Europa, innescando un circolo virtuoso fatto di creazione di posti di lavoro nei servizi, emersione del lavoro nero, aumento dell’occupazione (in particolare femminile) e crescita del Pil. Secondo una ricerca del Censis, il sistema a regime avrebbe un costo di circa 3,6 miliardi di euro che si riduce a 1,9 miliardi tenuto conto dei benefici diretti (emersione del lavoro irregolare, nuova occupazione e minor impiego dell’Aspi) e a 700mila euro se si considerano quelli indiretti (occupazione in altri settori, gettito Iva su consumi familiari, imposte su utili d’impresa).

 

Ma come dovrebbero funzionare esattamente i voucher nelle intenzioni dei suoi promotori? I buoni-chèques potranno essere utilizzati da tutti coloro che hanno esigenze di cura per pagare soggetti fisici (baby-sitter, badanti, colf) e non (asili nido, centri per anziani, ma anche associazioni del terzo settore accreditati ecc.) che erogano servizi di cura rivolti a bambini, anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Lavoratori e organizzazioni che forniscono i servizi potranno poi riscuotere i voucher presso gli istituti bancari convenzionati.

 

I voucher potranno essere di tre diverse tipologie, che corrispondono ai tre “pilastri” su cui si basa il sistema: voucher per famiglie e individui che li “acquistano” online per pagare i servizi di cura; voucher forniti dalle imprese ai propri dipendenti nell’ambito delle proprie politiche di welfare aziendale (e che potranno essere totalmente finanziati dalle imprese o co-finanziati dai lavoratori); voucher erogati dagli enti locali nell’ambito delle proprie politiche di welfare pubblico a favore di persone bisognose e di persone svantaggiate o con esigenze di conciliazione.

 

La chiave di successo per il funzionamento dei voucher è costituita dal costo per gli utenti che deve essere pari o inferiore a quello praticato nel mercato nero: per non aver rispettato questa regola, il voucher introdotto nel 2007 dall’Austria è infatti fallito. Per tenere bassi i costi per le famiglie ed evitare il flop austriaco lo strumento individuato dai promotori della proposta di legge è quello della defiscalizzazione. La proposta di legge tiene infatti conto che in Italia il costo del lavoro per un operatore familiare assunto regolarmente è superiore di circa un terzo a quello assunto in nero, perché alla retribuzione netta occorre aggiungere la tredicesima, i contributi sociali, il Tfr e le ferie. Per questo motivo, nella proposta di legge è contenuta una detrazione fiscale pari al 33% degli oneri sostenuti dal contribuente. Un altro punto molto importante è la facilità nell’”acquisto” dei voucher da parte delle famiglie: l’articolo 11 della proposta prevede la costituzione presso l’Inps di un sistema telematico per la gestione dei voucher che consentirà, proprio come succede in Francia, di effettuare tutte le operazioni online, dall’acquisto dei chèque al pagamento dei contributi sociali.

 

Le premesse sono buone. Ora tocca alla politica approvare, implementare e, come raramente succede in Italia, valutare l’impatto di uno strumento prezioso che consentirebbe di promuovere la conciliazione vita-lavoro e il lavoro delle donne.

 

Riferimenti

Il testo della proposta

 
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